Published On: Sab, Feb 4th, 2017

AMIU e Iren verso il baratro, tra proteste e scioperi. I cittadini cosa sanno?

No alla “privatizzazione” che si nasconderebbe dentro l’unificazione tra AMIU (Rifiuti urbani a Genova) e IREN (gestione di reti idriche, energia etc.). Sono due società partecipate dai Comuni di Genova e Torino. Sono due società gestite meglio dell’ATAC di Roma, per esempio, ma il problema è proprio la loro proprietà, dirigenza e metodologia. Non lo si risolve unendo le loro debolezze.
Cittadini di Genova, ci vuole tanto a capirlo? Chiedete il meglio, non il peggio. Non chiedete però la prosecuzione della marcia verso il fallimento. Aprite gli occhi: guardate la gestione dei trasporti, quella dei rifiuti. I costi delle bollette confrontati con i servizi resi.

Le società partecipate dei Comuni sono indebitate per 34 miliardi. Il resto sono balle populiste: chi vuole preservare un sistema fallito dovrebbe tacere, mentre i cittadini dovrebbero sapere chiaramente che mantenere metodologie economiche e politiche tossiche significa procedere più spediti verso il baratro.
Si deve rifare il sistema con un controllo “etico” dei Comuni, e una gestione privata (=dei cittadini) che produca il sacrosanto profitto fatto di prodotti migliori al prezzo migliore. I comuni controllino soltanto che i prezzi non diventino infami (come sono ora) e speculatori. I cittadini combattano il vizio popolare di tangentizzare le aziende “pubbliche” per ottenere appalti falsamente privati, ma chiedano a gran voce la creazione (con un ritardo di secoli) della concorrenza dovuta al libero mercato e non al monopolio fascista o sovietico. Il mercato può bastare a evitare il rialzo dei prezzi, con aziende sane e con lavoratori finalmente sicuri del loro posto.
I numeri parlano: i partiti e il sistema pubblico non sono geneticamente in grado di gestire in maniera efficace e redditizia un’attività di mercato (trasporti, spazzatura, energia, etc.). Il nostro sistema venezuelano-chavista è fallimentare già dalle prime nazionalizzazioni a inizio anni ’60 (che posero fine al boom economico). In tutte le altre nazioni, escluso il Zimbabwe e pochi altri Stati, il sistema del libero mercato funziona, meglio di quello della proprietà pubblica che serve solo a creare nuovo debito pubblico. 

Dopo la rottura tra i sindacati (Cgil approva le scelte di Doria), le organizzazioni contrarie hanno convocato martedì mattina una manifestazione sotto palazzo Tursi, in contemporanea con la delibera sull’aggregazione tra Amiu e Iren Ambiente. “…Dopo la manifestazione di martedì scorso i lavoratori e le lavoratrici di Amiu sono chiamati di nuovo per far rispettare l’accordo sindacale del 29 luglio 2016 che garantisce il futuro di tutti i lavoratori”.
Sì, ma le “garanzie” devono tener conto delle casse: se queste sono vuote di cosa si parla?
Si dovrebbe puntare invece su un’organizzazione aziendale migliore (depoliticizzata e competente: nient’altro, per garantire di lavoratori e cittadini.

I sindacati esigono invece che la maggioranza di AMIU resti nelle mani del Comune (è come affidare a un ateo il papato), e la conferma del contratto di appalto tra Comune e Amiu, oltre alla conferma del businness plan etc. etc. Chiedono di confermare la cura di un malato grave basata su pillole di cetrioli… Si dovrebbe avere senso di responsabilità. in questi casi.

Il resto è il solito caos di aziende miste a scatola cinese, appalti, subappalti, inefficienze, deresponsabilizzazione, burocrazie:
– Stop al contratto con la Switch che gestiva raccolta della carta e degli ingombranti;
– bando di gara vinto dal consorzio genovese Omnia, con riassorbimento di dipendenti Switch ma con regole cambiate…

Cisl, Uiltrasporti e Fiadel chiedono alla Prefettura l’incontro di “conciliazione tra le parti” (che sarà infruttuoso), dopo di che si farà lo sciopero della rumenta… da metà febbraio in poi ogni data è buona. Così -invece del ritorno dei figli delle stelle di Gualazzi, a Genova torneranno i topi nei carruggi.

I risultati dello sciopero del febbraio 2013