Published On: Mar, Nov 26th, 2019

Chiusa la A26, porti isolati: La Liguria è di nuovo in ginocchio. Italia da rifondare

ASPI Autostrade per l’Italia ha deciso di chiudere l’autostrada A26, che collega Genova col Piemonte in maniera rapida e “più sicura” (sic) della A6, che a sua volta fu chiamata “autostrada della morte” per l’altissima percentuale di incidenti.
La A26 invece finora sembrava sicura (anche se dopo i controlli seguiti alla sciagura del ponte Morandi risultarono diverse criticità), almeno per il fatto della mancanza di curve in stile Genova-Serravalle e per il fatto che è una delle poche autostrade italiane ad essere davvero tale, visto che ha 3 corsie. All’estero le autostrade a 2 corsie sono considerate alla stregua di pericolose strade di montagna. Per giunta le nostre in Liguria e altrove sono piene all’inverosimile di TIR, visto che l’Italia “ambientalista” detesta l’uso del trasporto veloce dei container su treno (ostilità suicida a TAV merci e al Terzo valico ferroviario).

Fatto sta che adesso il collegamento del porto di Savona col suo hub merci in Piemonte è spezzato. Saranno contenti i cinesi, i liguri, i piemontesi.
Come scrivevamo ieri su Tigullio News, il crollo del viadotto sulla A6 non è stato causato da un cedimento delle strutture ma da una frana di proporzioni grandi.
Il punto è che il viadotto sulla A6 aveva i piloni piazzati nella piccola valle dove è finito il fango della collina collassata.
Lo stesso problema –cioé la costruzione di ponti e viadotti in cemento (poco) armato e con piloni sciaguratamente conficcati nel letto dei fiumi– è presente in pratica su tutta la rete stradale e autostradale italiana.
Dovremmo spendere qualcosa come 300 miliardi per mettere in sicurezza tutte le infrastrutture viarie. Gli 11 miliardi stanziati dal Governo rischiano di essere una inutile goccia d’acqua…

I lavori di costruzione dell’autostrada A26 sono iniziati nel 1971 -con la stessa tecnologia utilizzata per le altre autostrade liguri (cemento armato e piloni conficcati nel letto dei corsi d’acqua, vedi Ponte Morandi e ponte sulla A6). Nel 1976 venne aperto al traffico il primo tratto dell’autostrada, da Ovada a Predosa (15 km) e il raccordo da Predosa all’autostrada Milano-Serravalle. Nel 1974 si collegò Genova Voltri con Ovada e da Predosa si arrivò ad Alessandria.
Il mal/fatto classico per l’Italia fu che l’ultimo tratto fu ultimato soltanto nel 1994 , cioé 23 anni dopo.

Unanime la preoccupazione in Liguria per questo ennesimo colpo alle strategiche infrastrutture nella regione che è al centro del nostro sistema portuale.
Per il PD “Genova e la Liguria, già alle prese con la ricostruzione del Morandi e con l’A6 danneggiata, adesso sono davvero isolate, con danni incalcolabili per la loro economia e per la mobilità dei cittadini. Siamo di fronte a una clamorosa interruzione di pubblico servizio. I genovesi e i liguri hanno diritto ad avere infrastrutture sicure e adeguate, che garantiscano la libera circolazione di persone e merci…”

È indispensabile un piano straordinario di infrastrutture per la Liguria: in questo paese bisogna smetterla di parlare di cantieri e non aprirli. Serve coraggio: non siamo cementificatori ma vogliamo smetterla con un ambientalismo che non ha migliorato questo paese ma, anzi, lo sta lasciando indietro di anni”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Il comunicato di ASPI recita testualmente:

La Direzione di Tronco di Genova di Autostrade per l’Italia comunica che a partire dalle ore 21:30 di oggi, lunedì 25 novembre, sarà chiusa al traffico in entrambe le direzioni la tratta dell’autostrada A26 compresa tra l’allacciamento con l’autostrada A10 e lo svincolo di Masone. Tale misura viene assunta per consentire l’esecuzione di verifiche tecniche sui viadotti Fado Nord e Pecetti Sud, presenti in tale tratta. La Direzione di Tronco condividerà i risultati di tali verifiche con gli enti competenti.

In conseguenza di tale chiusura si consigliano i seguenti itinerari alternativi:

– Veicoli leggeri e autocarri fino a 7,5 ton (esclusi autobus)
Per la A26 dalla A10 uscire a Prà e proseguire fino a Masone tramite la SP 456 del Turchino.
Per la A10 dalla A26 effettuare il percorso inverso.

– Veicoli pesanti superiori a 7,5 ton e autobus
Per la A26 dalla A10 utilizzare la A7.
Per la A10 dalla A26 obbligo di deviazione sulla Diramazione Predosa Bettole, dalla quale, con fermo temporaneo e progressivo deflusso, sarà possibile procedere verso Genova lungo la A7. Potranno proseguire fino a Masone i soli mezzi pesanti con destinazione di scarico o carico nella zona collegata a tale svincolo.

– Itinerari di lunga percorrenza
Per i collegamenti tra la A4, A26 e A21 verso la Toscana, utilizzare la A21 fino all’allacciamento con la A1 e da questa raggiungere Firenze o riprendere l’autostrada tirrenica tramite la A15.

Noi restiamo esterrefatti. Dovremmo smetterla di inveire, di sfilare in qualche corteo, di essere rassegnati, e invece cominciare a rimboccarci le maniche per salvare il Paese.
Ogni giorno, il Governo scuce miliardi saltati fuori da chissà quale cambiale che sarà pur da pagare prima o poi, e così facendo contribuisce a perseverare negli errori.
Non si può mettere sempre pezze in un vestito di Arlecchino che ormai è marcio: si deve rifondare tutto il sistema
, con mentalità nuova e basata su una solida economia basata sul merito e sulla redditività di ciò che si fa, e non più affondata sul sussidio e su rimborsi truffaldini che pagheranno cittadini [indotti a essere?] sempre più creduloni e babbioni.