Published On: Gio, Lug 14th, 2016

Bolkestein: la UE respinge la proroga delle concessioni balneari al 2020. Anche 200.000 ambulanti brussellizzati

L’Europa ha respinto la proroga delle concessioni balneari al 2020, un tentativo maldestro del governo Monti di ovviare alla direttiva Bolkestein. Spiagge nel caos, dal momento che ogni stabilimento balneari (con decine di dipendenti) da oggi si trova su un terreno di cui non ha la concessione.

Si deve fare chiarezza su questa legge “liberale” che viene da Bruxelles. La direttiva «Bolkestein» ha inserito all’articolo 12 anche la categoria degli ambulanti -nella così detta “liberalizzazione” dei mercati -che in realtà rischia di produrre altra burocratizzazione e affidamento alle società e aziende più forti il ruolo di monopolizzatori. Il modello per l’Europa dev’essere l’Irlanda (vedi perché), e l’alternativa è il Nord Corea. Temiamo che si vada verso modelli nordcoreani…

Come sanno persino le amebe del Belucistan, i monopoli sono l’esatto opposto delle “liberalizzazioni”. A parole la direttiva è sensatissima, e inoltre prevede di tenere in conto gli interessi degli attuali titolari, che hanno conoscenza delle spiagge e hanno investimenti in corso e dipendenti. In realtà la direttiva rischia di consegnare le spiagge alle aziende monopoliste e internazionali. Infatti la Corte osserva che la normativa italiana penalizza le aziende estere “ostacolando la libera concorrenza”.
In sintesi
, la Bolkestein -in nome del liberalismo di cui tutti si riempiono la bocca (esclusi neomarxisti e post fascisti) e che nessuno attua o conosce- rischia di favorire la concentrazione delle concessioni ai monopolisti. Non è quindi il caso di dividersi tra chi osteggia l’eccesso di privilegi dei balneari e chi invece ne fa parte o pensa che siano una risorsa economica da tutelare. Quindi?
Si poteva evitare il rinnovo automatico delle concessioni senza dare chance ai monopolisti, penalizzando gli operatori locali.
Ecco parte delle sentenza:

“Con l’odierna sentenza, la Corte sottolinea, anzitutto, che spetta al giudice nazionale verificare, ai fini dell’applicazione della direttiva, se le concessioni italiane debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni per via della scarsità delle risorse naturali. Nel caso in cui la direttiva sia applicabile, la Corte precisa, poi, che il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza (in particolare un’adeguata pubblicità). Orbene, la proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione. Certamente l’articolo 12 della direttiva consente agli Stati membri di tener conto, nello stabilire la procedura di selezione, di motivi imperativi di interesse generale, quali, in particolare, la necessità di tutelare il legittimo affidamento dei titolari delle autorizzazioni di modo che essi possano ammortizzare gli investimenti effettuati. Tuttavia, considerazioni di tal genere non possono giustificare una proroga automatica, qualora al momento del rilascio iniziale delle autorizzazioni non sia stata organizzata alcuna procedura di selezione. L’articolo 12 della direttiva osta, pertanto, a una misura nazionale che, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati, prevede la proroga automatica delle autorizzazioni di sfruttamento del demanio marittimo e lacustre per attività turistico-ricreative”. “La Corte precisa, infine, che, nel caso in cui la direttiva non fosse applicabile e qualora una concessione siffatta presenti un interesse transfrontaliero certo, la proroga automatica della sua assegnazione a un’impresa con sede in uno Stato membro costituisce una disparità di trattamento a danno delle imprese con sede negli altri Stati membri e potenzialmente interessate a tali concessioni, disparità di trattamento che è, in linea di principio, contraria alla libertà di stabilimento. Il principio della certezza del diritto, che mira a consentire ai concessionari di ammortizzare i loro investimenti, non può essere invocato per giustificare una siffatta disparità di trattamento, dal momento che le concessioni sono state attribuite quando già era stato stabilito che tale tipo di contratto (che presenta un interesse transfrontaliero certo) doveva essere soggetto a un obbligo di trasparenza”. Fonte: MondoBalneare.com

AMBULANTI A PEZZI?
Bolkestein riguarda anche gli ambulanti: ogni anno, a partire dalla primavera del 2017, gli ambulanti dovranno rinnovare le licenze. Il provvedimento dell’Ue permette anche alle società di capitali di partecipare alle gare. Più che il rischio di concentrazione delle licenze in mano di chi ha denaro e strumenti per combattere le orde di Tamerlano della burocrazia, vale il principio di dare valore alle piccole produzioni locali, evitando che il mercato proponga a Cinisello Balsamo gli stessi prodotti di Sidney o Calcutta. Si mettono a rischio circa 200 mila piccole aziende, spesso a conduzione familiare, con oltre 400 mila posti di lavoro.

Proteste di ambulanti da almeno un anno. A Firenze nel luglio 2015 un corteo di furgoni a velocità ridotta ha attraversato la città dal parco della Cascine a piazzale Michelangelo, mandando in tilt il traffico.
In Veneto si parla di «nuovi criteri sul rinnovo delle concessioni per il commercio ambulante, che in sostanza premia l’anzianità di impresa e di posteggio». L’attività di 10.800 imprese, in massima parte familiari, è in sicurezza. Con i nuovi criteri stabiliti dalla Regione, infatti, d’ora in avanti nei bandi di selezione dei Comuni l’anzianità di iscrizione nel registro delle imprese fino a 5 anni varrà 40 punti, da 5 a 10 anni 50 punti e da oltre 10 anni 60 punti”.

Lavagna e il Tigullio da Sant'Anna

Lavagna e il Tigullio da Sant’Anna

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