Published On: Mer, Giu 7th, 2017

Chiavari: Che fare del Tribunale e della Colmata? Intervista a Silvio Boccalatte

Silvio Boccalatte è un avvocato di Chiavari, consigliere eletto nel Pdl, poi entrato nel gruppo civico “Noi di Chiavari” dopo la chiusura del Pdl. Non si presenta a queste elezioni: “Troppo lavoro nello studio legale e soprattutto la nascita di mio figlio: non avrei potuto fare un’attività così impegnativa come quella di consigliere… Ma è stata una bella esperienza con un ottimo sindaco”.

Come consigliere e avvocato hai avuto modo di conoscere la città e i suoi problemi. Come è la situazione dopo la chiusura del Tribunale? 
La soppressione della sede di Chiavari, come immaginavo, porta problemi ai residenti e non agli studi legali. Se per esempio qualcuno è chiamato a dare una testimonianza su un qualsiasi fatto, anche un incidente d’auto, sa quando deve essere presente, ma non sa affatto quando potrà tornare a casa nel Tigullio. A Chiavari era tutto più veloce. Il tribunale genovese non funziona male ed è più efficiente della media nazionale… Ma una pratica di divorzio lì dura di più, perché ci sono problemi di dimensioni, oltre a quelli logistici.
Ora dovrebbe essere varato un provvedimento di governo che sposterà enormi competenze ai Giudici di pace. Ciò di fatto riapre il Tribunale di Chiavari, dove il giudice di pace si troverà sommerso da un numero enorme di pratiche legali civili. In pratica dal 30 al 40% di tutto il contenzioso legale passerà ai giudici di pace (le cause civili fino ai 30.000, e quelle stradali fino a 50.000 euro, che sono la maggior parte dei procedimenti). Tutte queste competenze andranno ai giudici di pace…

E’ non è un bene?
Per loro è un disastro. Al solito, le leggi sono fatte male: un giudice di pace infatti guadagna circa 600 euro al mese. Una cifra ridicola per gestire almeno il 30% di tutte le cause… E infatti i giudici di pace entreranno in sciopero a oltranza per un mese. Come dar loro torto?

Per la vecchia sede di piazza Mazzini, “Getto” Viarengo e il centrosinistra propongono una soluzione: farne una sede per eventi culturali, musei etc. …
Non sarebbe una soluzione buona: la cultura deve produrre denaro, e ciò è possibile quando c’è un’alto numero di utilizzatori, cioé quando è garantita una certa redditività. Viceversa non si creano posti di lavoro realistici, ma solo dei costi aggiuntivi.
Chiavari tra l’altro deve gestire la manutenzione di Palazzo Rocca, un altro edificio storico, molto grande e bisognoso di manutenzione e di una seria ristrutturazione. Per il solo parco di Villa Rocca servirebbero urgentemente milioni di investimento. Ed è un bene che si preservi quel parco al meglio.
Si pensi che l’aula magna del vecchio Tribunale è chiusa a causa terremoto dal 2013, quando si erano prodotte delle crepe. Si pensi che il tetto non tiene l’acqua piovana.
Parliamo quindi di una struttura storica importante che dev’essere gestita e mantenuta al top. Ciò ormai è possibile solo con investimenti (non “spese“!) misti pubblico/privato.

Io propongo di valutare la possibilità di realizzare nel Tigullio (e il vecchio Tribunale andrebbe bene) un centro internazionale per lo studio della lingua e dell’arte italiane. In Italia c’è qualcosa solo a Firenze, e la nostra lingua è la quarta più studiata al mondo. Università straniere e fondi sovrani potrebbero intervenire, e si potrebbe utilizzare una parte della struttura come college. Ci sarebbero giovani universitari (anche qualche turisti per stage di un giorno?), che poi diventerebbero futuri turisti con le loro famiglie, e Chiavari potrebbe attrarre professori e studiosi da tutto il mondo…
Ogni soluzione pensata con criteri di policy moderne, e con dei piani di investimento non farlocchi va bene, se rispetta i criteri di necessità e redditività…

Parliamo di un altro sito importante di Chiavari, la Colmata…
E’ una questione centrale. Da un alto c’è il depuratore, che occuperà solo una piccola aerea. Poi c’è il resto. Precisiamo che il mantra del “non toccare nulla” è fuffa. Si può migliorare lo skyline di Chiavari est, che ha una serie di palazzi anni ’60 per nulla belli né pregiati. Non si tratta di abbattere tutto per fare un grattacielo alla Renzo Piano. Si tratta di capire per esempio che fare una piscina dedicata al canoa polo non ha senso. C’è chi lo propone. Meglio fare come a Loano, dove hanno riqualificato e migliorato la zona portuale. Non serve nemmeno un centro sportivo, che dopo 20 anni cadrebbe a pezzi. Vogliamo fare un altro Palazzetto dello Sport? Non ce n’è già uno a San Pier di Canne?
La piscina l’abbiamo fatta in via Entella, quando invece sarebbe stato molto meglio utilizzare l’ancora splendido Lido, sistemandolo.

Dobbiamo difendere il bene e il buono contro gli amanti da salotto del bene e del buono?
L’opposizione al depuratore è strumentale, e sui palazzi di Preli si deve dire che costruire nel 2017 con lo stile del 1800 non è il massimo delle idee di architettura. A lavori finiti si potrà giudicare meglio la struttura, e non è detto che sia brutta com’è stata dipinta. In ogni caso, nella zona porto-Colmata non possiamo fare errori, estetici ed economici.

Chiavari e Milano: due città, un popolo solo?
Chiavari potrebbe diventare un hub di Milano, una sede di lavoro delocalizzato. Ma servirebbe una logistica non illogica. Le autostrade sono pre belliche (Milano) o insufficienti e con percorsi sbagliati. La Gronda di Genova non c’è. Manca un aeroporto internazionale. Mancano le autostrade digitali e la fibra, anche se in Regione si sta facendo molto in questo senso. Almeno per i treni servirebbero collegamenti veloci con Milano, Nizza e Pisa.

Tribunale Chiavari, sede storica