Published On: Mar, Nov 26th, 2013

ATP rilancia gli errori di AMT: “No alle privatizzazioni”

Oggi anche per nel Tigullio risuona il grido “No alle privatizzazioni” per i bus della ATP e per la Fincantieri. Ci siamo dimenticati che, quando l’Italia aveva un PIL del +5% annuo, tutti i bus erano privati e i dipendenti stavano meglio di adesso.

In Spagna la crisi è finita anche grazie ad alcune misure correttive nel mercato del lavoro, che è stato semplificato e reso più libero nelle assunzioni come nei licenziamenti: sono ripresi gli investimenti nazionali ed esteri, e la Spagna è di nuovo in crescita. In Italia -invece di puntare sulle corporazioni (fasciste o no), si dovrebbe spiegare bene ai cittadini che “privatizzare” non significa dare Alitalia agli amici, ma darla a chi sa gestire una compagnia aerea. Punto.
Ma la demagogia funziona, si vende bene. “Pubblico è bello” dicono tutti, mentre insieme e nello stesso tempo tutti dicono “Lo Stato fa schifo… Il Comune fa schifo” etc. etc. La Casta è odiata dagli italiani, ma guai a privarli della Casta. Sono illusi che “pubblico” significhi “dei cittadini”, invece è l’esatto contrario. Così si continua nello schizofrenico odio e amore per lo Stato. Con una destra sempre più demenziale, tocca alla sinistra dimostrare di essere razionale e non apocalittica e alchimistica. Non dare più spazio al magna magna cui partecipano in misura maggiore o minore tutti, dalla Casta al popolo. Come lo squalo colpito che muore e intanto continua a mangiare e a divorare se stesso… dicendo “Meglio morire con la pancia piena”. No, è meglio trovare le soluzioni per mangiare qualcosa che non sia il proprio corpo.

L’unica strada non è la privatizzazione totale, ma rendere libera l’Italia (ultima nazione Ocse a livello di liberalizzazioni, non a caso) mettendo in concorrenza privato e pubblico, unico modo per combattere i monopoli e far sì che le aziende di servizio puntino ai soli criteri seri e logici: efficienza e ricavi, senza ricorrere più ai capitali dei cittadini, peggiorando il servizio. Gridare “No alle privatizzazioni” è ricorrere a slogan del 1800, causa di enormi problemi ai lavoratori stessi, oltre che ai cittadini-finanziatori.
L’unica via è chiedere aziende sane, non sottoposte al potere della Casta. Il 43% delle aziende pubbliche di trasporto italiane è tecnicamente fallito e viene finanziato dal denaro dei cittadini, mentre i servizi peggiorano e i prezzi aumentano. E’ in attivo solo la Atm di Milano. A Roma il passivo di ATAC è di 1,2 MILIARDI, a Napoli debiti per 500 milioni. Si vuole continuare così? Sarebbe una vergogna.

A Londra la metropolitana (pubblica, ma bene amministrata) licenzia 720 dipendenti. La città applaude, perché a fronte dei licenziamenti (che saranno riassorbiti grazie a una rete di reintegrazione al lavoro efficiente) la metropolitana migliorerà ancora. Altro che bus sfasciati, costi alti e servizi in crollo come in Italia. L’Underground inglese infatti funzionerà 24 ore al giorno non stop. Chiuse le biglietterie, sostituite da macchinette: 50 milioni di sterline risparmiati all’anno, ma -appunto- 720 licenziamenti.
Ma la stampa soffia sul vento del “No alle privatizzazioni”, nell’Italia dove persino il loculo è sotto la mano “pubblica” e nella Liguria dove oggi si annunciano nuovi tagli ai treni dei pendolari… E’ come sottoscrivere il proprio suicidio senza saper leggere il documento che si sta firmando, continuare così. Siamo No Tav, e forse la Lione-Torino è un errore, ma le Ferrovie ultraveloci vanno potenziate e moltiplicate. In queste ore viene inaugurata la TAV Parigi-Barcellona: 1000 km. in 6 ore, poco più del tempo che noi impieghiamo con gli Eurocity tra Roma e Genova (500 km.). Così noi andiamo in auto, da Roma a Genova, o in aereo, inquinando. Tra Francia e Spagna invece prendono il treno, e ne guadagna anche il turismo.
Ogni giorno 500.000 tonnellate di merci vengono trasportate nelle nostre città da camion e furgoncini. A Torino hanno fatto una mega commissione nazionale per cercare una soluzione al caos e all’inquinamento prodotto dai camioncini merci, e dal cilindro han tirato fuori una soluzione favolosa: -Comprate dei furgoni nuovi e vi daremo accessi privilegiati-. Punto. Niente fantasia. Solo corporativismo e regressismo. Fascisti ieri oggi e domani, appunto. E ignoranti, visto che stiamo sempre dalla parte sbagliata. E felici di essere schiavi, in cambio di un piatto di lenticchie nemmeno garantito.
Per questo noi gridiamo alle culture di sinistra (quelle che si sono liberate dai retaggi mussoliniani delle “nazionalizzazioni”) e ai  liberali: – Ma in altri tempi non eravate per la liberazione del proletariato? Come mai oggi gridate “No alla Casta” e insieme “Sì alla Casta”?
E al popolo che non ha più diritto di essere “bue”, ma il dovere di essere libero e responsabile di se stesso, gridiamo: Ma davvero non vi accorgete che le lenticchie stanno finendo? Non sarebbe il caso di cambiare rotta, di smettere di essere schiavi?
Strategic Issues in Public-Private Partnerships, 2nd-3

Displaying 2 Comments
Have Your Say
  1. Redazione ha detto:

    Grazie per il commento, Umberto. Rispetto al buco di bilancio (c’è in effetti un salto mortale doppio sulla “svolta” delle trattative, con denaro che prima non c’era ricomparso, che andrà sottratto ad altre voci di bilancio, evidentemente), la risposta è ovvia: il buco sarà colmato dai pagatori soliti: i contribuenti tutti.

  2. umberto ha detto:

    Complimenti per l’articolo, perfetto e lucidissimo. Sarei tentato di fare qualche commento, ma temo di trascendere. Mi limito solo ad una domanda: la gestione pubblica ha lasciato un enorme buco: chi lo colmerà? e come? Tutti siamo in ansiosa attesa di una risposta (ma ci si risparmino, per favore, le solite tiritere in politichese).

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>