Published On: Mer, Set 23rd, 2015

750 anni dalla nascita di Dante Alighieri: alcune considerazioni sui destini della lingua

Molte sono le considerazioni da farsi per l’anniversario dei 750 anni dalla nascita di Dante. Dante è il fondatore della lingua nazionale che porta a compimento il lavoro fatto dai poeti siciliani, toscani e di tutto il Paese “dove il sì suona”, creando la letteratura italiana, cioé -di fatto- il senso della nazione, con sei secoli di anticipo sul Risorgimento.
Tralasciamo le considerazioni politiche. Ma comunque, non è mai il caso di drammatizzare: l’Italia è un grande Paese, e il caso Volkswagen dimostra una volta di più che chi si fa bello e si vanta delle propria purezza e superiorità non è mai né puro né superiore. Anzi.
Vale la pena di difendere un patrimonio millenario letterario e linguistico? A molti sembra di sì.
E’ per me spaventoso sentire i telegiornalisti sportivi continuare a ripetere il nome dell’ex capitano dell’Inter, Zanetti, con una pronuncia alla spagnoletta |SANETTI|, mentre è palesemente un cognome italiano che è barbaro storpiare proprio in Italia.
Idem per il nome dell’allenatore della Roma, Garcia, che viene pronunciato |GARCIA’| con l’accento finale sulla A, per far vedere che il “genialista” ha delle nozioni di francese. Ma Garcia è tipicamente un cognome ispanico, ed è ridicolo che in Italia lo si pronunci alla francese. Come se la figlia di Obama si trasferisse in Francia e si sposasse con un francese… Come la chiamerebbero, questi babbioni? E’ chiaro: |OBAMA’|.
Oppure come il tennista russo Rublev, che porta il cognome glorioso di un famoso pittore di icone. Dovrebbe sapere, caro cronista di EUROSPORT, che la EV finale russa di norma si pronuncia IOf, e non come viene scritta). E’ la stessa pronuncia del cognome dell’ex segretario del PCUS Kruscev, quello che sbatte’ le sue scarpe sul tavolo dell’ONU o di Gorbacev.

Conoscere la lingua con la quale si naviga è importante, è un’arte fondamentale (la Comunicazione non è tutto, nel 2000?), che ci serve anche per conoscere le altre lingue. Consiglio ai giornalisti radiotelevisivi: imparate la corretta pronuncia di almeno 10 lingue, o cambiate mestiere.

Sarà un’Accademica della Crusca, nel 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta, a porre la parola fine all’annosa diatriba sui versi 100-103 del XIX canto del Purgatorio: Dante raccontando il suo incontro con Papa Adriano V, dei Conti di Lavagna, si riferisce a Sestri Levante o a Siestri di Neirone quando scrive: ““Intra Siestri e Chiaveri / s’adima una fiumana bella”?

Sabato a Chiavari nell’ambito di un’importante giornata di studi presso la sala presidenziale della Società Economica (via Ravaschieri ) la professoressa Paola Manni, docente di Filologia Italiana all’Università di Firenze, nonché vice presidente dell’Accademia Nazionale della Crusca, farà chiarezza sul significato dei versi danteschi, affrontando un tema che già un secolo fa, fu ampiamente e polemicamente dibattuto sulla stampa locale e genovese. L’incontro, aperto al pubblico e che avrà inizio alle ore 10, è organizzato da Società Economica con la partecipazione della Sezione Tigullia dell’Istituto di Studi Liguri e del Comune di Neirone.

Così spiegano gli organizzatori: “La professoressa  Manni ha voluto, all’inizio delle sue ricerche, rendersi direttamente conto dell’ubicazione della piccola, ma antica, località di Siestri, che si trova appunto nel territorio di Neirone, lungo l’antica via che dalla Fontanabuona portava a Torriglia e agli altri feudi dei Conti di Lavagna. Nei versi in questione  Dante, incontrando papa Adriano V, descrive il corso d’acqua che discende dalla Fontanabuona al mare. I commentatori danteschi, non sapendo dell’esistenza di una località denominata Siestri, e non essendo a conoscenza del dibattito sull’argomento, hanno quasi sempre ritenuto che Dante volesse riferirsi a Sestri Levante.  Ma ora ci sono in proposito delle interessanti novità, che Paola Manni presenterà sabato a Chiavari. Autrice di numerosissimi studi, ha infatti recentemente rivolto la sua attenzione alla dibattuta questione giungendo ad una conclusione che potrà, forse, suscitare ancora polemiche ma che appare ben ponderata e soprattutto sostenuta da una serie di solide e concatenate argomentazioni. Indubbiamente nel suo studio, pubblicato nell’ultimo numero di “Studi di Filologia Italiana” appena uscito, non tralascia di prendere in esame ogni aspetto del problema analizzando i versi danteschi sotto il profilo linguistico, espressivo, storico-geografico e della tradizione esegetica. Possiamo dire che Paola Manni, autorità indiscussa in campo filologico, non ha tralasciato nulla, dando spazio anche all’interpretazione da lei non condivisa e trovandone la giustificazione nella scarsa conoscenza dei luoghi da parte dei commentatori e nella pedissequa ripetizione di commenti precedenti”.

 In occasione del convegno la Società Economica ha allestito un’esposizione di alcune edizioni di pregio della Divina Commedia provenienti dal fondo antico della propria Biblioteca. L’esposizione resterà aperta al pubblico sino al 3 ottobre, tutte le mattine (esclusa la domenica) dalle ore 9 alle ore 12, ingresso libero.

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