Published On: Mer, Mar 21st, 2012

Cinque Terre dopo alluvione: mare pieno di plastica e senza pesci

Plastica ma niente pesce

L’alluvione delle Cinque terre non ha solo sconvolto località come Vernazza e Monterosso. A distanza di molti mesi, gli effetti di quel disastro agiscono ancora, non più sulla costa ma nei fondali del mar Ligure, in un’area di 200 miglia quadrate.
Qui non c’è più pesce nei fondali: sembra sparito, fuggito altrove o morto. Le reti  a strascico tirano su soltanto plastica, cartelloni di ristoranti, motori fuoribordo, pezzi di automobili. Al largo -in un punto imprecisato- ci sono anche dei fusti di catalizzatore, considerati molto tossici. Ai pescatori viene consigliato di indossare la mascherina e ricoprire la pelle, se trovassero dei recipienti chiusi.

Il peschereccio Polpo Mario di recente ha effettuato alcune bordate di pesca nell’area tra Cinque terre e golfo del Tigullio, dopo che da mesi nessuna barca professionale aveva più calato le proprie reti a meno di 3 miglia dalla costa, sia per le avverse condizioni meteo sia per il timore di trovare alberi o altro.

Approfittando della bonaccia di fine febbraio, il Polpo Mario ha provato a pescare in un’area che in teoria doveva essere piena di pesci, dopo un’assenza di quasi un anno. L’equipaggio ha salpato le reti partendo da un fondale di 70 metri alla distanza di un miglio dalla costa di Moneglia, ma dopo un’ora la pesca è stata bloccata dal troppo carico: nessun pesce, ma solo rifiuti di ogni genere, soprattutto plastica e legname portati sul fondo del mare durante le alluvioni dello scorso autunno.  Ciò conferma che la prima causa dello spopolamento dei mari non è la pesca, quanto ciò che succede a terra e viene trasportato ogni giorno dai fiumi e dalle fognature, oltre agli eventi meteo eccezionali. Infatti i pescherecci da strascico del Tigullio sono diminuiti da 15 nel 1990 ai 3 attuali, e con una pesca che non è intensiva come nell’Adriatico.

Contrariamente a quanto si pensa la diminuzione della flottiglia non è dovuta all’assenza di pesce (alcune specie anzi sono aumentate) ma a una crescita della burocrazia”, dichiara Alessandro Capelli, comproprietario del Polpo Mario e delegato regionale della Anapi pesca, associazione nazionale dei piccoli pescatori…
Nel 2010 il commissario UE per il settore ha imposto reti dotate di una maglia più larga, misurate sui pesci dell’Atlantico, mentre i nostri sono di misura più piccola. In questo modo i pescatori spagnoli e francesi non hanno avuto restrizioni, mentre noi abbiamo avuto un calo del pescato di triglie, polpi e moscardini del 60%, con conseguente aumento dei prezzi“.
Il risultato paradossale è che rischiamo di offrire al turista francese che viene a pranzare in un ristorante di Monterosso, Portofino o Sanremo, un fritto a base di pesce che arriva dalla Normandia. Per non parlare del problema della differenza di prezzi: nei giorni scorsi le acciughe del Tigullio sono state pagate 50 centesimi al chilo, ma i clienti finali le pagavano 5 euro.

Ora, se si vuole salvare l’ambiente marino, la fauna e la pesca locale, si rende urgente e obbligata una bonifica accurata dei fondali. Se non si interviene, il mare tra il Tigullio orientale e le Cinque Terre rischia di soffocare tra detriti e fango: a settembre e ottobre ci sarà la riproduzione di molte specie ittiche e della poseidonia, pianta  fondamentale per l’ossigenazione delle acque e il nutrimento. Si rischia un’ecatombe che è già ora evidente.

Nelle due pescate di test, il Polpo Mario ha recuperato un Pos bancomat, il cartellone di un ristorante di Vernazza e un cartello del Parco delle Cinque Terre, distanti decine di chilometri. La zona interessata dall’alluvione ha un’estensione di 200 miglia quadrate, da Vernazza sino al golfo del Tigullio, e dalla costa fino a 10 miglia al largo.

Pos bancomat sul fondo del mare

Una seconda bordata effettuata su un fondale di 100 metri tra punta Mesco (Levanto) e punta Manara (Sestri Levante) ha dato risultati simili, con materiali plastici, rami e radici più piccoli, e con un pescato che dopo tre ore di cala è consistito in 5 polpi e 3 kg. di triglie.

Un altro problema emerso nel mar ligure di Levante è una Nemesi per la nostra pesca, che nel 2007 ha prodotto 1,3 miliardi di reddito. La guerra di Libia ha interrotto il contenzioso decennale tra i pescherecci di Mazara del Vallo e il governo di Tripoli. Ma negli ultimi mesi al largo delle acque tra La Spezia e Livorno sono arrivati 5 pescherecci spagnoli, che pescano fuori dalle acque territoriali senza la patente mediterranea. Le barche utilizzano leggi molto più tolleranti di quelle italiane. In questo modo stanno spopolando i nostri mari, intercettando pesci migratori come tonni, spada e besughi (o pagelli): utilizzano metodi industriali, calando in mare fino a 20.000 ami di palamiti (palangaro) per barca. Il pesce viene venduto in Italia.

I pescherecci liguri e toscani si ritrovano con i banchi occupati e con la metà di ami. Per risolvere la questione, la scorsa settimana è stato presentato un esposto alla Commissione Senato per la Pesca, nel quale si propone l’estensione delle nostre acque territoriali per la pesca, passando da 12 a 25 miglia nautiche.
(Articolo pubblicato oggi anche su Il Secolo XIX, p. 7)

Info Parco 5 Terre

 

Cartellone ristorante Vernazza Risultati della pesca

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