Published On: Mer, Set 25th, 2019

Azienda unica AMT e ATP . Vietato il CdA ai privati, come neanche in Corea del Nord o sotto il fascismo o lo stalinismo

E’ corretto riunificare due aziende, limitandone i costi di gestione (amministrazione, contabilità, pagamenti…). Ma il diavolo si nasconde nei particolari. Vediamo perché.

E’ stata siglata la bozza di accordo su governance e occupazione in due aziende di trasporto, la ATP che opera fuori dalle aree del capoluogo ligure, e la AMT che gestisce “in house” il trasporto urbano del Comune di Genova.

Si tratta di aziende partecipate, aziende che in Italia sono quasi tutte “bad companies” cioé grandi generatrici del debito pubblico (pensiamo alla nazionalizzazione di Alitalia che costa a tutti gli italiani quanto una finanziaria: 70 milioni di perdita tra luglio e agosto, il periodo più favorevole dell’anno. Ma Alitalia è gestita dallo Stato, le altre compagnie mondiali -dove si pensa alla crescita aziendale basata sugli utili e non ad altri sotterfugi-, quest’estate hanno macinato utili…).

Invece per la nuova azienda di trasporto urbano ed extra urbano dell’area genovese i privati avranno il permesso di entrare (e cacciare soldi) ma potranno partecipare soltanto in minoranza assai ristretta al capitale societario, e -quasi fossero degli infetti e dei paria- non potranno entrare nel Consiglio di Amministrazione.
Ciò nell’Italia in cui le società partecipate hanno tutte dato prova di essere antieconomiche e male amministrate, tanto che -se è vero che i biglietti costano poco SUBITO, e vero che POI costano di più dei biglietti dei bus tedeschi (perché per ripianare i debiti delle aziende partecipate dal “pubblico” partitocratico, tutti i cittadini devono pagare più tasse)… E gli autobus di Monaco e Berlino o Londra o Parigi costano anche il triplo di quelli italiani… prima delle tasse).

E’ pur vero che gli italiani amano farsi vendere anche più volte al giorno la fontana di Trevi o il Colosseo (a patto di avere mano libera per i più “furbi”), ma insomma quasi tutti abbiamo capito che il privato DEVE tenere i conti in ordine, ed avere efficienza, per poter offrire il meglio al prezzo migliore. Cose che il “pubblico” non ha obbligo di fare.
Per l’eventuale sparizione di tratte minori, diremo che:
– queste sono già sparite sotto l’impero del “sistema pubblico”;
– basterà imporre dei paletti ai privati: le Amministrazione devono gestire e controllare, astenendosi dal fare business.

Invece si vieta ai privati di entrare nel CDA, come neanche sotto il fascismo, o come nell’Unione Sovietica di Stalin e Breznev, o come oggi avviene -con ben splendidi risultati- nel Venezuela del dittatore Maduro (la nazione con più petrolio vampirizzata dalla casta militare e socialista al potere che è rimasta senza cibo e senza petrolio). Quanto a libertà economica in certi settori siamo ridotti come Nord Corea o una delle ex repubbliche sovietiche tra Afganistan e Mar Caspio

E invece tutto va bene a Genova, dove il Comune, Amt, Atp e i sindacati hanno concordato in toto un accordo col quale si sono definiti i NIET a ogni eventuale ingresso di privati e le “favolose” tutele per i lavoratori delle due aziende.
Noi -che siamo testimoni di ciò che succede nei Paesi “Normali”, dove le “tutele” dei lavoratori passano esclusivamente da meritocrazia, regole di non sfruttamento, buone paghe, e bilanci più che in ordine…- trasecoliamo.

La firma dell’accordo -giusto per la ottimizzazione dei costi, ma “sovietico-corporativo” per le regole antieconomiche e illiberali previste-, avverrà entro venti giorni.

Bus stop con pensilina (Unione Sovietica, anni ’70?)