Published On: Mar, Lug 18th, 2017

Camillo Davigo a Santa Margherita spiega “Il sistema della corruzione”

Una Sala degli Stucchi gremita di pubblico ha accolto ieri pomeriggio Piercamillo Davigo a Villa Durazzo per il secondo appuntamento della rassegna “Incontri a Santa”.

A Santa Margherita Ligure, Davigo, dialogando con il giornalista Giuseppe Sciortino, ha affrontato tutti i punti salienti del suo ultimo libro, Il sistema della corruzione, edito da Laterza.

«La corruzione esiste ed è un reato difficile da sconfiggere perché in genere non ha testimoni ed è sommerso. Per batterla serve un cambio culturale – così Davigo ha spiegato perché il suo lavoro e quello dei suoi colleghi resta fondamentale e molto complicato – L’Italia ha un problema atavico. Diamo più importanza ai reati minori e quasi nessuna a chi rovina la vita di decine di migliaia di persone con i reati di corruzione. Sembra quasi che sia accettata come ordinaria e normale».

Ma per Davigo non si tratta di un problema da affrontare solamente tramite il sistema giudiziario. «Oltre alla questione legale ne esiste una etica. Se un vicino di casa è accusato di rubare, non lo invito a cena. Allo stesso modo dobbiamo pretendere che certe persone non abbiano più nulla a che fare con la pubblica amministrazione o gli appalti. Io di fianco ad un delinquente non mi ci siedo e pretendo che nessuno mi obblighi a farlo».

Un grande problema anche quello della giustizia ingolfata che lascia campo fertile alla corruzione. «In Italia ci sono troppi processi e pochi magistrati, questo rende facile ai corruttori e ai corrotti farla franca, perché l’indagine per corruzione è molto complessa e richiede tempi lunghi».

Non efficaci anche le leggi presenti. «I politici si concentrano molto sul dibattito riguardante la libertà o il controllo della magistratura, ma poi non producono leggi adeguate; magari dichiarando di voler perseguire i reati per corruzione, per poi fare il giorno dopo un indulto. In aggiunta le pene sono completamente inadeguate. Si pretendono punizioni durissime per gli scippatori, e poi si condannano a due anni i corruttori. Ma una cosa va sottolineata, di fronte a un reato di corruzione che interessa decine di migliaia di persone, magari sottraendo loro tutti risparmi di una vita, mi si deve spiegare quale scippatore commetterà decine di migliaia di scippi portandosi via quanti soldi. E si badi bene che non voglio difendere gli scippatori».

Un ultimo affondo per i magistrati che entrano in politica, come Emiliano e De Magistris: «Non sono capaci di farla. I magistrati devono lavorare per la giustizia e non dedicarsi alla politica. I personalismi sono negativi per la giustizia. Una cosa deve essere chiara, se decidono di entrare in politica, non devono più tornare a fare i magistrati; perché o si rimane a occuparsi della giustizia o si fa politica. Le due cose non possono avvenire insieme».