Published On: Lun, Gen 23rd, 2012

Europa, cause e contesto della crisi


Una scelta forse positiva del decreto liberalizzazioni del governo Monti è quella di permettere ai giovani di aprire una società a responsabilità limitata con un solo euro di capitale, invece dei 18.000 imposti dalla legge. E’ comunque chiaro che in Italia con un euro non si può aprire nulla, visto che un semplice bollo ne costa già 14.
Questi i dati sulla disoccupazione giovanile:

L’Italia ha il record negativo in Europa per la disoccupazione giovanile: sono 1.138.000 gli under 35 senza lavoro. I giovani di età inferiore ai 24 anni hanno poi un tasso di disoccupazione del 29,6 per cento, mentre nell’Europa è del 21%. Tra il 2008 e il 2011, anni di crisi, gli occupati under 35 siano diminuiti di 900.000 unità.

Un’analisi a cura della Fondazione Camis de Fonseca sul quadro politico ed economico dell’Europa.

Ci sono fasi storiche in cui, in un breve lasso di tempo, avvengono cambiamenti radicali. L’ultima di queste fasi si verificò tra il 1989 e il 1991, quando collassò l’impero russo. Contemporaneamente si arrestò il miracolo economico giapponese, fu siglato il trattato di Maastricht e in Cina, durante le proteste di Tienammen, il partito comunista ribadì la propria supremazia sul potere politico del paese.

 Oggi ci troviamo di nuovo in un periodo di cambiamento, iniziato nel 2008. Ecco alcuni eventi significativi:

·      allo stato attuale l’Unione Europea non segue più gli schemi del passato, ma non ha ancora definito il suo nuovo assetto;

·      la Cina sta attraversando una difficile fase sociale ed economica: la sua economia, basata sulle esportazioni, soffre a causa della recessione che ha colpito l’Occidente e dell’inflazione che rischia di rendere i suoi prodotti meno competitivi;

·      il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq ha permesso all’Iran di assumere una posizione di predominante e modificare gli equilibri di potere nella regione.

Quale sarà lo scenario in Europa nel 2012-2013?

La crisi finanziaria europea si stabilizzerà, solo temporaneamente, nel 2012. Ma l’Europa sarà colpita dalla recessione.

 Approfittando della crisi, la Germania – il paese economicamente più forte in Europa – sta cercando di riformare l’assetto dell’eurozona chiedendo maggiore controllo sui bilanci dei singoli stati membri, che invece fanno di tutto per evitarlo – anche perché significherebbe una cessione sostanziale della propria sovranità nazionale. I Tedeschi si trovano in posizione di forza: gli Europei hanno paura, e potrebbero accettare trattati di cui non sono pienamente convinti pur di evitare la catastrofe e salvare la moneta unica. Ma la crisi politica arriverà dopo il 2012. Entro marzo i leader europei dovrebbero firmare un nuovo trattato, il cui iter burocratico proseguirà fino al 2013. I paesi membri dovranno modificare le proprie costituzioni per venire incontro alle esigenze tedesche, ma cerchera! nno di prendere tempo –mesi, se non anni – prima di effettuare le modifiche, perché  potrebbero avere ripercussioni negative sull’opinione pubblica nazionale. 

 Berlino ha dimostrato di poter usare la propria posizione dominante per far cadere governi democraticamente eletti – ad es. in Italia e in Grecia – e sostituirli con commissari europei capaci di soddisfare le richieste tedesche. 

 Alcuni paesi, fra cui Irlanda, Finlandia, Olanda e Spagna, non sembrano pronti ad accettare i diktat tedeschi, e probabilmente si opporranno al nuovo trattato. L’Irlanda già chiede condizioni meno pesanti per il proprio salvataggio, minacciando di indire un referendum per bloccare la ratifica del nuovo trattato in caso di necessità. La legge finlandese richiede una maggioranza dei due terzi del parlamento per introdurre modifiche costituzionali, il che rischia di rallentare il processo di ratifica. Il governo olandese, solitamente filo-europeo, oggi è rappresentato da una debole coalizione cui appartengono anche forze euroscettiche. La Spagna invece è costretta a varare un piano di tagli molto pesanti, che rischia di esacerbare l’opinione pubblica anche a causa dell’alto tasso di disoccupazione e della possibile re! cessione.

 In Europa la crisi ha almeno due aspetti preoccupanti:

1)    i governi europei più indebitati si muovono in modo incerto, aumentando il rischio di default – che potrebbe portare al collasso del sistema europeo;

2)    le banche europee (che detengono la maggior parte del debito pubblico europeo) devono evitare il fallimento, dal momento che aggraverebbe ulteriormente la crisi.

 A dicembre la Banca Centrale Europea ha offerto di immettere 20 miliardi di euro sul mercato internazionale per allentare la pressione sui governi dell’eurozona e di garantire prestiti a lungo termine a un basso tasso di interesse alle banche europee. Il programma della BCE permetterà di acquistare  tre quarti del debito dei governi dell’Eurozona in scadenza nel 2012 e garantirà liquidità alle banche in crisi. Queste misure congiunte dovrebbero evitare il tracollo finanziario nel 2012, ma avranno ripercussioni negative sull’efficienza e sulla competitività europea.

 È probabile che la ratifica di un nuovo trattato porterà due conseguenze negative:

 1)    aumenterà l’ostilità dei paesi dell’eurozona verso la Germania, colpevole di volersi intromettere nei loro affari interni;

2)    le misure di austerità faranno crescere la rabbia popolare nei confronti delle élite al governo nei singoli stati in difficoltà.  

 La turbolenza politica e finanziaria persisterà oltre il 2012, durante la fase di ratifica del nuovo trattato, e non è possibile prevederne gli sviluppi con certezza. È però molto probabile che l’Europa adotterà un nuovo trattato, perché in caso contrario il progetto europeo rischierebbe di arenarsi del tutto.  

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