Published On: Sab, Mar 2nd, 2013

Acque reflue nel Tigullio e analisi sulla colmata di Lavagna

Riceviamo da Contratto di fiume per l’Entella e volentieri pubblichiamo
Il sistema di collettamento e trattamento delle acque reflue nel Tigullio è gestito da Iride Acqua Gas spa, tramite il gestore operativo Idro-Tigullio spa.
Tutti i reflui sono collettati alla rete fognaria e quindi si rilevano 7 agglomerati a cui corrispondono altrettanti scarichi permanenti a mare.
In tutti i casi il sistema finale di scarico è servito da una condotta di scarico a mare; la distanza dalla costa va dai 1100 m ai 2950 m e la profondità di scarico dai 22 m ai 48 m.
Ogni anno vengono prodotti da tutti gli agglomerati del Tigullio, costieri e dell’entroterra, 500 t di mondiglia e 3700 t di fanghi destinati alle rispettive discariche.
L’Unione europea ha da tempo introdotto norme per proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative degli scarichi di acque reflue stabilendo che le acque reflue urbane fossero sottoposte, prima dello scarico, a trattamento biologico.
Nel 2009 la Commissione aveva deciso di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia dopo aver constatato che decide e decine di comuni non si erano ancora adeguati agli obblighi imposti dalla direttiva per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.
La realizzazione di un sistema di depurazione adeguato alla normativa attuale è quindi una necessità che occorre affrontare e, visto i costi economici e il funzionamento, non è pensabile la realizzazione di depuratori che non siano intercomunali.
La dislocazione in prossimità dell’esistente depuratore ha degli indubbi benefici in quanto si possono continuare ad utilizzare i collettori fognari esistenti. D’altra parte la realizzazione della colmata e il conseguente restringimento della foce dell’ Entella suscita non poche perplessità.
Queste traggono ragione dalla tutela del territorio perché è indubbio che la colmata andrà a modificare il flusso delle correnti e, con queste, la distribuzione della sabbia nel litorale sia verso Lavagna che verso Chiavari e, poi, il restringimento della foce determinerà necessariamente durante le mareggiate con il fiume in piena un pericoloso aumento del livello della massa d’acqua con conseguenze imprevedibili.
Ma le perplessità sono anche di natura economica, perché indubbiamente la realizzazione della colmata porta necessariamente alla lievitazione dei costi che comunque verranno addossati ai cittadini: per la realizzazione dell’impianto come presentato si stima un costo superiore ai 50 milioni di euro, quando un sistema di depurazione di analoga portata ne costa non più di 15.
Alla luce di queste considerazioni risultano perlomeno avventate le affermazioni dell’Assessore Briano circa la bontà del progetto e risulta curioso che Iren, società incaricata di studiare la fattibilità dell’intervento, sviluppi un unico progetto e non prenda in considerazione alternative alle ipotesi o fino ad ora portate avanti.
E’ per questi motivi che, con riserva di ricercare una soluzione ancora più soddisfacente, oggi ci permettiamo di sottoporre una semplice trasposizione del progetto da fuori dell’attuale molo del porto con conseguente realizzazione di una nuova diga foranea a, invece, l’occupazione col nuovo impianto del sedime del vecchio depuratore e del piazzale antistante. Si manterrebbero i vantaggi di mantenere l’utilizzo degli attuali collettori, senza per questo fare lievitare i costi e mettere a serio rischio il litorale e le aree lungo gli argini del fiume.
depuratore lavagna

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