Published On: mar, Mag 15th, 2018

Carotaggi nell’area palustre dei prati di Cichero: ricostruire la storia coi pollini

E’ venuto dallo Gran Bretagna il prof. Nikolas Branch per studiare l’evoluzione dell’ambiente della Val Cichero attraverso i secoli. Già vi era stato più di vent’anni fa per la sua tesi di dottorato ma a quell’epoca non aveva potuto approfondire più di tanto le sue ricerche. Adesso, invece, con un finanziamento ad hoc dell’Università di Reading, dove insegna, potrà ricorrere a metodi scientifici sofisticati, come l’analisi al Carbonio 14, che gli consentirà di datare il materiale raccolto con i “carotaggi” effettuati in un’area palustre alle falde del monte Ramaceto.

Il sopralluogo è stato fatto ieri (venerdì 11) e pur disponendo di soli mezzi manuali è stato possibile estrarre campioni (le cosiddette “carote”) fino alla profondità di circa due metri. Si tratta di sedimenti depositatisi in questa antica conca lacustre nel corso del tempo, una specie di poltiglia nerastra che sarà analizzata nei laboratori per determinarne la composizione ma soprattutto per leggerne i pollini che vi sono contenuti. Infatti il polline non imputridisce ma si conserva inalterato nel corso del tempo, anche per millenni, per cui non sarà difficile, in base ai quantitativi presenti e alle specie individuate, determinare la copertura vegetale del territorio circostante.  “Sarà come aprire un libro e sfogliarne le pagine“, spiega l’archeologo Roberto Maggi, che ha accompagnato sul posto il prof. Branch assieme ad alcuni docenti universitari genovesi molto interessati all’argomento: Diego Moreno, Cralo Montanari e Roberta Cevasco. “Un libro – aggiunge – che verrà letto all’indietro, dai tempi nostri al medioevo, all’epoca romana, alla preistoria. Potremmo arrivare, con i due metri di carotaggio, forse ai cinque-settemila anni fa. Se poi i risultati saranno, come si spera, interessanti, non è detto che prossimamemte non si possa fare una vera e propria campagna di ricerca, con mezzi diversi e a una profondità maggiore, fino a raggiungere il livello più profondo. In tal modo si potrà risalire alla fine dell’ultima era glaciale, dieci-undicimila anni fa”.  Naturalmente ci vorrà un pò di tempo per conoscere i risultati dei prelievi effettuati ma – dice ancora Maggi – “finalmente potremo sapere, ad esempio, se all’epoca del cippo confinario scoperto sul Ramaceto il latifondo dell’imperatore romano era considerato così importante per la presenza di una faggeta oppure perchè adibito a pascolo“.

Va detto che per gli aspetti logisitici di questa ricerca vi è stato l’intervento del Comune di San Colombano Certenoli attraverso il Centro Culturale del Lascito Cuneo e con la collaborazione di Fabio Zavatteri e Carla Casella, rispettivamente vicesindaco e consigliere comunale, che a fine giornata hanno organizzato per quanti hanno partecipato alle ricerche un molto apprezzato spuntino con salame e focaccia della Val Cichero.

Cichero, monte Ramaceto