Published On: Mar, Feb 18th, 2014

Consiglio regionale Liguria: nuova scuola a Varese ligure, Tribunale di Chiavari, ATP, Equitalia

Ecco gli argomenti discussi oggi nel Consiglio Regionale della Liguria. In sintesi:

Realizzazione di un nuovo plesso scolastico a Varese Ligure.

Burlando risponde a Rosso (FI) sulla chiusura di alcune sale operatorie all’ospedale San Martino –Ist

 Soppressione del tribunale di Chiavari

Apertura uffici Iat nella provincia di Imperia

Salvataggio dell’Azienda Trasporti Provinciali (ATP).

Costituzione di una società regionale alternativa a Equitalia

 In discussione la nuova legge su acqua e rifiuti. Le relazioni di maggioranza e minoranza. Nascono gli Ato, associazioni di Comuni che assorbono le funzioni delle Province. Per i rifiuti un ambito unico regionale ma diviso per aree omogenee.

Portare avanti le proposte di rete Imprese Italia

Rialzare la quota minima di reddito per accedere al contributo per disabili

Realizzazione di un nuovo plesso scolastico a Varese Ligure.

DETTAGLI

Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione sul progetto del Comune di Varese Ligure di un nuovo polo scolastico. «L’amministrazione comunale – ha detto – sta costruendo il nuovo plesso scolastico antisismico, in una area del tutto inidonea in quanto esposta a nord senza accesso e, per giunta, con un versante franoso a monte. Già in epoche passate altre Amministrazioni comunali in quel luogo volevano costruire una nuova scuola per l’Infanzia ma l’opera non fu mai realizzata proprio per problemi di natura geologica e di instabilità del versante essendo, tra l’altro, un’area ricompresa in una frana catalogata come PG2. Inoltre la platea in cemento armato che sorregge tutto l’edificio è stata costruita sopra una sorgiva e quando le pompe appositamente installate non riescono ad espellere tanta acqua quanta ne sgorga la sorgente, il cantiere si allaga». Bruzzone ha sottolineato che la parete scoscesa a monte, pur presentando un forte dislivello, è stata puntellata solamente con terre armate, gabbioni e rete metallica fissata sul versante mentre non sarebbe stata realizzata nessuna palificazione ne edificato alcun muro di contenimento. «Considerato che nei primi giorni del giugno 2013, a seguito di una giornata di pioggia – ha concluso Bruzzone – si è verificata una frana ai piedi dei gabbioni, lasciando una parte di essi sospesa nel vuoto, chiedo alla giunta se sia a conoscenza della situazione e se non ritenga opportuno avviare una appropriata verifica tecnica per verificare se le opere previste, ed in parte realizzate, a monte dell’edificio scolastico possano garantire una ragionevole sicurezza e se il plesso nel suo insieme possa garantire le medesime condizioni».

Per la giunta ha risposto l’assessore all’edilizia, Giovanni Boitano il quale ha innanzitutto ricordato che della questione si è occupata la giunta una decina di giorni fa. Ha quindi puntualizzato: «L’intervento ha un costo complessivo di 2.531.930 euro. A carico del Comune son 1.089.000 euro. Il resto è finanziato dalla Regione e per una piccolissima parte dalla Provincia. Si tratta, quindi, di un impegno importante, con una valenza rilevante per il comune e per l’intera Valle. L’area interessata è a fianco dell’edifico comunale, dal quale è separata da una strada vicinale». Dopo la premessa l’assessore ha annunciato: «I lavori stanno procedendo e saranno ultimati per il 15 o il 30 di marzo. I problemi che ci sono stati hanno riguardato un piccolo cedimento di terreno. Per sanare la situazione è stato fatto un intervento con micropali per contenere un piccolo versante. Non è più stato rilevato alcun segno di cedimento e sono state eseguite in tempi diversi, nel 2009 e nel 2012 due accurate perizie geologiche. L’edifico è una struttura di ingegneria naturalistica e biocompatibile in cui sono state completamente ridotte le barriere architettoniche ».

Bruzzone ha rimarcato che la sua interrogazione risale a diversi mesi fa quando tutto era fermo a seguito della frana. Ha quindi rimarcato che si è fatto una scuola in una zona definita PG2 e questo ha comportato, a suo avviso, un aggravio di costi per mettere in sicurezza l’area. «Ma è inutile piangere sul latte versato – ha detto – L’importante ora è che il problema sia risolta e si arrivi al termine dell’opera».

Burlando risponde a Rosso (FI) sulla chiusura di alcune sale operatorie all’ospedale San Martino –Ist

In apertura di seduta Matteo Rosso (FI) è intervenuto sull’ordine dei lavori ricordando che, secondo quanto garantito in commissione sanità, in questi giorni avrebbero dovuto essere riaperte le quattro sale operatorie all’Ist-San Martino chiuse due settimane fa perché infestate da mosconi. Secondo le verifiche fatte dal Consigliere, invece, tre su quattro sale non sarebbero ancora riattivate. In assenza dell’assessore alla Salute Claudio Montaldo, Rosso ha chiesto al presidente della giunta Claudio Biurlando di fornire informazioni dettagliate sulla situazione.

Claudio Burlando: «Durante l’audizione in Commissione del Direttore della struttura, durata un’ora e tre quarti, abbiamo posto le opportune domande. Il Direttore ha risposto che hanno chiuso alcuni ambulatori day surgery, ma non è stato deprogrammato alcun intervento, anzi, sono stati tutti portati a termine nell’ambito dell’Ospedale San Martino – che dispone di varie altre possibilità – e l’inconveniente è stato eliminato in tempi piuttosto rapidi. È noto che, quando soggetti esterni intervengono in sale destinate ad attività chirurgica, ancorché day surgery, prima di riaprirle bisogna compiere più test positivi sulla disinfestazione, fino a quando gli ambienti non sono completamente sterili. L’ultimo test è stato effettuato ieri, dopo averlo ripetuto più volte nei giorni precedenti, e quando si è avuta conferma che le sale erano assolutamente sterili, è stato dato l’ordine di riaprirle, cosa che è avvenuta per tutte le sale questa mattina».

 Soppressione del tribunale di Chiavari

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani) ha presentato un’interrogazione sulla soppressione del tribunale di Chiavari. Della Bianca ha ricordato che la costruzione del nuovo edificio del tribunale di Chiavari è costato allo Stato ed al Comune della cittadina del Levante ligure 14 milioni e 200 mila euro e che il Comune di Genova avrebbe fatto richiesta al ministero della Giustizia di investire 1 milione e mezzo di euro per ristrutturare l’ex caserma Gavoglio e trasformarla in archivio per i fascicoli e le sentenze provenienti da Chiavari, in previsione dell’accorpamento del tribunale del Tigullio e quello del capoluogo. Il consigliere ha riportato i dati sull’attività del tribunale: «I numeri sui dati di produttività 2006 – 2010 (fonte Ministero della Giustizia) ne testano l’efficienza rispetto ad altri tribunali compreso quello di Genova (Popolazione: 146.513 Chiavari – 735.228 Genova; Organico magistrati: 12 Chiavari – 80 Genova; Organico amministrativi: 45 Chiavari – 268 Genova; Nuovi procedimenti per magistrato: 599,6 Chiavari – 483,6 Genova; Procedimenti definiti per magistrato: 619,9 Chiavari – 492 Genova). Chiedo alla giunta – ha concluso – se risulti vera la notizia che l’Amministrazione comunale abbia richiesto al ministero della Giustizia circa un milione e mezzo di euro per ristrutturare la caserma Gavoglio e trasformarla in archivio per i fascicoli e le sentenze provenienti dal Tribunale di Chiavari; e se Regione Liguria intenda intervenire nei confronti del Comune di Genova affinché venga evitato l’ennesimo spreco di denaro pubblico».

Ha risposto il presidente della giunta Claudio Burlando: «Questa dei tribunali è una storia che almeno per Chiavari, o forse non solo per Chiavari, non sta in piedi. Meno che mai sta in piedi per un tribunale che era stato costruito ex-novo: usarlo per scopi diversi produrrà chiaramente altri costi rilevanti. Questo è frutto di un Paese che continua a fare le cose come se giocasse a mosca cieca, cioè stabilisce le regole e poi non le reinterpreta mai in base a quello che succede. Si potrebbe anche azzardare un’ipotesi sul motivo per cui accade questo, e cioè che la politica è debole e non ce la fa a scegliere. L’unico modo che ha per decidere è quello di tirare una riga e dire poi che chi sta sotto questa riga è fuori. A colloquio con il capo dipartimento del ministro Severino, feci ad esempio presente che da Santo Stefano d’Aveto a Chiavari la distanza è un vero e proprio viaggio e che questa decisione avrebbe colpito gravemente un entroterra già molto indebolito. Come sapete, noi ci siamo opposti in tutti i modi, abbiamo deciso anche per quel provvedimento che è andato alla Corte e che poi è stato respinto. Posso solo dire che l’unica possibilità è aspettare il nuovo Governo e riprendere, col nuovo Governo e col nuovo ministro, i tentativi per fare recedere da una posizione di questo genere. Tutto quello che viene dopo è una conseguenza di questo. Se chiudi un tribunale, o se non apri quello nuovo e accorpi, infatti, è chiaro che aumenta l’enorme quantità di fascicoli relativa, considerando che nei tribunali si lavora ancora su carta, altro elemento di disperante arretratezza. È evidente che il tribunale di Genova diventa così insufficiente e che bisogna affittare, usare e attrezzare altri spazi. Da questo punto di vista, credo che sia anche abbastanza logico pensare alla Caserma Gavoglio, passata al Comune nell’ambito di un accordo volto a salvare anche l’Istituto Idrografico della Marina. Il Comune di Genova non ha colpe: se deve attrezzare degli spazi per ricevere il materiale di archivio del tribunale di Chiavari, è abbastanza logico immaginare che cerchi di utilizzare spazi di proprietà. È l’origine del problema che è sbagliata e che causa, sono d’accordo con il consigliere, conseguenze sbagliate. Penso che l’unica cosa che possiamo fare sia riproporre la questione al nuovo Governo per vedere se finalmente trionferà la ragionevolezza».

Della Bianca ha replicato: : «Devo rimarcare che in un’operazione lanciata nell’ottica di un risparmio , in realtà il risparmio non c’è».

Apertura uffici Iat nella provincia di Imperia

Sergio Scibilia (Pd) con un’interrogazione ha affrontato la questione relativa alle problematiche degli uffici I.A.T della provincia di Imperia, alcuni dei quali sono rimasti chiusi per diversi periodi. In particolare lo I.A.T di Bordighera è rimasto chiuso dal 1° gennaio al 30 giugno; aperto dal 1° luglio al 30 settembre tutti i giorni; chiuso nei mesi di ottobre e novembre; quello di Dolceacqua aperto dal 1° gennaio al 31 dicembre sempre solo nei week end e, nei mesi di luglio e agosto, tutti i giorni (5 ore al giorno); l’ufficio di Ventimiglia è stato chiuso dal 1° gennaio al 30 giugno, salvo qualche giornata a Pasqua e durante la manifestazione cittadina della Battaglia dei Fiori (a spese del Comune); aperto dal 1° luglio al 30 settembre dal lunedì al sabato mezza giornata; da ottobre a dicembre (3 giorni alla settimana per 3 ore al giorno) a dicembre dal 26 al 31 tutti i giorni. Scibilia, ha quindi chiesto i dati riguardanti la reale operatività e funzionamento degli uffici I.A.T. della Provincia di Imperia, con l’indicazione dei giorni di apertura, delle spese sostenute dalla Provincia stessa. Scibilia ha, inoltre, chiesto alla giunta se sia a conoscenza dei motivi che non hanno consentito la regolare apertura degli uffici del turismo I.A.T. di Bordighera e Ventimiglia e quale sia la programmazione per la gestione della rete degli uffici di informazione turistica sul territorio della Provincia di Imperia nel 2014.

Per la giunta ha risposto l’assessore al turismo, Angelo Berlangieri il quale ha innanzitutto premesso che le Province in materia di accoglienza turistica hanno funzioni attribuite e non delegate e che in un nuovo disegno di legge non si esclude si possa ipotizzare la funzione delegata. Ha quindi precisato: «La Provincia di Imperia per la sua la rete di accoglienza prevede 4 uffici gestiti direttamente con personale proprio ad Imperia, Diano, Arma e Sanremo. A questi si aggiungono altri gestiti tramite convenzione con i Comuni, tra i quali Bordighera, Ospedaletti, Dolceacqua ed altri. Alla Provincia di Imperia lo scorso anno sono andati 573 mila euro, di cui 110.000 euro finanziati dalla Provincia attraverso l’ex Stl (Sistema turistico locale). I problemi sono sorti soprattutto a Bordighera e a Ventimiglia, che si trovavano in una gestione commissariale delle amministrazioni comunali , già risoltasi a Bordighera con le nuove elezioni. Ci sono stati già diversi incontri, per mettere a punto al situazione relativa al 2014. Alla Provincia di Imperia sono state, quindi, già destinate risorse, interamente regionali, pari a 560 mila euro per la gestione diretta degli uffici e per quella in convenzione con i Comuni». Berlangieri ha quindi preannunciato che a breve si terrà un nuovo incontro relativo al territorio di Imperia teso a verificare tutte le situazioni «affinché – ha detto – non sorgano nuovamente problemi e gli uffici restino aperti ».

Scibilia ha ribattuto che non son chiare le ragioni che hanno indotto Ventimiglia a chiudere l’ufficio per sei mesi. Il consigliere ha quindi chiesto all’assessore di fornirgli un elenco, una rendicontazione dettagliata relativo alle risorse assegnate ai singoli uffici nel 2013.

Salvataggio dell’Azienda Trasporti Provinciali (ATP).

Raffaella Della Bianca (Gruppo misto – Riformisti italiani) ha illustrato un’interrogazione per sapere dall’assessore ai trasporti e dalla giunta a che punto sia il piano industriale di ATP, l’azienda di trasporto provinciale, la cui presentazione ufficiale dovrebbe avvenire entro l’8 febbraio 2014. Della Bianca ha chiesto anche se sia stato raggiunto l’accordo con i creditori ed in quale percentuale.

«È sempre più urgente attivarsi per il salvataggio di ATP, l’Azienda di trasporto provinciale a rischio bancarotta e che in questo momento, si trova in concordato di continuità. – ha detto Della Bianca – Da ottobre scorso ai 497 dipendenti sono stati tagliati gli stipendi del 20 per cento. Inoltre in questi giorni si sta parlando di un incremento del 10 per cento del contributo chiesto ai 62 Comuni non azionisti della Provincia di Genova (capoluogo compreso) e sul costo di abbonamenti e biglietti. Ai 5 Comuni azionisti di ATP addirittura è stato chiesto il raddoppio del contributo». Gli aumenti tariffari – ha ricordato il consigliere – scatteranno solamente dopo la presentazione del piano industriale e la sua approvazione da parte del tribunale fallimentare. E’ quindi urgente varare il piano e chiarirne i contenuti.

In aula della Bianca ha ricordato che si è avviato un concordato per evitare il fallimento e la contestuale liquidazione di crediti. Dalla Bianca ha quindi chiesto a che punto si è arrivati e a che punto è il varo del piano industriale, fondamentale per definire l’operazione.

Per la Giunta ha risposto Giovanni Enrico Vesco, assessore alle Politiche attive del lavoro e dell’occupazione, politiche dell’immigrazione e dell’emigrazione, trasporti: «La situazione è molto delicata – ha detto – La Regione ha partecipato attivamente ai lavori del “Tavolo generale” istituito presso la prefettura di Genova per la soluzione di questo problema, sia attraverso esponenti politici che tecnici, insieme ai rappresentanti della Provincia di Genova, dei Comuni azionisti, dell’Azienda e delle Organizzazioni sindacali . Questo tavolo negli ultimi mesi ha lavorato con costanza, nella prospettiva di evitare il fallimento dell’Azienda e di ottenere una giusta mediazione tra gli interessi delle varie parti coinvolte: gli utenti del servizio, i lavoratori, gli enti azionisti ed i creditori, garantendo la continuità dell’attività aziendale e del pubblico servizio del trasporto. A settembre 2013, essendo la situazione economica ormai irreversibilmente compromessa, nell’ambito del tavolo generale i soggetti coinvolti hanno individuato un possibile percorso che consenta il salvataggio di Atp e l’avvio di un processo di risanamento. A tal fine in data 7 ottobre 2013 l’Azienda ha presentato al tribunale di Genova una domanda per l’ammissione alla proceduta di concordato preventivo e contemporaneamente ha disdetto il contratto integrativo decentrato. Il 10 ottobre il tribunale ha dichiarato ammissibile il ricorso di ATP a tale procedura, ha nominato il commissario giudiziale ed ha fissato il termine di 120 giorni per depositare il piano di ristrutturazione. Da allora l’azienda, secondo quanto disposto dalla legge fallimentare, sta procedendo esclusivamente attraverso la liquidità derivante dalle entrate dei servizi e deve relazionare mensilmente al Tribunale, dimostrando la propria capacità ad auto sostenersi. L’Azienda ha avviato la verifica di tutti i conti aziendali e sta predisponendo il piano aziendale di risanamento. Il 13 gennaio l’Azienda ha presentato i dati patrimoniali utili alla quantificazione dell’intervento richiesto agli enti azionisti per far fronte alla copertura dei debiti pregressi ed in tal modo raggiungere l’accordo con i creditori . La Provincia ha avviato incontri con i Comuni azionisti per chiedere la compartecipazione agli oneri di risanamento di tali debiti, parallelamente è stato avviato con tutti i Comuni fruitori del servizio un percorso di rivalutazione della quota a carico di ciascun ente». Ha proseguito: «Allo stato attuale , al fine di preservare il servizio, essenziale soprattutto per l’entroterra che non è servito dal trasporto ferroviario , la Provincia di Genova ha adottato una deliberazione per la prosecuzione del contratto. Per il Piano industriale, ancora in corso di definizione, è stata richiesta una proroga di 60 giorni. Dovrà quindi essere presentato entro i primi giorni di aprile. A quanto mi risulta non sono previsti aumenti tariffari»..

Della Bianca non si è detta soddisfatta. «Siamo in un vicolo molto stretto e abbastanza cieco. Bisogna capire prima di aprile come sarà elaborato il piano e se verrà chiusa la partita con i creditori. L’azienda rischia di andare diritta verso il fallimento».

Costituzione di una società regionale alternativa a Equitalia

Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Francesco Bruzzone, Maurizio Torterolo,per sapere come la Giunta regionale, in rispetto allo Statuto ed al Regolamento interno, intenda dare seguito all’impegno assunto dal Consiglio regionale il 25 settembre 2012. quando venne approvata all’unanimità, una mozione che “impegnava la Giunta a valutare la possibilità di costituire un ente di riscossione regionale che dia un adeguato servizio ai Comuni ed, allo stesso tempo, riduca i disagi a cittadini ed imprese in difficoltà”.
Il consigliere ha ricordato che la società di riscossione “Equitalia Nord Spa” ricorre ampiamente, per attuare il recupero dei crediti degli enti locali e dello Stato, allo strumento delle procedure esecutive quali ipoteche immobiliari, pignoramenti di stipendi e conti bancari, fermi amministrativi (le cosiddette “ganasce fiscali”) sui beni mobili registrati (es. autovetture), per colpire i contribuenti morosi ma che «l’applicazione dei suddetti strumenti di riscossione dei tributi sta assumendo proporzioni notevoli e che con queste procedure non si distingue chi volutamente evade le imposte da chi, invece, a causa della difficile situazione economica, è in situazione di oggettiva difficoltà». Secondo Rixi il problema principale non attiene all’effettiva posizione debitoria ma a come viene esercitata l’attività di riscossione, sempre più gravosa e penalizzante per i soggetti debitoria anche se il fenomeno interessa ormai milioni di cittadini. «La normativa aveva previsto l’obbligo per gli enti locali di rescindere i contratti con Equitalia a partire dal 2012 e successivamente, con la manovra Monti, – ha concluso – il termine è stato prorogato al 31 dicembre 2012, ma non c’è un’effettiva certezza in merito alle tempistiche e nell’ottica di attuazione del federalismo fiscale, la riscossione locale dei tributi a capo delle singole Regioni permetterà di adeguarsi in maniera più attenta ed efficace alle problematiche del territorio ed al tessuto sociale locale. Ricordo che Regione Lombardia e Comune di Roma si stanno muovendo nella direzione di escludere Equitalia dai territori di loro competenza per sostituirla con altri enti più vicini al territorio ed ai cittadini». Per la giunta ha risposto l’assessore al bilancio, Sergio Rossetti , il quale ha ribadito che la giunta ha valutato il problema e se sia conveniente o meno avere un’agenzia regionale per la riscossione ed il recupero dei tributi. «Una legge nazionale o, meglio, il Consiglio di Stato , ha sancito che l’affidamento di questo servizio ad una società in house non può comportare maggiorazioni per i contribuenti. Si dovrebbe quindi caricare sul bilancio della Regione il costo del servizio. Sarebbe, quindi, paradossale gestire il recupero del tributo provocando ulteriori spese alla Regione. E’ necessario, infatti, essere prudenti rispetto ad una società in house di riscossione con carico esclusivo sul bilancio regionale. Va detto, inoltre, che il cosiddetto decreto del fare ha introdotto disposizioni a favore del contribuente, aumentando le possibilità di rateizzo del debito, la possibilità di vendita in proprio dei beni pignorati e l’impignorabilità della prima casa e di molti beni strumentali dell’azienda». Secondo l’assessore, dunque, alcune norme in precedenza erano troppo restrittive ma questo non dipendeva da Equitalia ma dalle norme stesse. Rossetti ha rimarcato che nuove regole relative al sistema di riscossione sono all’attenzione delle Camere. «Riteniamo in questa fase sia sensato sospendere decisioni in merito alla riscossione, attendendo di conoscere le nuove disposizioni nazionali », ha ribadito.

Rixi ha difeso la validità della sua proposta

Nuova legge su acqua e rifiuti.

Nascono gli Ato, associazioni di Comuni che assorbono le funzioni delle Province. Per i rifiuti un ambito unico regionale ma diviso per aree omogenee

E’ iniziato il dibattito sul disegno di legge “Norme in materia di individuazione degli ambiti ottimali per l’esercizio delle funzioni relative al servizio idrico integrato e alla gestione integrata dei rifiuti”. La legge, in attuazione delle disposizioni nazionali e comunitarie, detta le norme relative alla individuazione degli Ambiti territoriali ottimali per il servizio idrico integrato e la gestione integrata dei rifiuti, ed è volta a rafforzare il ruolo pubblico nel governo dei servizi e a definire ruoli e competenze della Regione e degli enti locali.

In mattinata sono intervenuti Antonino Oliveri (Pd), che ha presentato la relazione di maggioranza, e Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva), che ha presentato la relazione di minoranza.

Antonino Oliveri (Pd) ha auspicato il più ampio consenso ad una legge: «ben strutturata, che garantisce un equilibrio fra diverse esigenze, tiene conto della situazione data, dei ritardi da superare e delle necessarie garanzie per mantenere il sistema economicamente in equilibrio. Una legge frutto anche di un lavoro intenso svolto dalla commissione al di là dell’appartenenza ai vari schieramenti. Sull’acqua si fa tanta demagogia perché nella gestione dell’acqua c’è molta opacità. Ben venga quindi una legge che unifica, crea chiarezza e trasparenza». Oliveri ha ricordato che gli Ato di La Spezia e Genova erano già integrati, quelli di Savona e Imperia no. Questo ha determinato che la legge inizialmente prevedesse solo 4 ambiti, uno per provincia. «Durante la discussione si è ritenuto giusto aggiungere quello della Valbormida – un bacino che ha caratteristiche diverse dagli alti – così come proposto da Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria Padania). Questo – ha affermato Oliveri – non è contraddittorio rispetto alla filosofia al cento della legge che punta all’integrazione gestionale». Il disegno di legge identifica nell’Ato l’organismo gestore, un vero ente dotato di personalità giuridica. «Si tratta di una legge di semplificazione che crea meccanismi di regolazione, programmazione e controllo. L’esperienza ci dimostra quanto siano importanti questi elementi. Immaginare di tornare alla gestione comunale in una fase di scarsezza di risorse pubbliche è assurdo».

Nella parte della legge che affronta il tema dei rifiuti si sottolinea la necessità di incrementare la raccolta differenziata. «A differenza del servizio idrico, per i rifiuti si è scelto di realizzare un unico ambito regionale che viene articolato in aree territoriali omogenee individuate su proposta dei comuni e in base a criteri decisi dalla Regione col piano dei rifiuti».

«A Genova – ha esordito Ezio Chiesa (Gruppo Misto) illustrando la sua relazione di minoranza – siamo una delle provincie d’Italia, insieme alla Spezia che paga l’acqua più cara e questo anche per colpa dell’atteggiamento ondivago di alcuni amministratori. Da quando si è passati agli Ato i costi degli interventi si sono triplicati, per questo ho proposto un emendamento, poi accolto, affinché i comuni minori abbiano la possibilità di gestire in forma autonoma le loro proprie risorse».

Chiesa ha attaccato le aziende partecipate: «Essendo società quotate in borsa di pubblico hanno più poco. O hanno utili o è meglio chiuderle: maneggiano oro, perché acqua e rifiuti sono oro, non è ammissibile che accumulino debiti». Chiesa ha poi spiegato il suo voto di astensione sul provvedimento: «E’ sbagliato accorpare due servizi molto diversi tra loro quali la gestione del servizio idrico e quello dei rifiuti. Due provvedimenti distinti avrebbero garantito maggiore trasparenza e chiarezza nei confronti dei cittadini che poi pagano le conseguenze della legge con le tariffe. In questi anni i legislatori sono stati condizionati dalle lobby che operano nel settore, fatto ancora più grave, spesso lobby costituite da aziende partecipate. La depenalizzazione del reato di superamento dei limiti tabellari per l’acqua potabile è frutto di questo: quando la gestione era in capo ai Comuni i trasgressori rischiavano di finire in tribunale, oggi le grandi aziende, invece, non pagano dazio. Inoltre in momenti di spending review è deprecabile che il soggetto gestore possa procedere all’assegnazione di appalti senza indire gare. La gestione dell’Ato, prevista dalla legge fino ad oggi in vigore, in particolare nella provincia di Genova, ha creato disagi nell’entroterra, dove i Comuni originariamente gestivano in economia diretta il servizio idrico traendone entrate economiche che spesso venivano utilizzate per coprire i costi di altri servizi. Oggi accade l’opposto. Positivo il fatto che sia stato approvato l’emendamento proposto dal Gruppo Misto – Liguria Viva insieme a Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) che ha portato gli Ato da 4 a 5 riconoscendo la specificità della Val Bormida che genera un affluente del Po e quindi non può essere accorpata a bacini imbriferi che sfociano nel Tirreno.

Per quanto riguarda la gestione integrata dei rifiuti, il testo approvato risulta più condivisibile: permette una gestione più flessibile lasciando ai Comuni una maggiore autonomia dal punto di vista gestionale permettendo agli enti locali di associarsi e nello stesso tempo assicurando tariffe differenziate in base al servizio prestato».

 

Portare avanti le proposte di rete Imprese Italia

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta “a farsi parte attiva presso il Governo e le sedi competenti a veicolare le istanze proposte da Rete Imprese Italia, che possano ripristinare un clima positivo e di maggiore fiducia nel futuro, in particolare nell’ottica della semplificazione normativa, il rilancio occupazionale e la promozione del Made in Italy sui mercati internazionali”. Nel documento si ricorda che l’impresa diffusa, che va dall’artigianato al terziario di mercato, rappresenta il 94% del tessuto produttivo in Italia, che il 69% del fatturato in Italia è generato da imprese sotto i 250 addetti, che la tassazione ha raggiunto l’incidenza del 66% sui profitti, pari al 20% in più della media europea. Oggi l’intera categoria partecipa ad una manifestazione nazionale a Roma.

Tutelare Atp e i sui dipendenti e sostenere la ricapitalizzazione della società

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Gino Garibaldi (Ncd) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta “a farsi carico in accordo con la Provincia, della stesura di un aggiornamento dell’Accordo di programma a suo tempo sottoscritto da tutti i soggetti partecipanti alla copertura degli oneri del contratto di servizio svolto da Atp Esercizio Srl che tenga conto degli impegni formalmente assunti dagli enti al fine di consentire all’azienda di assicurare il servizio e tutelare l’occupazione dei dipendenti nel corso del 2014 e comunque fino all’indizione della gara prevista dalla legge regionale 7 novembre 2013, n. 33 “Riforma del trasporto pubblico regionale e locale” che prevede l’istituzione del Bacino unico regionale per il trasporto; a sostenere le iniziative intraprese dalla Provincia di Genova e dai Comuni soci di Atp spa per la ricapitalizzazione e il risanamento strutturale dell’azienda Atp Servizi srl di cui Atp spa è socio unico, per favorire il buon esito della procedura di concordato attualmente in corso presso il tribunale di Genova”. Nel documento si ricorda l’impegno recentemente assunto in Prefettura dai Comuni non soci di aderire al piano in favore di Atp fino ad un massimo del 10% delle proprie quote a copertura del contratto di servizio.

Rialzare la quota minima di reddito per accedere al contributo per disabili

E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) e sottoscritto da consiglieri di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta “ a riconsiderare quanto deliberato nella delibera 1802 del 2013 e a attivare in tempi brevi un confronto con la Consulta Regionale per la tutela dei diritti della persona handicappata per individuare una condivisa soluzione a garanzia delle tantissime persone che si trovano, purtroppo, a condurre una vita in condizioni penalizzanti”. Nel documento si ricorda che la delibera 1802 sulla rimodulazione del fondo di solidarietà per le gravi disabilità prevede l’abbassamento della soglia Isee da 40 mila a 10 mila euro di reddito massimo per poter beneficiare dei servizi di riabilitazione nelle strutture residenziali e semi residenziali senza dover compartecipare ulteriormente alla spesa sociale. Secondo Siri questo innalzamento della soglia negherebbe l’assistenza sanitaria a circa il 20% della popolazione disabile. 

Assenti: Guccinelli e Montaldo (motivi istituzionali)

Quorum: 19 voti

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