Published On: Dom, Lug 24th, 2016

Antico metodo di pesca delle acciughe: le Manaite

Le “Manaite” erano il classico metodo per la pesca delle acciughe prima del 1930-35.
Tipo di reti da posta realizzate in filo di cotone, le maglie di grandezza tale da far si che le acciughe durante i trasferimenti vi rimangano ammagliate.
La lunghezza era di circa cento metri, l’altezza 1000 maglie del 21 (il numero indica che ci sono 21 nodi in un palmo, cioè in 25 centimetri).
Erano “armate” con modesta quantità di sugheri infilati in una corda a distanza definita in precedenza, “bremmu da nata”, è fissato alla rete dopo averla rinforzata con l’operazione di “doppiatura”, per tutta la sua lunghezza.
Da lato opposto ai sugheri, è cucito il “bremmo da ciungiu”, con i piombi al posto dei sugheri.
Le testate sono rinforzate e munite di lacci, per mezzo di questi ultimi si formano giunture per raggruppare almeno cinque o sei elementi.
Durante la cucitura del “bremmu da nata”, si provvede all’inserimento di 6 – 10 “fuetti” per ogni spezzone di rete, dove durante la calata si allacciano i “segnè”, parallelepipedi di sughero muniti di cordino con lunghezza compresa fra cinque – dieci “braccia” (m. 1,75 circa).
La manaita calata in acqua, tende ad andare a fondo, disponendosi come un muro, con oltre 10 – 12 m. di altezza in condizioni ottimali, grazie al peso del piombo che precipita mentre i sugheri tendono a rimanere in superficie.
Le reti erano calate nel mar ligure solitamente alla distanza di circa da una a tre miglia dalla costa, si doveva considerare la direzione e l’entità della corrente, stabilire la profondità di pesca della rete, regolata dalla lunghezza della corda che si legavano i “segnè”.
Ultimata la calata, si badava a compiere una prova, lo scopo era accertare della presenza di pesce, l’adeguata profondità di pesca, il corretto comportamento della rete con la corrente, procedendo a eventuali rettifiche o al cambiamento di zona di pesca.
Ho sentito raccontare di pescatori molto abili che riuscivano a prevedere approssimativamente il pescato, dal modo con cui galleggiavano i “segnè”, per queste previsioni condizione indispensabile era il tempo ottimo, mare calmo, l’assenza di vento.
Un minore galleggiamento “du segna” indicava appesantimento della rete e quindi cospicua presenza di pesce, considerato che l’acciuga morta, precipita a fondo, contrariamente alle sardine che tendono al galleggiamento.
Non credo che ci siano sostanziali differenze di peso specifico fra i due tipi di pesce.
Ritengo che il fenomeno si possa spiegare con molta semplicità, l’acciuga morendo svuota la vescica natatoria mentre la sardina la riempie d’aria.
Quando il pescato era scarso, gli equipaggi, i più validi, andavano a fare la stagione sulle coste Toscane, e anche sui litorali Romani, per il periodo da maggio fino ai primi di giugno.
Prima di partire facevano provviste, caricavano i barili, il sale e tutto l’occorrente per la salagione del pesce, vettovaglie: olio, patate, cipolle, aglio, gallette di pane, non mancavano il vino, le provviste fresche erano fatte abbastanza di rado nei paesi costieri.
Il piatto quotidiano, era il tradizionale “bagnun”, che in mancanza di
pomodori, confezionato, con olio, aglio, acqua e sale, era cucinato dopo aver smagliato le acciughe, pulite ed eventualmente asciugate le reti.
Solitamente la salatura era effettuata di pomeriggio dopo aver dormito, il pesce cosparso di sale in superficie di mattino aveva perso buona parte di sangue “sangume”.
Il ritorno a Sestri solitamente previsto per i primi di luglio, era consuetudine contare i barili di acciughe alla ricorrenza della Madonna del Carmine (2^ domenica di Luglio), solitamente alla fine del mese venivano i Livornesi per l’acquisto dopo averne controllata la qualità.
Ho sentito dire che il prodotto era utilizzato principalmente per realizzare la tipica pasta, per essere poi confezionata ed esportata in Inghilterra.
La quantità del pescato variava secondo le capacità degli equipaggi, anche la fortuna svolgeva il suo immancabile ruolo. Quaranta barili di acciughe salate, per una stagione di pesca erano, una meta ambita difficilmente raggiungibile (circa 1.500 Kg. di pesce fresco), da dieci a venti barili era considerata ottima pesca.
Correva voce che certi equipaggi si avventurassero sulle coste dell’Africa, credo però che sia una leggenda se consideriamo le dimensioni delle barche usate.
Sestri Levante 13.11.2010 – Giovanni Bertorino, direttivo Circolo pescatori Balin

Vecchia tecnica di pesca con la lampara

Vecchia tecnica di pesca con la lampara

 

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