Published On: Ven, Feb 7th, 2020

Blindati turchi su una nave transitata in Libia, ora ferma nel porto di Genova

Tracciata dalla portaerei francese Charles de Gaulle, e poi dai voli dei caccia Rafale, la nave di bandiera libanese Bana è ancora ferma a Genova, ufficialmente “per controlli”, dopo che alla ricostruzione del percorso tra Turchia e Tripoli si sono aggiunti un video e la testimonianza di un marinaio sbarcato a Genova, che -in cambio di asilo politico- ha avvalorato la tesi secondo cui la nave abbia trasportato un carico di armi in sostegno del governo legittimo di Serraj.

In realtà, l’Italia sostiene come Ankara il governo di Serraj contro il pericoloso tentativo del generale Haftar, sostenuto da egiziani e francesi e dai russi di Putin. La guerra civile tra i ribelli di Bengasi e la Tripolitania continua.
Il punto è che la Turchia vuole sostituirsi all’Italia nel rapporto privilegiato con Tripoli. Ciò non per amore di democrazia, quanto per amore del petrolio libico.
Ma mentre l’Italia affoga nella sua burocrazia politica, aggravata dalla burocrazia europea, dimostrando la sua irrilevanza geopolitica nello scacchiere mediorientale, la Turchia, forte di una dittatura che non bada certo ai bizantinismi delle leggi per decidere ogni mossa, forte del secondo esercito della NATO, e forte di una crescita demografica (cioé geopolitica) impetuosa, può permettersi di aiutare la Libia, in barba alle scelte internazionali che vietano il sostegno armato in conflitti interni.

Nel frattempo la nave Bana, dopo essersi fermata nel porto di Tripoli, è arrivata a Genova. Ieri il comandante del cargo è stato iscritto nel registro degli indagati.

Ufficialmente la nave turca ha sbarcato in Libia un carico di auto usate. Invece il video mostrato alla Digos genovese da chi ha chiesto asilo politico in Italia, mostrerebbe autoblindo, cannoni e cingolati. Secondo Al Arabiya il video era stato utilizzato anche dall’Esercito Nazionale Libico (LNA), il quale aveva diffuso sulla sua pagina Facebook il video dei veicoli corazzati turchi che si trovavano sulla Bana. La stiva ora è vuota, ma la nave è sotto sequestro, inclusi scatola nera e diario di bordo.

Il 30 gennaio un ufficiale militare francese, aveva rivelato che la nave -in rada a Tripoli- aveva un carico di veicoli corazzati, ed era scortata da una fregata turca. In effetti, la “fregata” all’Italia continua.

Ufficialmente il Libano è responsabile di ogni nave registrata in quel Paese. Per tutelarsi il Ministero degli Esteri libanese ha chiesto chiarimenti all’ambasciatore della Turchia a Beirut. Il Libano, va detto, esercita una politica di bandiera ombra, consentendo a navi di proprietà di cittadini o aziende di altri Paesi di issare la bandiera libanese, anche se di fatto poi così non è.

Inoltre l’equipaggio della Bana, dopo il transito al largo di Creta, ha disinserito il transponder, il sistema di identificazione automatica della nave, rendendola non tracciabile.