Published On: Sab, Set 16th, 2017

Chinatown a Genova: il nuovo volto di una città mondializzata

Chi, per varie cause da qualche decennio non ha più attraversato le strade del centro storico di Genova, soprattutto tra il Porto Antico e la zona della Stazione Marittima e piazza Principe, troverà oggi, in quelle stesse strade, in quei negozi, nei mercati, una città molto diversa. Genova oggi è una città internazionale quanto lo erano New York o Londra o Parigi 40 anni fa (oggi quelle città sono ancora cambiate). Nelle strade si vedono colori, abiti, lingue, diversi.
Doveva essere così anche nella antica Roma imperiale, dove arrivano egiziani, schiavi nubiani, principesse celtiche. Oggi la situazione è diversa: OGNI città del mondo è capitale di un impero, di uno Stato che si chiama Interconnessione. Attraverso la lingua comune dei nuovi media, per mezzo di vie di comunicazione efficienti e ultrarapide, viviamo in un impero unico e ne siamo in qualche modo i soggetti, e in un altro modo i sudditi.
La Via della Seta è diventata la Via della Fibra e si è moltiplicata all’infinito in ogni direzione e in ogni nazione. Non è più l’auto il sostituto del cavallo, ma l’aereo. Gli aeroporti sono le stazioni del treno che gestivano gli spostamenti all’interno delle nazioni. Oggi in aereo ci si sposta all’esterno delle nazioni.

A Genova nella centralissima via dei Bersaglieri d’Italia gli italiani sono una minoranza.
Siamo a 200 metri dall’imbarco crociere e dai traghetti verso la Sardegna, la Corsica e l’Africa del nord.
Siamo a 200 metri dalla stazione Principe.
Siamo a 100 metri dalla stazione Flixbus.
A 300 metri dal Porto Antico, dal Galata-Museo del Mare, dall’Acquario.
A 200 metri dalla Commenda.
Immigrati sbarcano di notte con la famiglia dai traghetti in arrivo da Tunisi. Sono seguiti a ruota da eserciti di crocieristi francesi, ragazzi di 20 anni o poco più.
Un amico lavora nell’hotel A., acquistato con la sua palazzina da un imprenditore cinese. Lui è italiano, lavora con un altro collega italiano, in un hotel dove al concierge ci sono cinesi, una genovese nata a Casablanca, una sudamericana, una ghanese, i proprietari cinesi e dei lavoratori cinesi. Lì vicino c’è un ristorante cinese, e quasi tutti i negozi fino alla Commenda di Pre’ e oltre sono gestiti da cinesi, così come i bar.
Lo storico mercato di frutta e verdura sotto via Pre’ ha banchetti in cui si vendono strane zucche che sono identiche alle nostre pere ma sono grandi uno o due chili l’una. Fagiolini lunghi 30-40 cm., frutta e verdura sconosciute. Il nome dei prodotti sono scritti in cinese e in italo-inglese.

L’altra notte nell’hotel A. è sbarcata una famiglia tunisina che doveva ripartire al mattino in treno per Trieste. Non avevano soldi, ma li potevano ritirare il mattino seguente da una banca italiana che ha la sua filiale a Tunisi. Il proprietario è un uomo di cuore, e li ha accettati -genitori e tre figli- nella stanza più grande.
Nell’hotel, che una sintesi della città, ogni giorno arriva gente da tutto il mondo: India, Argentina, Francia, Cekia, Serbia, Polonia… Tanti francesi hanno nomi maghrebini. Tanti argentini hanno cognomi italiani. Tutti chiedono il wi-fi: lo schermo è il collante di tutti. Lo schermo ci guarda.
E’ la Chinatown genovese.