Published On: Gio, Gen 26th, 2012

Conferenza su strada di Cento Croci, tra Parma e il Tigullio


Il Salotto Letterario Penisola/San Marco, Federica Brugnoli e il Comune di Sestri Levante,
 venerdì alle ore 16.00, presso la Sala Bo di Palazzo Fascie – Corso Colombo 50, presentano

 “La strada di Cento Croci : un viaggio nel tempo tra Emilia e Liguria di Levante”
Incontro col professore Roberto Palumbo

 Il libro viene a colmare una lacuna tra le opere storiche sulla grande viabilità ligure e affronta il tema di una strada ricca di fascino, fortemente voluta a partire dalla seconda metà del Seicento sia dalla Repubblica di Genova che dal Ducato di Parma, ma poi sempre rinviata per una serie di considerazioni commerciali e geostrategiche.
Sarà presente l’autore.

L’asse viario Parma-Tigullio ha sempre avuto una straordinaria importanza storica.

I longobardi nel Tigullio

Nel 568, quando i longobardi entrarono in Italia attraverso un valico sulle alpi Giulie, al comando del re Alboino. Provenienti dalla Svezia, erano scesi in Danimarca da dove si erano diretti verso le pianure della Pannonia (che occupava l’area delle odierne Croazia e Ungheria).

L’Italia era un territorio ancora ricco e appetibile, nonostante la guerra tra Bizantini e Goti che aveva dissanguato la popolazione. I greco-Bizantini governavano le nostre terre ma non avevano più forza per contrastare l’esercito di Alboino. Infatti il vicerè Longino non si mosse nemmeno da Ravenna, così i longobardi nel 569 avevano già conquistato Bergamo, Brescia, Ivrea, Milano (il cui metropolita fuggì a Genova il 3 settembre di quell’anno). Caddero anche Novara, Torino, Verona, Vicenza, e il re Alboino si fregiò del titolo di Signore d’Italia. Intanto i longobardi si diressero a sud. A nord rimanevano sotto il controllo imperiale le zone vicino al mare, dove la flotta di Bisanzio poteva contrastare con efficacia le milizie nemiche: Venezia, con l’Esarcato e la  costa ligure. Lungo la dorsale appenninica nella Riviera di Levante gli eserciti nemici si fronteggiarono per decenni, vennero costruite fortificazioni e si rinforzarono le guarnigioni greche i cui rifornimenti arrivavano dal mare. La situazione era bloccata come sulle trincee della prima guerra mondiale. In particolare i confini segnati militarmente attraversavano lo spartiacque appenninico dal monte Zatta al passo Centocroci fino al Bracco.

Il territorio reca ovunque le tracce di questa lunga ed estenuante guerra di posizione. In tutta l’area del levante vi sono  toponimi e santi greci (Monte Zenone, il quartiere Grecino a Varese ligure) e longobardi (a Riva Trigoso i monti Bardi –da Longobardi– e Pagano -aggettivo che definiva gli ariani Longobardi). Tra Rapallo e Santa Margherita v’è San Michele (santo Longobardo) di Pagana, vi è Bana (da Bahn=strada). A Riva Trigoso v’è Manierta (Erthe in tedesco vuol dire “terra”). 

Nel corso del tempo i gruppi in lotta abbandonarono le armi. I Longobardi discesero le valli verso il mare, insediandosi in zone e frazioni ben delimitate, perché non amavano mischiarsi con i “servi” italiani. Ancora oggi la distribuzione dei cognomi, molti dei quali di origine tedesca, indica una separazione marcata tra le diverse comunità etniche. A Sestri Levante i  Gandolfo –ancor oggi distribuiti allo sbocco della valle del Petronio da dove scesero i Longobardi-, gli Armanino (gli “arimanni” erano i nobili longobardi), i Paganetto o Paganini (si ricordi il musicista, originario di questa zona) concentrati nella zona di Casarza ligure (i Longobardi vennero a lungo qualificati come “pagani”).

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