Published On: Mer, Feb 8th, 2017

Amiu-Iren bocciata e Blueprint senza idee: naufraga la giunta di Genova

Fallisce l’unificazione Amiu Iren, e il concorso di idee Blueprint resta senza idee vincenti (ma paga lo stesso 120.000 di premi ai partecipanti, anche se non vincitori).
Doria se ne va o si ricandida? Il dubbio amletico non sembra appassionare la città. Il Pd genovese resta avviluppato in una serie di guerricciole tra Giovani Turchi, bersaniani e altre correnti, ma il problema vero riguarda la mancanza di un vero leader, e non solo nel partito di maggioranza.
Il problema è la crisi di Genova, quintessenza dell’Italia: la bocciatura del progetto di fusione Amiu-Iren e il disinteresse, o l’incapacità progettuale, che ha nullificato il concorso di idee per il futuro della aree ex Fiera (Blueprint), sono la punta dell’iceberg di cemento senza contenuti (vedi Erzelli), fatto anche del ghiaccio dell’incapacità di fare un progetto per la città. Genova ha perso le sue industrie e ha costruito senza sapere nemmeno cosa mettervi dentro. Stop. Non c’è altro, a Genova, a parte la cocaina malefica del turismo, che ha drogato i sogni e infranto la realtà: il futuro di Genova non è il turismo. Bisognerebbe ricordarsi del numero di buste paga e di reddito reale generati dalle fabbriche di 40 anni fa. Poi magari recuperare i decenni perduti guardando cos’hanno fatto in altre città, con le industrie hi tech, al di là del cemento. Senza farsi drogare da Barcellona, città turistica, quella sì. Ma Genova è più vicina a Marsiglia e Detroit che a Napoli, Venezia o Barcellona.
Francesco Gastaldi (Professore universitario e autore) aggiunge:

“Genova dimostra anche la crisi di sedicenti intellettuali che infarciscono i giornali di letture e interpretazioni della citta’ datate, molti luoghi comuni anacronistici e ricette sbagliate”…

Il fallimento del progetto di unificazione tra AMIU e Iren è pesante. L’idea -in sé- era corretta: unificare due aziende che si trovano vicine per campo di azione, per renderle più forti.
MA non si trattava di due aziende “normali” bensì di due partecipate del Comune, una delle quali (AMIU) in gravi difficoltà finanziarie, mentre l’altra, accollandosi la partecipata dei rifiuti urbani, rischiava di finire in discarica essa stessa.
La ricetta buona sarebbe stata la privatizzazione (non all’amico di comodo) di entrambe. Peccato che a Genova e in Italia nessuno voglia le ricette che funzionano in tutto il mondo: quelle che vanno in direzione opposta a quanto fatto in questi turpi decenni di ubriacatura di economia cacicchista e fasciostalinista, basata sulla centralità del potere, incluso un mercato non libero ma manovrato e corrotto.

E allora non si possono dare tutte le colpe a Doria e al PD, per politiche che sono suicide: le chiedono anche tutti i partiti di opposizione. Le chiede il cittadino, che evidentemente è in parte dentro al carrozzone. E ci sta bene. Peccato per i giovani senza futuro e per chi sta fuori dalla carrozza…
Non è solo colpa di Doria. Anche il Governo centrale tende a tirare i remi in barca, e dismettere ogni volontà riformista (del resto il referendum 2016 ha sancito che il popolo italiano non vuole le riforme -e non c’entra se queste erano grame o paradisiache… Di fatto, si è bocciato ogni cambiamento…). Come nota Mario Sechi:

“Tra le numerose innovazioni della finanza pubblica degli ultimi tempi, ora abbiamo anche questa: una manovra che s’annuncia con il mesozoico aumento delle accise su carburanti e tabacchi viene definita Non una manovrina ma un aggiustamento con misure espansive. Le accise. Espansive…“.

Tornando a Genova la fine dell’unificazione Amiu-Iren si è consumata con una riunione del centrodestra, che ha votato compatto per il NO, col liberale Enrico Musso astenuto.
No anche da M5S ed Effetto Genova, dai due consiglieri di Federazione della sinistra. Tre consiglieri di Percorso Comune hanno invece confermato l’astensione. Astenuti anche Gianpaolo Malatesta (Possibile), e Lucio Valerio Padovani (Lista Doria, sorprendente no?).

FALLISCE IL CONCORSO INTERNAZIONALE DI IDEE PER LE AREE EX FIERA. NONOSTANTE 120.000 EURO DI PREMIO (DISTRIBUITI LO STESSO AI PROGETTI PERVENUTI… SPRECO PUBBLICO E DISINTERESSE PRIVATO….

“Blueprint competition” (parlare come si mangia, please), il concorso internazionale di idee per la riqualificazione delle ex aree Fiera, proprietà di Comune e Spim, è fallito. I 120.000 euro di premi saranno distribuiti lo stesso ai primi 10 qualificati dei 69 ammessi alla gara anche se nessuno è riuscito ad aggiudicarsi la sufficienza. Servivano infatti almeno 70 punti sui 100 giudicati ottimali per poter concorrere alla realizzazione. Ha “vinto” il greco Michalis Ntourakos, davanti (sembra la Milano-Sanremo) al pool di Mauro Traverso ed Ettore Zauli (ex direttore del servizio Giardini del Comune, ex professore universitario, ex consulente di Euroflora) ed Egizia Gasparini, ex consulente dell’assessorato all’Urbanistica. “L’unica certezza acquisita -per Stefano Russo, del Renzo Piano Building Workshop e componente della commissione giudicatrice- è che il Blueprint si sostiene dal punto di vista economico-finanziario, rispettando il tetto dei 200 milioni di euro”.
Non è che siamo di fronte a un altro spreco di denaro pubblico? E non parliamo solo dei premi Blueprint distribuiti a dei vincitori non vincitori. Che ci vogliono fare con quelle aree, a parte le architetture? E il resto della città? e..?