Published On: Lun, Gen 28th, 2013

Come ammazzare ulteriormente il cinema italiano

Le televisioni commerciali saranno obbligate a investire il 3,5% dei loro incassi nel finanziamento di film italiani. Questo è la rivoluzione liberale o liberalsocialista da tutti promessa e da tutti affossata.
Si tratta di una nuova tassa, e come tutte le nuove tasse, produrrà recessione. Almeno (non sarebbe servito comunque) potevano usarla per finanziare i libri nelle scuole per i meno abbienti (*).

Qualcosa di simile portò alla fine della seconda cinematografia del mondo: quella italiana. Avvenne quando Andreotti & Co. pensarono bene di vietare le coproduzioni tra produttori italiani e resto del mondo. Partirono allora i “sostegni” al cinema itaGliano. Il quale però morì in pochissimi mesi. L’unico che si salvò fu De Laurentis, fuggito negli Usa. I Cecchi Gori si rifugiarono nelle bojate. Le idee e gli sceneggiatori iniziarono a invecchiare e morire. Arrivò la stagione dei cinepanettoni e dei film intellettuali e pallosissimi, stile Unione sovietica e cinema albanese o maoista. Adesso ci riprovano: ma i veri coglioni siamo noi italiani, che permettiamo che partiti e burocrati ci seppelliscano vivi (almeno in parte) e -anzi- li approviamo e lodiamo mentre ci avvelenano con le loro antisoluzioni.

(*) Potevano anche servire ad abbattere l’altissimo prezzo dei biglietti delle multisale, ma tanto, se non ci sono bei film da andare a vedere…

Ecco due film “Politici” -di “sinistra” e “destra” finanziati col denaro dei cittadini.
cinema1  cinema2

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