Published On: Ven, Lug 19th, 2013

Carlo Urbani, il medico dimenticato che ha fermato la Sars

Associazioni come Medici senza frontiere meriterebbero di essere ricordate ogni giorno, perché sono tra le non molte Onlus, Ong ed Enti internazionali che agiscono bene per il Bene, ma senza fare politica.

Il caso di Carlo Urbani -davvero poco conosciuto a 10 anni dalla morte, mentre meriterebbe di essere ricordato ogni giorno, con dedicazione di strade, licei (almeno uno c’è) e piazze- è quello di un medico italiano che si è sacrificato per fermare una possibile pandemia mondiale. Dovremmo esserne orgogliosi, non ne conosciamo nemmeno il nome.

Nel marzo 2003 l’umanità corse un rischio molto grave. Il virus della Sars, arrivato dalla Cina, si era diffuso in un lampo in 30 nazioni uccidendo centinaia di persone in pochi giorni.
Il contagio era partito da un hotel di Hong Kong dove aveva alloggiato Johnny Chen, uomo d’affari americano di origini cinesi. Da quell’hotel ripartirono turisti e uomini d’affari diretti in tutto il mondo in aereo. Il virus colpì insieme Canada ed Europa. Lo stesso Chen era ripartito per il Vietnam, dove si era sentito male ed era stato ricoverato.

I governi mondiali invitarono a disertare tutti i luoghi affollati: stazioni, chiese, mercati, cinema, ristoranti. I supermercati iniziarono a offrire mascherine ai clienti. Il panico si diffuse mentre la OMS parlava esplicitamente di pandemia.

Ma la pandemia fu fermata proprio ad Hanoi, dov’era ricoverato Chen, il primo caso noto, dove c’era anche il 47enne medico marchigiano Carlo Urbani: “Fu l’uomo giusto al momento giusto. Una coincidenza miracolosa per l’umanità“, dice Pascale Brudon, allora direttrice dell’OMS ad Hanoi. Urbani -presidente di Medici senza Frontiere Italia- salvò il mondo dal contagio, sacrificando se stesso. Questo suo ruolo è ancor oggi sconosciuto o non sottolineato.

Capì che si trattava di un nuovo virus, si rinchiuse nell’ospedale, isolò il virus, curò i medici che si ammalavano, impose una quarantena. “Scappiamo in Italia”, gli aveva detto la moglie, pensando ai loro 3 figli. “Se di fronte alla malattia il medico fugge, chi resta?”, rispose Urbani, il quale diceva: “Il medico deve prima di tutto prescrivere se stesso” evitando di esercitare la professione dietro una scrivania ma come un missionario “là dove malattia e povertà si generano a vicenda e le guerre fanno della dignità umana un misero fardello”. In coerenza con ciò aveva lasciato le Marche per l’Africa, la Cambogia i infine il Vietnam, inviato dall’OMS per coordinare le politiche sanitarie in tutto il Sud-est asiatico.

Un eroe italiano di cui i media italiani e i genitori non parlano, perché -purtroppo- non sanno. Ma allora che modelli di vita si propongono ai ragazzi? Le ragazze che fanno le sciacquette con i potenti? I Lapo Elkann? Gli attoruncoli o altri aristocratici dello spettacolo così osannati? I calciatori? I possessori di Bmw? I menefreghisti? Gli sparasentenze? Gli “io-ho-ragione”?

Carlo-Urbani

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>