Published On: Gio, Ago 24th, 2017

A Moneglia lo splendido Orfeo all’inferno, opera di Offenbach

Venerdì 25 agosto, alle ore 21, per la dodicesima edizione del Festival “Aria d’opera” si terrà a Moneglia     ORFEO ALL’INFERNO, opera buffa in due atti di Jacques Offenbach.

Il Festival, promosso dal Comune di Moneglia e organizzato dal Collegium Vocale Monilia, con il supporto di sponsor locali, porta in piazza ogni anno un titolo d’opera in forma di concerto. Cornice alla manifestazione è lo splendido sagrato dell’antica chiesa di san Giorgio.

Un appuntamento di livello, l’opportunità di scoprire capolavori di rara esecuzione, ma anche una fresca serata di ironia e humor in questa assolata estate balneare in una delle località più belle della Riviera.

Tra gli interpreti: Stefania Pietropaolo, Euridice – Claudio Ottino, Giove – Gianfranco Cereto, Plutone, il pianista Emanuele Delucchi, l’ensemble Collegium Vocale Monilia e la direzione artistica di Fabrizio Ghiglione.

La trama dell’opera rivisita in maniera impertinente il mito greco: Orfeo ed Euridice, ben lungi dall’essere un modello di fedeltà, non sono altro che una coppia annoiata. Euridice diventa l’amante di Plutone, celato sotto le vesti del pastore Aristeo, che ne provoca la morte per condurla con sé nel suo regno infernale. Orfeo è ben felice di essersi liberato di lei, ma un originale deus ex machina, l’Opinione pubblica, lo costringe a chiedere a Giove di scendere nell’Ade per riprendersi la moglie.

Nel frattempo, nel sonnacchioso Olimpo, si scatena una rivolta al grido di “All’armi, basta nettare e basta ambrosia!”, ma la rivolta si acqueta all’arrivo di Orfeo che, controvoglia, reclama la sposa. Giove, sospettando Plutone l’autore del rapimento di Euridice, decide di scendere all’Inferno per controllare di persona e acconsente a portare con sé tutti gli dèi, entusiasti di sfuggire alla noia dell’Olimpo con una bella gita.

Nell’atto secondo Euridice, trascurata da Plutone si annoia. Giove la scova e la fa innamorare di sé travestito da mosca. In una festa in suo onore, tra canti e balli (il famoso can-can) Giove cerca di fuggire con Euridice, ma viene bloccato da Plutone che gli ricorda la promessa fatta ad Orfeo. Come nel mito, questi si accinge a uscire dal regno delle ombre portando con sé la sposa che non deve mai guardare, ma Giove, per capovolgere la situazione, gli dà un solenne calcio, costringendolo a voltarsi e lasciargli per sempre la bella moglie.

Oltre che una satira dell’antichità, Orfeo è una satira dell’opera settecentesca. Per Offenbach la classicità è un residuo del XVIII secolo, come dimostrano il minuetto danzato da Giove e la scrittura vocale per Euridice. Il punto di riferimento della parodia è ovviamente Gluck: la celeberrima “Che farò senza Euridice” è citata per ben due volte. Come nel caso della Belle Hélène , però, a essere messa in burletta è soprattutto la società parigina del secondo Impero, come dimostra la geniale invenzione del personaggio dell’Opinione pubblica quale nuovo deus ex machina.

Giove, perennemente assetato di avventure erotiche, è un ritratto dell’imperatore Luigi Napoleone, e il coro delle divinità, pronte prima a rivoltarsi contro «il nettare e l’ambrosia», e poi a ritornare sui propri passi solo per la promessa di un viaggio all’inferno, è immagine di quella società pronta a dimenticare tutto per i divertimenti.

Il brano più famoso di Offenbach, il galop infernal, ossia il can-can rispecchia proprio questa scandalosa joie de vivre.

Con quest’opera, Offenbach riuscì nel 1858 a risollevare le sorti del teatro dei Bouffes Parisiens, da lui aperto nel 1855 e che stava affogando nei debiti. La scintillante musica dell’Orfeo all’inferno incantò tutta Parigi e riempì le casse del teatro. L’indomani della prima, il Figaro scrisse: “Inaudito, splendido, sconvolgente, grazioso, incantevole, spiritoso, divertente, riuscito, perfetto, melodioso. L’opera d’Orfeo sarà incontestabilmente il più grande successo dell’inverno”.

A questo punto, tutti i parigini vollero assistere all’Orfeo all’inferno e si scatenò una vera e propria corsa al biglietto; in molti tornavano più volte a vedere lo spettacolo: in città si favoleggiava di un tizio che aveva occupato per 45 sere consecutive la stessa poltrona. Gli incassi volavano in alto e i Bouffes Parisiens risorgevano.

L’Orfeo all’inferno collezionò ben 228 repliche: l’ultima il 5 giugno 1859, all’indomani della vittoria di Napoleone III sugli austriaci a Magenta. Il 27 aprile 1860, al Théâtre des Italiens, l’imperatore in persona volle assistere a una rappresentazione di gala di quell’opera che faceva impazzire i suoi sudditi. Si divertì moltissimo e fece avere a Offenbach una bella scultura in bronzo accompagnata da alcune righe di ringraziamento: “Non dimenticherò mai la splendida serata che Orfeo all’inferno mi ha fatto trascorrere agli Italiens”. Non aveva capito – o forse sì – che quel Giove ipocrita e libertino era lui!