Published On: Mar, Mar 14th, 2017

Bocciato in Liguria il reddito di inclusione attiva (e il reddito di cittadinanza)

Respinto in Regione Liguria il reddito di inclusione attiva proposto dal PD. Il che chiude il discorso anche al “reddito di cittadinanza” proposto da M5S. Per il centrodestra le proposte di questo genere sono un falso, perché partono dal “presupposto che i soldi vengano fabbricati dallo Stato come la manna del cielo, e che si possa garantire a tutti la settimana dalle sette domeniche“.
L’obiezione è corretta. Servirebbe però qualche misura che selezioni almeno le situazioni più gravi, escluse dalle tutele dei lavoratori dipendenti. Per esempio: è tollerabile nel 2017 che i lavoratori autonomi non abbiano nessuna tutela previdenziale ma solo il dovere di pagare le tasse?
Rinviata la discussione sui limiti da imporre alle slot machines.

Respinta la proposta di legge sul reddito di inclusione attiva

Con 16 voti contrari (maggioranza di centro destra), 5 astenuti (Mov5Stelle) e 10 favorevoli (Pd, Rete a Sinistra, Gruppo misto Libera-Mente Liguria) è stata respinta la proposta di legge “Sperimentazione del reddito di inclusione attiva e di misure per contrastare l’esclusione sociale” di iniziativa di  Raffaella Paita, Luca Garibaldi, Giovanni Barbagallo, Luigi De Vincenzi, Valter Ferrando, Giovanni Lunardon, Juri Michelucci e Sergio Rossetti del Pd.

                  Il testo presentato in aula proponeva  l’introduzione in via sperimentale  della misura del reddito di inclusione attiva e azioni per contrastare  l’esclusione sociale con l’intento   – secondo i proponenti  – di valorizzare le competenze e accrescere le occasioni di occupazione delle persone che si trovano temporaneamente escluse dal mercato del lavoro e di attuare misure per il contrasto della povertà e l’esclusione sociale dei quanti non dispongono o dispongono con intermittenza delle primarie risorse per il sostentamento proprio e della propria famiglia.  Tale reddito consisteva nell’erogazione fino a 400 euro mensili. Fissato un limite temporale alla sperimentazione della legge. La proposta prevedeva, inoltre, che il reddito di inclusione attiva si accompagnasse allo svolgimento di interventi di pubblica utilità messi in atto dai Comuni con particolare riferimento al mantenimento di servizi essenziali, al dissesto idrogeologico e alla cura del territorio o a specifiche azioni mirate all’inserimento formativo o lavorativo dei soggetti beneficiari.

Respinti tutti  gli emendamenti presentati in aula dagli stessi proponenti.

Luca Garibaldi (Pd) ha dichiarato che la proposta di legge va «ad integrare e rafforzare le nuove misure nazionali» introdotte per contrastare la povertà che sono, per la prima volta – ha sottolineato – di carattere universale, non legate a singole categorie come invece avveniva in passato. Per quanto riguarda l’iniziativa in discussione, il consigliere ha rimarcato che può costituire «un modello per politiche future» regionali.  La proposta – ha ribadito – si occupa, in particolare, di situazioni non contemplate dal  Sia (lo strumento nazionale per il sostegno all’inclusione attiva). Garibaldi ha assicurato che non si tratta di una proposta assistenzialistica, prevedendo, tra l’altro, che i beneficiari del reddito si occupino di lavori di pubblica utilità per la collettività. La proposta – ha aggiunto –  si rivolge in particolare alle famiglie, cercando di impedire che la povertà si trasmetta da padre e figlio e cercando di garantire il diritto allo studio e alla salute.

Giovanni Lunardon (P) ha spiegato che la proposta di legge, presentata prima delle recenti iniziative nazionali, è un’anticipazione e «un’integrazione» della legge delega votata dal Parlamento al Governo. «E’ una misura con una dotazione finanziaria certa e nei limiti del bilancio regionale perché attinge al fondo di riserva e sarà una prima risposta importante alle famiglie in stato di povertà assoluta». Lunardon ha sottolineato, inoltre, che non è uno strumento assistenzialista perché prevede un contratto che pone condizioni precise all’attivazione del sostegno finanziario, legate a percorsi lavorativi di inclusione. Fra le misure, oltre al sostegno economico – ha aggiunto – sono previsti servizi accessori, propri della Regione, nel settore scolastico, dei trasporti, della tutela della salute e degli affitti sociali, che potranno essere potenziati una volta che la legge nazionale sul reddito dell’inclusione attiva fornirà le necessarie risorse per soddisfare la prima misura sul sostegno economico.

Marco De Ferrari (Movimento 5 Stelle) ha accusato il Pd «di non aver voluto ascoltare le nostre istanze sul reddito di cittadinanza», che era stato oggetto di una proposta di legge presentata dal suo gruppo nelle settimane scorse ed era stata respinta dal Consiglio. Il consigliere ha aggiunto: «Secondo noi nessuno deve rimanere indietro, ma voi – ha detto riferendosi a Pd e maggioranza  – andate avanti come partito unico ignorando le richieste vere della cittadinanza». De Ferrari ha annunciato, comunque, il voto di astensione del Movimento5Stelle «per le situazioni di grave crisi dilagante anche in Liguria».

Sergio Rossetti (Pd), ha aggiunto: «In questo provvedimento ci sono tre elementi validi: la sostenibilità economica, perché c’è una copertura di bilancio; è la prima volta che misure regionali vanno nella direzione di misure nazionali che le Regioni devono integrare e, infine, il patto negoziale fra pubblica amministrazione e persona consente ai soggetti in difficoltà di sviluppare competenze e energia, mettendosi in gioco, e dà dignità a coloro che sono in stato di bisogno fornendo anche strumenti di aiuto e assistenza».  Rossetti ha accusato, quindi, la giunta di non avere assunto in questi due anni «leggi o atti amministrativi sui servizi sociali, azioni per le famiglie, azioni finanziarie per il fondo antiusura, per coloro che danno assistenza ai clochard, e un piano dei servizi sociali – ha concluso – strategico per la Regione».

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha preannunciato il voto favorevole al provvedimento perché, pur ravvisando dei limiti, «si tratta pur sempre di una manovra che ha elementi interessanti e ha l’obiettivo di aiutare persone che non riescono a sopravvivere ad una crisi molto forte, com’è quella attuale». A tal proposito Pastorino si è soffermato, in particolare, sulla grave situazione lavorativa e occupazionale che ha colpito il Paese e la Liguria: «Dobbiamo individuare un problema comune e reale che riguarda il territorio – ha detto – e si chiama povertà. Sono le leggi che cercano di contrastare questo fenomeno – ha concluso –  a lasciare il segno in una legislatura».

Raffaella Paita (Pd) ha dichiarato che le istituzioni non si possono voltare dall’altra parte di fronte alla povertà ed ai fenomeni che hanno avuto ripercussioni sul mondo del lavoro in questi anni di crisi. «Non possiamo immaginare di non dare una possibilità occupazionale e di reddito ai cittadini fuoriusciti dal mercato del lavoro o che non hanno avuto la possibilità di accedervi» ha detto, sottolineando che provvedimenti analoghi sono stati approvati da molte Regioni italiane e ha ribadito che il provvedimento «ha una copertura finanziaria». Paita ha sottolineato che occorre, però, «fare delle scelte». E ha concluso dichiarando che, a suo avviso, le decisioni sulle risorse per questo settore sono le più importanti che si dovranno prendere in futuro.

Francesco Battistini (Gruppo misto Libera-Mente Liguria) ha annunciato voto favorevole alla proposta di legge, nonostante alcune criticità: «Non sarà la norma verso la quale tendere, non è sicuramente il traguardo da raggiungere, però questa proposta di legge rappresenta comunque un piccolo passo in avanti, un sassolino lanciato nello stagno per avviare una discussione seria, un piccolo gradino da salire verso la lotta alla povertà». E ha auspicato che la maggioranza o tutto il Consiglio insieme presenti in commissione una norma per il contrasto alla povertà «nell’interesse della comunità ligure».

L’assessore alle politiche sociali Sonia Viale ha ribattuto: «Il Pd, mi dispiace, non mi ha convinto». L’assessore, infatti, ha spiegato che la proposta di legge ha finalità identiche a quella nazionale sul contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, che stanzierà ben un miliardo e mezzo di euro, di cui trenta destinati proprio alla Liguria. Intanto – ha ricordato – il Governo ha drasticamente tagliato il fondo nazionale per le politiche sociali, che è sceso da 311 a 99 milioni determinando una riduzione dei trasferimenti alla Liguria per questo capitolo da 8,5 a 3 milioni di euro. Secondo Viale, quindi, «il processo nazionale non necessita di ulteriori provvedimenti delle Regioni» che, proprio grazie al futuro intervento nazionale nel settore, «possono liberare risorse ad altre esigenze del sociale» in modo da arginare gli effetti negativi dei tagli nazionali al settore. Viale ha concluso leggendo la lettera inviata al ministro Poletti dal presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini il quale, dopo avere esaminato il testo licenziato dal Senato, alla luce del ridimensionamento del fondo delle politiche sociali, ha chiesto a nome della Conferenza che il Governo permetta l’utilizzo delle risorse risparmiate sul fondo nazionale povertà destinato all’inclusione sociale per implementare il fondo delle politiche sociali in modo da garantire la continuità dei servizi sul territorio.

Palazzo Regione Liguria in via Fieschi