Published On: Gio, Gen 26th, 2012

Carnevale, una storia antica

Una foto storica del Carnevale a Chiavari negli anni 50

Anche quest’anno ritorna lo storico Gran Veglione di Carnevale al teatro Cantero di Chiavari. La serata, organizzata dai Lions Clubs, Rotary Clubs e Leo Clubs del Tigullio in favore delle popolazioni alluvionate della bassa Val di Vara, è prevista per il 17 febbraio, dalle 21.30 alle 2.

 

Una tradizione, quella del Veglione, che vorrebbe riportare agli antichi splendori una parte del tradizionale carnevale chiavarese, che in città ha attraversato varie fasi.

Ecco un piccolo salto nel tempo.

Negli anni 30 sono in molti a ricordare ancora il “corso” in caruggio dritto, un vero e proprio avvenimento: molto semplice, senza una particolare organizzazione, attira e piace ai chiavaresi. Ci si diverte con poco, in semplicità. C’è un tacito accordo che fa riversare le persone, chi mascherato o meno, in centro, nei giorni per eccellenza (giovedì grasso, sabato grasso, domenica di Carnevale, martedì grasso e domenica della Pentolaccia). Si fanno le “vasche”, c’è la moda scherzi innocenti, come rubare i cappelli dei signori o tirare i coriandoli in faccia. La pentolaccia negli anni 30 è molto elementare: dentro, in genere, ci sono caramelle di pochi soldi. Assai rinomati i i veglioni, organizzati in serate stabilite, che coinvolgono e divertono i cittadini: locandine create ad hoc ogni anno invitano i cittadini a cambiare identità per una notte e partecipare alle musiche e danze nel teatro.

Negli anni 40, i corsi in caruggio dritto diventano a pagamento, organizzati a favore delle “opere assistenziali”: da piazza delle Carrozze a via Vecchie Mura tutti gli accessi al caruggio vengono sbarrati con steccati di legno. Altrettanta sorte tocca a corso Garibaldi, invasa dai “carrossezzi”. I primi “carrossezzi”, fatti alla buona da privati,  compaiono anche a Sestri Levante: “carrossezzo” deriva da “carrozeggio”, ovvero passeggiata di carrozze, come “barchezzo”, che significa “passeggiata di barche”. I carri riproducono case rustiche liguri. Il pubblico si sente partecipe, interagisce con chi anima le strade.

Negli Anni 50, l’Azienda autonoma di soggiorno propone i corsi carnevaleschi tipo Viareggio: per diversi anni vengono chiamati specialisti da Viareggio e costruiti carri grandiosi e allegorici, fatti sfilare in corso Garibaldi. Compare la Pentolaccia di cartapesta, piena di fuochi artificiali. Scompare la tradizione del corso, e il pubblico si fa più spettatore che “complice della festa”.

Tra gli anni 60 e 70 la tradizione va a sfumare: sarà negli anni 80 che il Carnevale rinasce con feste in piazza e animazione, grazie ad un gruppo di cittadini che amano anche fare satira. Da non dimenticare, in questo periodo, la mitica rivista “Carnevaleide”, che per tanti anni non ha risparmiato nessun politico attraverso battute e vignette ironiche.

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>