Published On: Mar, Gen 3rd, 2017

Antica torre sul torrente Ravino a Sestri, una scoperta di Martino Tassano

La ricerca del passato di Sestri Levante, città chiamata in altre epoche con altri nomi come Sigestro, Siestri o Segesta Tigulliorum, negli ultimi due secoli è stata materia di indagine di illustri storici e studiosi che, con libri e ricerche, ci hanno donato preziosi documenti da leggere e conservare, a memoria e testimonianza delle vestigia storiche del nostro borgo e del comprensorio. Io non sono né uno studioso e né un archeologo, soltanto una persona affascinata dalla storia di Sestri e delle sue frazioni e -proprio leggendo quei libri e volumi- cerco di conoscere il grande passato che ha reso magnifica la nostra Sestri Levante. La ricerca che ho effettuato recentemente parte dallo studio e dall’analisi di un dipinto datato 25 novembre 1722 (conservato in copia presso il nostro Musel), dove l’Artista ha rappresentato in modo fedele e quasi maniacale i dettagli della città di Sestri Levante com’era in quel periodo (fig.01). Il dipinto è stato probabilmente realizzato dalle alture del sentiero che da Cavi Borgo conduce ai ruderi della Chiesetta di Sant’Anna del Salto. Ingrandendo digitalmente il dipinto e soffermandosi sulla Valle del Ravino (fig.03), è ben delineato da alberature il corso dell’omonimo torrente che attraversa dalle pendici di Monte Castello l’intero versante e la piana di Val di Canepa per poi sfociare a mare. L’artista ha voluto inserire nel suo dipinto una piccola casa, quasi alla fine degli alberi e quindi nei pressi della sorgente del Ravino [vicino alla “casa del Ravino” recentemente restaurata, ndr]. Perché l’inserimento nel dipinto di questo manufatto? Forse perché d’interesse strategico militare per la difesa della sottostante valle (come tante altre torri d’avvistamento situate nel nostro comprensorio), forse perché vi era un rudere preesistente e ben più antico? Il primo passo per capire se effettivamente questo rudere ancor’oggi esisteva o meno è stata l’analisi delle cartografie Napoleoniche e successivamente del Catasto attuale (unici documenti a nostra dispozione che in modo fedele descrivono il Comprensorio di Sestri in ogni suo particolare); entrambe le cartografie segnalano l’esistenza di una piccola struttura in prossimità delle sorgenti del Rio Ravino. Appurata l’esistenza nei documenti sopracitati, oggi siamo partiti alla ricerca di questo rudere che, in questo racconto, chiamerò “torre del Ravino”. Salito in compagnia del mio fedele cane Benjamino dal sentiero che s’inerpica dietro il Camposanto di Via Val di Canepa, giungo al sentiero principale che a destra conduce al bivio Casa Rosa / P.ta Manara e a sinistra conduce all’edicola Votiva della Madonna della Neve. Come dalla cartina stampata e in mio possesso svolto a sinistra, iniziando a consultare quest’ultima e comparandola con i versanti e gli affluenti del Rio Ravino. Dopo circa 1 km sul sentiero così come segnato su quest’ultima troviamo una delle sorgenti del Rio e sulla sinistra, ad un altezza di circa un centinaio di metri dal sentiero, si intravedono delle opere murarie tra il verde fitto della vegetazione. Trovato un punto di salita le raggiungiamo: intravediamo un rudere di perfetta pianta quadrata, con una misura di circa 4 metri per lato. Appurata la sua inaccessibilità per la presenza di piante infestanti, con i pochi attrezzi portati al seguito, pulisco l’area per facilitarne l’accesso e poter quindi fotografare le sue opere murarie. Non presenta finestre, un metro e mezzo circa di macerie al suo interno, mura larghe settanta centimetri, la visuale che si prospetta da quest’ultime è dominante sull’intera valle di Via Val di Canepa e parziale valle del Gromolo, costruita in linea e ottica con i ruderi della Chiesetta di Sant’Anna. Conclusioni personali, con la speranza che il sito diventi materia d’interesse e di studio da parte dei tecnici della Soprintendenza regionale: non vi sono altri fabbricati situati in quest’area e a quest’altezza se non solo i ruderi su M.te Castello, credo perciò che i ruderi risalgano ad un’epoca antica e che forse siano riconducibili ad un periodo tardo romano; la sua posizione così come il materiale impiegato per la sua costruzione non mi fa pensare ad un manufatto adibito per la cura del bestiame o con scopo agricolo, siamo infatti distanti da terrazzamenti una volta coltivati e la stessa area non si presta né per il pascolo di bestiame né per altro tipo d’attività; l’unica attività che a parer mio può essere esclusivamente riconducibile a questo sito è quella avente uno scopo militare, quindi d’avvistamento o difesa, quali le tanti torri presenti nel Borgo di Ginestra. E’ la “Torre del Ravino”.
Testo e immagini di Martino Tassano