Published On: Mer, Feb 12th, 2014

Addio a Roberto Freak Antoni: com’era a vent’anni

Roberto Freak Antoni l’ho conosciuto bene, perché partecipavamo insieme a molti altri (alcuni dei quali poi sono diventati delle star o starlette nell’arte e nello spettacolo) al corso su Lewis Carroll, tenuto da Gianni Celati tra il ’76 e il ’77 al Dams dell’Università di Bologna. Ne uscì un testo demenziale in parte (incluse la pagine scritte da me sulla “scrittura collettiva” e sul parallelo tra scrittura e sesso), titolato Alice disambientata. Roberto era timido e angelico, per niente punk. Era uno “sbarbino” al quale piaceva una sola cosa: adorare i Beatles. I Beatles erano la sua chiave di lettura del mondo. Restammo sorpresi quando poi creò e fece uscire alla ribalta cittadina gli Skiantos, nati su un’onda punk, che teoricamente era la cosa pop più distante dalla beatlesmania. Celati mi consigliò di andare a suonare con loro, ma io suonavo il sax contralto, strumento poco utilizzato nel pop. Erano gli anni in cui Bologna cercava di diventare la San Francisco d’Europa, grazie ai suoi 25.000 universitari e a docenti che allora erano davvero all’altezza (Eco, Paolo Fabbri, Gianni Celati, Carlo Ginzburg, Luciano Anceschi…). Uno sforzo titanico, fatto da docenti e studenti, ostacolato dalla discrepanza tra sogno e realtà, col marxismo che mostrava i suoi limiti, il dualismo religione-materialismo che -si capiva- richiedeva una sintesi difficile tra intuitzione analogico-euristica e metodo algoritmico-logico, con la censura contro il pensiero liberale, mentre l’arte cominciava a essere una strada senza idee, senza mercato, e senza finanziamenti. Dopo la rivolta di movimento del ’77 (contro tutto e tutti: Dc, gruppetti e Pci, quindi destinata alla sconfitta) il 1978 fu tremendo: a decine presero l’esaurimento, alcuni si prepararono a morire di overdose, altri fuggirono all’estero. Un gruppo di ragazzi del ’77 cercò di resistere, Roberto Antoni era tra quelli, ma restò schiacciato sotto il peso della fatica di essere un Frank Zappa emiliano. Il che non significa che non sia stato coraggioso, molto coraggioso, e bravo.
roberto freak antoni

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