Published On: Ven, Set 11th, 2015

Bosnia: la storia, i disastri, le speranze e la discriminazione contro i cattolici e protestanti in un nostro réportage

Sono passati 20 anni dalla fine della guerra in Bosnia ed Erzegovina, ma le conseguenze del conflitto sono ancora presenti e il Paese stenta a riprendersi.
La crisi economica che ha colpito i Paesi dell’Europa Occidentale in questo Paese balcanico si è fatta maggiormente sentire. Il tasso di disoccupazione è altissimo e la Sanità non è gratuita. Non è stata fatta ancora completamente giustizia sui crimini commessi durante la guerra, compreso il massacro di Srebrenica, una macchia infame nella storia recente dell’Europa. Le milizie serbo-bosniache e truppe paramilitari uccisero 8732 musulmani bosniaci. L’area si trovava sotto la tutela di truppe olandesi delle Nazioni Unite. É stato realizzato, a memoria di quel tragico fatto, un memoriale in cui sono anche sepolte le vittime di quella tragedia.

Lo scorso 11 luglio si è svolta la cerimonia di commemorazione del ventennale del massacro, e non sono mancati momenti di tensione, con sassate che hanno costretto il Premier serbo Aleksandar Vučić ad abbandonare la cerimonia. Prima di arrivare a Srebrenica aveva definito l’operato delle truppe serbe -guidate dal generale Ratko Mladić con l’appoggio del gruppo paramilitare degli Scorpioni- un “crimine mostruoso”. Aveva anche firmato il registro di solidarietà alle vittime, in presenza della Presidente dell’Associazione delle Madri delle vittime Munira Subasic, ma ciò non ha frenato le dure contestazioni della folla.

Lo sviluppo di Serbia e Bosnia è sempre bloccato dalle regole statutarie imposte dal Trattato di Dayton. L’accordo che fermò la guerra sanciva infatti l’intangibilità delle frontiere del nuovo Paese ma divideva lo Stato in due entità, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina (51% del territorio, definita spesso, anche se tale nome non è ufficiale, Federazione croato-musulmana) e la Repubblica Serba (49%). Queste due entità hanno poteri autonomi in vasti settori e infatti, pur essendo inserite in una cornice statale unitaria, sono due Stati.
In passato esponenti politici della Repubblica Serba avevano espresso parole pro-secessione recentemente smentite. A Dayton fu inoltre stabilita una Presidenza tripartita; tre Presidenti, uno per ogni etnia, vengono eletti dai cittadini ogni due anni e ogni otto mesi si alternano alla guida del Paese.
Lo scorso luglio si è svolto a Belgrado l’incontro tra il Premier di Serbia Vučić e i membri della Presidenza tripartita della Bosnia ed Erzegovina. Vučić ha dichiarato di aver dimenticato l’aggressione subita nei giorni precedenti a Srebrenica, e ha ribadito di guardare con convinzione al futuro in uno spirito di amicizia e autentica riconciliazione tra Serbia e Bosnia ed Erzegovina. Si spera queste non siano solo parole, anche perché la Serbia è motivata dalla prospettiva del possibile ingresso nell’Unione europea. Il Presidente di turno della Bosnia ed Erzegovina -il croato Dragan Covic- ha replicato: “Il passato tra Serbia e Bosnia ed Erzegovina lasciamolo agli storici, ora è necessario guardare al futuro.”

        Infine i cattolici e protestanti di Bosnia ed Erzegovina sentono una latente ostilità nei loro confronti, si sentono discriminati, denunciano la continua costruzione di moschee in contrapposizione alla difficoltà, se non l’impedimento, di realizzare nuove chiese, e affermano di aggressioni a Sarajevo nei loro confronti da parte di gruppi di musulmani. La costruzione di nuove moschee è finanziata soprattutto da altre nazioni islamiche, e durante il conflitto degli anni ’90 si sono trasferiti in Bosnia Erzegovina da altri Paesi molti musulmani che hanno cercato di diffondere l’integralismo tra i musulmani bosniaci, che di norma convivevano pacificamente con le altre etnie e religioni del Paese balcanico.
Ma nonostante queste difficoltà si incontrano sempre persone molto ospitali, che ti accolgono nelle proprie dimore e ti fanno sentire come a casa. E’ presente la Congregazione delle Suore Ancelle del Bambin Gesù, che si impegnano per aiutare i più bisognosi. Per queste suore la recente visita di Papa Francesco, dopo il viaggio del 1997 di Papa Giovanni Paolo II, è stato un evento molto importante. Ma anche gli ortodossi e i musulmani hanno accolto con favore Francesco: l’attuale Pontefice è una figura molto rispettata.
Il Papa ha evidenziato come in questi anni sono stati fatti passi avanti nel cammino della riconciliazione ma ne sono necessari altri.
La Bosnia Erzegovina nel resto del mondo è ancora un Paese sconosciuto, noto solo a causa degli eventi bellici successivi alla fine dell’impero sovietico e della Federazione yugoslava.
La nazione non è una meta turistica anche se la Bosnia ed Erzegovina ha molte ricchezze naturali e culturali da offrire. Recentemente un fotografo bosniaco ha pubblicato un libro in cui evidenzia queste ricchezze, offrendo un contributo concreto al rilancio economico e democratico del suo territorio.
Il titolo del testo è “Vieni, divertiti e racconta – Bosnia ed Erzegovina – 30 destinazioni indimenticabili”. L’autore Amel Salihbasic ha voluto mostrare, per mezzo di fotografie e testi, almeno una parte della Bosnia ed Erzegovina, così che la sua terra tornasse di nuovo a essere un libro aperto al mondo e non più una terra di nessuno, una dead zone come quella del profetico film Stalker di Andrej Tarkovskij.
(Il nostro collaboratore Enrico Lastrico si è recato -questa estate- in Bosnia Erzegovina)
bosnia libro

Srebrenica, memoriale

Srebrenica, memoriale

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