Published On: Gio, Ago 22nd, 2013

Acqua pubblica, giudice di pace dà ragione ai Comitati acqua pubblica

I comitati acqua pubblica commentano positivamente la sentenza di un giudice di pace di Chiavari, che ha dato ragione al ricorso di una persona che ha richiesto la restituzione del 22% della sua bolletta. La questione è corretta: le bollette dell’acqua sono “taruffate”, ma ciò è vero per altri casi, per esempio là dove viene fatta pagare la voce “depurazione fognaria” là dove tale servizio è praticamente inesistente.
Eliminare per statuto il profitto dalle bollette è impossibile, a meno di non tornare agli incubi maoisti peggiori. Va pertanto distinto il giusto diritto della signora Elisabetta dalle necessità di ricavare denaro dal servizio, allo scopo di poter gestire senza passività la rete idrica nazionale, che ha bisogno di 65 miliardi di investimenti nei prossimi 30 anni. A patto -ovviamente- che si tratti di “giusto” profitto. Ma allora praticamente nulla nello Stato è “giusto”: le tasse sull’energia (riscaldarsi è un diritto), quelle sui cibi, quelle sul trasporto pubblico e quelle sulla spazzatura. In sostanza, si deve stare attenti a non fare demagogia: gestire l’acqua con efficienza è possibile (vedere ad esempio come fanno all’estero) ma -si deve stare attenti al fatto che una regolamentazione a “guadagno zero” non produca un aumento ulteriore delle già invereconde tasse (basta inventarsene una nuova -non necessariamente legata alla rete idrica…). Quindi: a) creiamo comitati per la riduzione di tutte le bollette, e non solo per l’acqua; b) attenzione a non decapitalizzare il settore, che ha invece bisogno di capitali ingenti e di investimenti per un ammodernamento non più procastinabile.
COMUNICATO COMITATI ACQUA PUBBLICA
Dopo una lunga battaglia legale durata un anno al giudice di pace di Chiavari possiamo finalmente gioire della vittoria di Elisabetta, che ha preteso da Idrotigullio la restituzione del 22% della sua bolletta, la quota di profitto che attualmente (e illecitamente) ancora paghiamo a valle del referendum del 2011, contestata anche dalla campagna nazionale di Obbedienza civile del Forum dei Movimenti per l’Acqua.La sentenza oltre a ribadire più volte il valore legislativo -troppo spesso dimenticato- dell’istituto referendario riconosce anche all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, autorità che ha prodotto il nuovo sistema tariffario che subdolamente aggira il referendum (per questo denominato “taruffa”, cioè tariffa-truffa), un limitato potere amministrativo, comunque subordinato all’esito referendario. Se ne ricordino anche i nostri sindaci che da tempo oppongono al Forum dei Movimenti per l’Acqua le scuse più impensabili per non riconoscere l’esito referendario, in un gioco delle tre carte tra Conferenza dei Sindaci, gestore e Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che a più di due anni dal referendum ha davvero passato ogni limite.

E’ bene ribadire a questi signori che questa di Elisabetta era solo una causa pilota ma ora viene il bello: non ci fermeremo fino a quando non verrà avviato un serio processo di ripubblicizzazione che cominci con la totale ed immediata eliminazione di ogni forma di profitto dall’acqua.

Non ci hanno fermati i professionisti dello studio Acquarone, uno degli studi legali più famosi e importanti di Genova: su di essi hanno avuto la meglio il coraggio di Elisabetta, un atto di citazione messo assieme sulle mailing list facendo tesoro dell’esperienza di persone che hanno lottato una vita, un avvocato patrocinante, Rino Tortorelli, anche lui militante nel comitato acqua pubblica, il sostegno del Movimento Consumatori ma soprattutto le centinaia di persone che hanno partecipato ai vari flash mob ed espresso solidarietà ad Elisabetta nei modi e nelle forme più diverse…

SALVARE ACQUA E CAVOLI
Il settore idrico italiano ha bisogno di investimenti per circa 65 miliardi di euro nei prossimi 30 anni. È possibile mobilitare risorse tanto ingenti senza tradire il voto del referendum 2011? Nicola Saporiti, responsabile per i servizi idrici di International Finance Corporation, se ne occupa in un Focus dell’Istituto Bruno Leoni, “Salvare acqua e cavoli. Come conciliare una riforma del settore dei servizi idrici con l’esito del referendum” (PDF).
Saporiti suggerisce di adottare un modello di affermage, cioè un partenariato pubblico-privato nel quale il pubblico mantiene la proprietà delle infrastrutture, mentre il privato le gestisce e si occupa di finanziare gli investimenti necessari. Scrive Saporiti: “L’applicazione di un modello di affermage a scala regionale, con asset pubblici, gestori privati ed un solo regolatore nazionale, potrebbe essere un passo strategicamente importante per riformare il settore dei servizi idrici, rendendo il servizio più efficiente e di maggior qualità, nel pieno rispetto dei risultati del referendum del 2011: senza gare per l’affidamento del servizio e senza remunerazione dei capitali investiti.”
Il Focus “Salvare acqua e cavoli. Come conciliare una riforma del settore dei servizi idrici con l’esito del referendum” di Nicola Saporiti è liberamente disponibile qui (PDF).
acqua

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