Published On: Sab, Nov 9th, 2013

Bagnasco contrario alla limitazione del traffico a Rapallo

Carlo Bagnasco, capogruppo della lista Pdl nel Consiglio comunale di Rapallo, critica i provvedimenti della maggioranza per la tutela della qualità dell’aria con conseguenti limitazioni per i veicoli circolanti sul territorio di Rapallo. Le soluzioni “oggetto di un’enciclopedica ordinanza, avranno un solo risultato verificabile: nulla, assolutamente nulla. Solamente il disagio per poche decine di persone che usano mezzi difficilmente sostituibili, vista la situazione economica così delicata.

L’unica soluzione quindi è migliorare la fluidità del traffico con interventi possibili e realizzabili in breve tempo, come ad esempio l’allargamento di via Mameli e la strettoia di S. Michele.

Bagnasco richiede il ritiro dell’ordinanza e a riprendere le iniziative prese dall’amministrazione precedente.
Forse però alla città serve una decisa ricostruzione della mobilità urbana, con scelte coraggiose e “pesanti”, a partire dal tunnel per Sta. Margherita ligure, se questo potrà fungere da by-pass del centro per chi arriva dall’autostrada e vuole andare a Santa o Portofino. Perché non pensare a minibus elettrici, e addirittura a marciapiedi a tapis roulant, azionati da fotovoltaico o da una pala eolica?

Per sdrammatizzare mi permetto di dubitare di tutto e di tutti (incluse le mie proposte) e di autocitare l’incipit di un mio scritto di qualche anno fa, intitolato

GUANACA

Anche nell’Evo antico i galli della Guanaca ruggivano con forza distruttiva, ogni volta che laceravano la luce del mattino. Nessuno sa perché questi tronituanti bipedi cantino con simile accanimento, ormai gli abitanti di quelle terre si sono fatti una ragione di quella abnormità genetica e ogni sera, prima di posare il capo sul cuscino, hanno cura di imbottire le orecchie con gomma o con ogni altro oggetto utile a inibire risvegli indesiderati. Amano dormire in pace, i guanachesi.

Purtroppo i decibel dei galli hanno impedito un adeguato sviluppo turistico della nazione, che pure ha l’innegabile privilegio di bagnarsi i piedi nel proficuo oceano che bagna le sue coste, recando in aggiunta sul capo un colbacco punteggiato di conifere e protuberanze rocciose. Se sorvolate la Guanaca con un aereo -o la esplorate con Google Earth-, vedrete anche ampie zone pianeggianti coltivate a riso, grano, ortaggi, piante da frutto, con i campi divisi in linee geometriche che neppure Euclide avrebbe immaginato tanto precise, così che sembra di vedere materializzato un testo di matematica, del quale i campi coltivati rappresentano la parte più razionale, e le coste, i monti e i fiumi la parte frattale, caotica.

Caotico è pure il traffico, a Guanaca.

Negli ultimi decenni del ‘900 la relativa ricchezza, l’efficacia del sistema publicitario e gli incentivi del governo avevano fatto sì che ci fossero più auto che automobilisti, più moto che motociclisti, più biciclette che ciclisti, sicché il governo avviò una serie di provvedimenti che sarebbero serviti, secondo i ministri, a civilizzare le strade e glorificare il pedoneggiamento per mezzo dei mezzi pubblici. Fecero costruire una quantità di autobus di colore giallo, con orari improbabili, percorsi a boomerang e prezzi non del tutto bassi, col risultato che le strade risultarono ancora più intasate e ipocinetiche, mentre i bus giravano vuoti, perché i cittadini temevano di finire in qualche orrido urbano, smarrita la retta via, e inoltre non volevano dimostrarsi incapaci di pagare le pantagrueliche somme dovute alle compagnie petrolifere e alle assicurazioni che li rendono sovrani delle loro auto. La povertà a Guanaca è considerata un viluppo inestricabile e avvilente.

All’inizio del nuovo millennio intervenne la rivoluzione energetica, e i governi presero a scongiurare gli elettori di utilizzare nuovi mezzi di trasporto, basati su energie alternative immaginate nelle scuole di pensiero. Cominciarono a dare il buon esempio gli uffici governativi, i comuni, gli ospedali, le organizzazioni non governative, i preti. Il risultato fu che, oltre a bus e macchine normali, cominciarono a circolare anche auto a biodiesel, a batteria, ibride, che costavano molto e funzionavano poco. E tutti se la presero con l’endemica corruzione dei governi.

A Guanaca hanno inventato un neologismo per insultare i politici, li definiscono “incapaciocrati”. Soggetti a secoli di dominazione coloniale, i guanachesi sono risorti grazie alle politiche illuministe applicate per un paio di anni dal padre della patria che li rese liberi e autocefali. Parliamo del famoso Demetrio Calvados, un eroe così stimato che in Guanaca ancor oggi non c’è casa o città priva di una traccia vivente di Calvados, vuoi in virtù del nome assegnato ai neonati, alle strade o alle piazze, vuoi in virtù di libri, quadri e monumenti che riguardano quell’epoca felice e irripetibile.

In epoche più recenti i guanachesi sono precipitati sotto il giogo di despoti tetragoni, il cui massimo rappresentante fu Pierduilio Costa, figlio di emigrati provenienti dall’Italia, un uomo talmente  prevenuto nei confronti del futuro da aver bloccato ogni progresso e industrializzazione del Paese. Il Costa aveva governato a lungo, fomentato a sopravvivere da un terrore ipocondriaco che lo rese schiavo degli antiossidanti e innamorato della moglie dottoressa in medicina, nonostante costei riunisse in sé un corpo sghimbescio, un volto da cinghiale, una pelle traversata da rughe come l’isola di Pasqua dai venti, e una rapacità da gazza che le inimicò il popolo più delle relazioni “potenzialmente sessuali” -come scrissero i giornali d’opposizione- con giovani ufficiali del corpo della guardia presidenziale.

Alla morte di Costa subentrò una primavera di riforme lunga un paio di settimane, tra crisi parlamentari e una serie di denunce e lotte per spartire il potere. Da questa fase Guanaca uscì con le ossa rotte e un fiume mai in secca di premier e amministratori incapaciocrati. I nostalgici di Pierduilio Costa definivano il nuovo corso Demodisgrazìa, con l’accento sulla seconda i.

(…)

Il primo decreto del nuovo governo di Guanaca fu lo scioglimento della prima industria nazionale, una fabbrica di aerei il cui proprietario aveva dettato legge all’intera nazione, facendo e disfacendo governi, imponendo di costruire aeroporti là dove s’adimava uno splendido fiume e distruggendo intere foreste là dove ora striscia l’oscuro asfalto.

“Il personale dell’industria si dedicherà alla riconversione dei trasporti in senso moderno, cercando di mantenere intatto il vecchio sistema: questo progetto riguarda l’intero territorio nazionale e prevede l’elaborazione di un nuovo modello di trasporto, a partire dalle aree metropolitane”.

“…Nell’immediato ogni centro urbano dovrà eliminare l’uso delle auto private, salvo i mezzi pubblici necessari (ambulanze, pompieri etc.), e salvo le auto private utilizzate per scopo di necessità. Le strade principali saranno percorse da filobus nei due sensi di marcia, ogni due minuti, a meno che ciò non sia possibile. L’industria nazionale si impegnerà nella fabbricazione di pannelli solari a basso costo, partendo dalla constatazione che fino a questo momento la produzione è stata bloccata dagli interessi dei costruttori di automobili, che non sono riusciti a imporre uno standard ecologico dopo la carapocalypse del 2008”.

Inoltre intendiamo realizzare dei parchi di alghe sotto serra, la cui fermentazione contribuirà alla formazione di biogas. Vogliamo tornare alle ricerche di alcuni anni fa…”

Per non parlare della Naturmobile, proposta da un iraniano alcuni anni fa:

Naturmobile

Naturmobile

Displaying 2 Comments
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  1. Redazione ha detto:

    8 anni fa circa… giuro!

  2. Pulce ha detto:

    il cognome di Pierduilio… mi lascia un po’ perplessa 😉 menomale che è uno scritto di qualche anno fa …

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