Published On: Sab, Mag 20th, 2017

Chiavari, che fare? Intervista con Anna Maria Sciacca, candidata PD

Anna Maria Sciacca è candidata nella lista del PD in sostegno al candidato sindaco Lino Cama. Ecco una sua intervista.

Cerchiamo di contribuire con idee, contenuti e proposte che possano migliorare la città di Chiavari?
– Certo, altrimenti non sarei qui, e non mi sarei candidata. Ogni candidato della nostra lista si è presentato per dare il massimo contributo alla crescita delle idee, dell’economia, della vivibilità del luogo dove viviamo.

Partiamo dalla cosa più urgente, senza la quale non si può investire né sull’ambiente né sul welfare...
– …L’economia, quindi. Chiavari deve rinnovare tutto il suo tessuto produttivo. Ha affrontato in maniera a volte inconsapevole trasformazioni importanti, effetto della crisi e della globalizzazione che, per esempio, non è affatto lontana: si pensi a un settore fondamentale per la nostra città: il commercio.
Chiudono più aziende di quante se ne aprono, da anni ormai… Allora si tratta di adattare l’economia esistente alle innovazioni che si sono imposte sui mercati, e poi di pensare a nuovi settori su cui puntare, a partire dall’hi tech.

Il commercio ha delle sfide importanti: la città ha tirato un sospiro di sollievo perché l’outlet di Brugnato non ha un grande impatto sul Tigullio, ma poi?
– Poi si deve riprogettare il commercio, in relazione al profilo di città che si imposterà. A oggi, le giunte comunali non hanno dato una linea chiara su questo nodo fondamentale: quale Chiavari vogliamo disegnare per i nostri figli? Lo slogan “centro commerciale en plein air” non basta, se resta una parola. Il punto è che ci sono due tipologie di commercianti: una legata alla tradizione delle boutiques, l’altra, la nuova generazione, capisce che ci si deve adeguare ai cambiamenti globali.

Ma come innovare, con che mezzi?
– Oggi senza finanziamenti non si va molto lontano. Il capitalismo è cambiato: in teoria anche un giovane con pochi capitali può avviare un’impresa. Ma per avere i finanziamenti servono le buone idee.
Non solo: serve soprattutto un supporto -e questo è un ruolo che va o ricoperto dalle Amministrazioni pubbliche o da un’associazione degli imprenditori- per gestire le complesse pratiche UE attraverso cui si capitalizzare le aziende e le buone idee. La catena è: una buona idea di businness; l’accesso ai finanziamenti; la disponibilità di affrontare e superare gli ostacoli burocratici, che sono un enorme problema.

Un lavoro non più possibile per un giovane che vuole aprire una linea di prodotti per il mare…
– In ogni caso si devono fare reti, di aziende e di imprenditori, ma anche di amministratori locali ed europei.
Chiavari è una città particolare: il franchising semplifica la vita e la burocrazia, ma non basta. Si deve lavorare a un livello alto, pensare alla esperienza di vendita: lo shopping è anche un’esperienza emozionale che inizia fuori dal negozio.

Beh, il carruggio dritto è un’area “naturale” che aiuta in questo senso…
– Sì, ma a Chiavari ci sono altre due aree: il porto e la passeggiata a mare, e poi le periferie e le altre zone del centro storico.
Il porto non può più limitarsi a offrire soltanto i servizi nautici: come si fa all’estero, nel porto ci devono essere anche dei negozi, delle boutiques di qualità. Il modello -se non è Saint Tropez- può essere quello di Nizza e del suo porto e della sua passeggiata.

Quindi si dovrebbero creare delle aree dedicate allo shopping dei turisti (e non solo) all’interno del porto?
– Esatto, e qualcosa in questa direzione si è già fatto: d’estate i commercianti sono riusciti ad avere successo da soli, col Carnevale d’Agosto, che sposta lo shopping tra porto e passeggiata: si deve partire da questa esperienza positiva e affiancarla…

Per esempio, i commercianti dovrebbero pensare al fatto che non c’è una linea di prodotti della città dedicata ai turisti… Non la banale maglietta con la scritta “Chiavari”, ma un vero brand. In altre città del Tigullio, come Santa Margherita o Sestri, il successo sarebbe assicurato. A Chiavari, almeno per l’estate, ci si potrebbe pensare… Le altre attività possibili, invece?
– Legate alla conoscenza e collegate con l’industria 4.0. Per questo tipo di impresa servono spazi limitati…

…L’esatto contrario di Genova Erzelli e dell’Iit: a Genova si costruito un quartiere per la tecnologia ma senza pensare a come popolarlo. L’Iit fa ricerca a livello di professori, senza generare una rete di aziende come in Emilia, pur avendo come missione il settore della robotica, che è in pieno boom, e pur dando vita ad alcune start up. Così si creano posti di lavoro, ma in altre regioni e nazioni… A Erzelli ci andrà una facoltà universitaria, non l’azienda internazionale della telefonia. Ci andrà (forse) un ospedale… Un disastro, anche per la banca (Carige) che ha finanziato quella cattedrale…
– A Genova si può lasciare la parte teorica e di ricerca universitaria: a Chiavari servono scuole di formazione post diploma o post laurea. Servono istituti come l’Alberghiero di Lavagna coi nuovi corsi…

O come l’Accademia della Marina Mercantile che, in accordo con MSC crociere, darà il 70% di posti di lavoro garantito a chi frequenterà i 2 anni di specializzazione. Una grande risorsa per il Tigullio…
– Certamente. E poi ci sono altri settori, penso alle apparecchiature biomedicali, ai microrobot utilizzati dalla Sanità….

Io da tempo suggerisco a privati come Tonino Gozzi e ai sindaci di valutare che, a parte Firenze, in Italia non c’è una scuola internazionale per apprendere l’italiano e per conoscere l’arte italiana. Si pensi che la nostra lingua è la quarta più studiata al mondo. Si pensi che abbiamo la gran parte del patrimonio artistico mondiale...
I corsi (in versione universitaria, e di stage per i turisti), potrebbero dare vita a un college internazionale di qualità, portando nel Tigullio intelligenza, artisti, docenti, e studenti che domani torneranno con le famiglie
– Vi sono dei chiavaresi che stanno facendo dei Phd (Master post laurea) a Toronto. Pensando su scala mondiale, l’idea potrebbe avere finanziamenti, a patto di saper lavorare con reti di università e di muoversi a livello di governi, nazionale ed esteri. I Comuni devono imparare a lavorare sui bandi europei: non è possibile che l’Italia perda miliardi di finanziamenti perché non sa gestire le pratiche…
Non si tratta di aderire al bando ma di saperlo gestire. Per fare questo si devono creare anche a livello locale delle reti tra i Comuni, e Chiavari può e deve fare moltissimo di più. Si pensi che la stessa UE può ospitare i funzionari dei nostri Comuni per formarli, rendendoli in grado di gestire ogni pratica di finanziamento da Bruxelles. Gratuitamente… Lo vogliamo fare?

Per le aree?
– Oltre al nuovo e al vecchio tribunale vi è l’area della sede Italgas, unico esempio di architettura industriale da recuperare e utilizzare. Per Sampierdicanne e Caperana si deve migliorare la viabilità. Anche quella web. La fibra -che è una rivoluzione fondamentale per le aziende- è ancora pochissimo diffusa e dislocata.

Per i residenti?
Penserei a uno sportello informativo sulle dipendenze giovanili: alcol, droghe, web… Senza dimenticare la ludopatia degli adulti… Fermo restando il lavoro svolto da SERT e Servizi sociali, che però intervengono solo dopo. E -come si sa- prevenire è sempre meglio. Cosa che vale anche quando si tratta di gestire e amministrare una città: servono contenuti e capacità di realizzazione.

ANNA MARIA SCIACCA, nota biografica
Traduttrice e consulente intercultura per la lingua cinese. Attiva sui diritti delle donne, nel volontariato e nell’organizzazione di eventi no-profit e per la promozione del territorio.