Published On: Sab, Ago 1st, 2015

Il 6 agosto il canale di Suez si allarga per 72 km: una chance per Genova e i porti italiani, ma l’Italia regressista dorme

Tra meno di una settimana il futuro geopolitico del Mediterraneo e dell’Italia potrebbe migliorare, con l’allargamento di un tratto di 72 chilometri all’interno del canale di Suez. Eppure tg e giornali in questi giorni sono dedicati al caso Azzolini, alle polemiche sul disastro dell’Atac e di Fiumicino, alla crisi del Sud, a un gorilla, al consueto nulla urlato della stampa.

L’apertura del nuovo canale è prevista per giovedi 6 agosto. Produrrà un ulteriore ribasso dei prezzi internazionali del petrolio e dei costi delle merci in arrivo dall’Asia. Il Mediterraneo può tornare importante per il commercio mondiale quasi come ai tempi delle repubbliche marinare, visto che per le merci prodotte da Cina e Giappone verso gli USA orientali converrà piuttosto passare da Suez che da Panama.

Potrebbe essere un’occasione epocale per l’Italia e i suoi porti a partire da Genova, ma anche da Trieste, Gioia Tauro, Livorno…

Al solito, gli USA sono molto attenti al fenomeno, che forse non ha avuto un’influenza secondaria sulle guerre in corso nel Medio Oriente, nel Sinai e mar Rosso, nel Corno d’Africa e in Libia.

Malta, divenuta in meno di un ventennio con la Turchia e il Marocco un’importante hub per il traffico container (mentre l’Italia dormiva si pensi al lavoro fatto dal Marocco a Tangeri) sicuramente sta studiando come sfruttare al meglio questa novità geopolitica ed economica.

Per l’Egitto, centro di una guerra inter-araba da anni, l’evento può essere importante per una possibile crescita economica dopo l’ubriacatura islamista dei Fratelli Musulmani (che nessuno in Egitto rimpiange) e dopo il ritorno della democratura militare del generale al Sissi (i soli leader che resistono al potere in quelle regioni sono quelli in divisa). L’evento sarà seguito in diretta da tutti i canali televisivi e sarà trasmesso nelle strade e nelle piazze del Cairo.

Negli anni della Grande Decadenza (inizio anni 2000) e in quelli della Grande Crisi (2008-2013) il traffico del Canale progettato dall’italiano Negrelli (di padre genovese, nato in Tirolo, che fu scippato del suo progetto dal francese Lesseps. L’apertura del canale nel 1969 fu celebrata con la musica dell’Aida di Verdi, composta per l’occasione) è cresciuto del 120%, e del 200% rispetto ai soli container. Da Suez possono passare navi di ogni tonnellaggio, e col raddoppio di 72 km, le navi potranno navigare su due direzioni diverse contemporaneamente lungo tutti i 193 km del percorso. Fino al nuovo canale di Panama il transito da Suez converrà alle compagnie per oltre 10.000 euro a passaggio (20.000 per le portacontainer).

Gli studi in Italia sui possibili effetti del doppio senso di navigazione esteso a tutto il Canale sono stati fatti da Banca Intesa e dalla Fondazione Bonino-Pulejo. Non risulta nulla di sistematico da parte del Governo, di Confindustria e delle corporazioni, che tradizionalmente sono un freno per la nostra economia. Invece delle solite notizie, dovremmo leggere e sentire notizie relative al rilancio del commercio navale e dei nostri porti. Lavorare bene oggi significherebbe dare più importanza economica e geopolitica alla nazione che dopo Roma fu al centro del mondo nel Medio Evo e nel Rinascimento. Altro che prendersi a schiaffi sul canone Rai di cui non ci frega nulla…

Suez confermerà di essere il centro mondiale dei traffici commerciali, con Panama e Singapore. In un  Mediterraneo in cui vi è il 19% dei traffici mondiali di merci.

Si noti bene qual è il livello del nostro regressismo (che ci coinvolge tutti: non è solo “colpa dei politici”) sottolineando che il raddoppio del canale è stato eseguito in un solo anno: in 12 mesi, in una nazione in crisi e sottoposta agli attacchi del terrorismo islamico nel vicino Sinai.

Ora, oltre al doppio senso di navigazione, il pescaggio delle navi è molto più alto e i tempi di percorrenza scenderanno da 18 a 11 ore, permettendo anche un risparmio di carburante. Il governo egiziano prevede un raddoppio delle entrate per i diritti di passaggio entro la fine del decennio.

Genova non deve e non può dormire

L’apertura del Terzo Valico diventa fondamentale per rendere conveniente utilizzare il nostro porto, contrastando Rotterdam, Jabel Alì e Amburgo (che ha puntato sull’Alta Velocità merci su rotaia in partnership con Russia e Cina). E’ assurdo che arrivino a Busto Arsizio più container da Rotterdam che da Genova.

Ma anche i porti del sud Italia possono avvantaggiarsi del rilancio dei traffici navali. Parliamo di un Sud sul quale oggi tutti coloro che vogliono proporre le stesse politiche che hanno disastrato quelle terre dovrebbero tacere. Peccato che la Sicilia non abbia un collegamento ferroviario con la penisola (i ponti ci sono a San Francisco, a Istanbul e in Giappone e la mafia si combatte, non la si teme!). Peccato che Gioia Tauro e la stessa Livorno non abbiano ferrovie veloci passeggeri o merci. Ricordiamo la recente realizzazione della ferrovia Alta velocità merci da Pechino ad Amburgo: gli altri camminano veloce, noi abbiamo le proteste regressiste e il Nulla dall’altra parte. Ci vuole un piano di azione urgente e complessivo per tutta la logistica italo-europea. Subito.

Per favore, smettiamola di pensare a nuovi sussidi per i porti. Serve una cultura industriale, per gestire l’economia, non l’ennesimo spreco in stile Cassa per il Mezzogiorno.
Per finanziare il raddoppio del canale di Suez, il governo ha chiesto agli egiziani (che noi consideriamo arretrati) un investimento popolare di 6,5 miliardi di dollari in obbligazioni. Il finanziamento azionario è stato chiuso in appena 8 giorni, senza guerre civili, senza 10 anni di discussioni parlamentari, senza 100.000 dichiarazioni di politici di quart’ordine. La democrazia non sarà quella di al Sissi ma non è nemmeno quella che noi subiamo e che scambiamo per libertà, mentre invece è prigionia e burocrazia.

Il presidente egiziano Fattah al-Sissi ha garantito in primo luogo la sicurezza, come ha ribadito il direttore dell’Autorità del Canale Mohab Mamish, in una conferenza stampa a Ismailia: “Navigate sul canale, la vostra rotta è sicura. Invitiamo le compagnie marittime di tutto il mondo a utilizzare la nuova arteria del canale”, ha detto Mamish.

Sabato scorso un test ha visto l’utilizzo di sei navi lungo i 72 km del nuovo tratto a doppio senso. Il test si è svolto a meno di un anno dall’inizio dei lavori, ed è andato bene. Ora tocca all’Italia e a Genova.
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