Published On: Mer, Apr 23rd, 2014

A Portofino falò in onore di San Giorgio

In occasione della festa patronale di S. Giorgio di oggi, questa sera a Portofino, alle 21.00 in piazzetta, verrà acceso il tradizionale Falò. In seguito ci sarà la distribuzione della frittura di pesce a tutti i presenti. Accompagnamento musicale dei Trilli, il famoso gruppo folcloristico genovese.

La dedicazione della chiesa a San Giorgio, San Michele di Pagana, il vicino passo della Ruta (strada, in tedesco): sono tutte testimonianze della presenza longobarda nel Tigullio occidentale…

Perché in genovese si dice No in due modi diversi?
Occorre risalire fino all’aprile del 568, quando i longobardi entrarono in Italia attraverso un valico sulle alpi Giulie, al comando del re Alboino. Provenienti dalla Svezia, erano scesi in Danimarca da dove si erano diretti verso le pianure della Pannonia (che occupava l’area delle odierne Croazia e Ungheria).

L’Italia era un territorio ancora ricco e appetibile, nonostante la terribile guerra tra Bizantini e Goti che aveva dissanguato la popolazione. I greco-Bizantini governavano le nostre terre ma non avevano più forza per contrastare l’esercito di Alboino. Infatti il vicerè Longino non si mosse nemmeno da Ravenna, così i longobardi nel 569 avevano già conquistato Bergamo, Brescia, Ivrea, Milano (il cui metropolita fuggì a Genova il 3 settembre di quell’anno). Caddero anche Novara, Torino, Verona, Vicenza, e il re Alboino si fregiò del titolo di Signore d’Italia. Intanto i longobardi si diressero a sud. A nord rimanevano sotto il controllo imperiale le zone vicino al mare, dove la flotta di Bisanzio poteva contrastare con efficacia le milizie nemiche: Venezia, con l’Esarcato e la  costa ligure. Lungo la dorsale appenninica nella Riviera di Levante gli eserciti nemici si fronteggiarono per decenni, vennero costruite fortificazioni e si rinforzarono le guarnigioni greche i cui rifornimenti arrivavano dal mare. La situazione era bloccata come sulle trincee della prima guerra mondiale. In particolare i confini segnati militarmente attraversavano lo spartiacque appenninico dal monte Zatta al passo Centocroci fino al Bracco.

Il territorio reca ovunque le tracce di questa lunga ed estenuante guerra di posizione. In tutta l’area del levante vi sono  toponimi e santi greci (Monte Zenone, il quartiere Grecino a Varese ligure) e longobardi (a Riva Trigoso i monti Bardi –da Longobardi– e Pagano -aggettivo che definiva gli ariani Longobardi). Tra Rapallo e Santa Margherita v’è San Michele (santo Longobardo) di Pagana, vi è Bana (da Bahn=strada). A Riva Trigoso v’è Manierta (Erthe in tedesco vuol dire “terra”).

Nel corso del tempo i gruppi in lotta abbandonarono le armi. I Longobardi discesero le valli verso il mare, insediandosi in zone e frazioni ben delimitate, perché non amavano mischiarsi con i “servi” italiani. Ancora oggi la distribuzione dei cognomi, molti dei quali di origine tedesca, indica una separazione marcata tra le diverse comunità etniche. A Sestri Levante i  Gandolfo –ancor oggi distribuiti allo sbocco della valle del Petronio da dove scesero i Longobardi-, gli Armanino (gli “arimanni” erano i nobili longobardi), i Paganetto o Paganini (si ricordi il musicista, originario di questa zona) concentrati nella zona di Casarza ligure (i Longobardi vennero a lungo qualificati come “pagani”).

In base a questa antica convivenza, si è sviluppata la lingua locale. In particolare la negazione “no” oggi può esprimersi indifferentemente con due termini diversi: “Nu” e “Na”. Il primo presenta affinità col greco ού, il secondo deriva dal “nein” tedesco.

Come sorprendersi allora se la storia delle località rivierasche è costellata da faide e lotte rituali? A Riva Trigoso bande di ragazzini, divisi dal ponte sul fiume Petronio, facevano regolarmente a botte fino a quaranta anni fa. Ancora oggi Riva è divisa in due dall’appartenenza a due parrocchie, una delle quali è riferita a un Santo della tradizione greca, San Bartolomeo, mentre l’altra è disposta sotto colle Bardi. I greci erano radicati sull’Isola di Sestri, come testimonia il culto per San Nicola o per San Pantaleo (a Sant’Anna).

Chiesa di San Giorgio a Portofino

Chiesa di San Giorgio a Portofino

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