Published On: Mer, Dic 21st, 2016

Cosa è il Natale, due citazioni scelte da Natalino Dazzi

Cosa è il Natale? Ecco due citazioni segnalateci da Natalino Dazzi (con quel nome non può che parlarne!). La prima appartiene alla tradizione cristiana ortodossa, l’altra è laica e insieme di cultura cattolica franco-canadese (Jack Kerouac).

Sull’ora di mezzanotte così scrive la teologa ortodossa Elizabeth Theoktritoff:
“Una disposizione cristiana della chiesa antica, attribuita al vescovo Ippolito di Roma del III secolo, contiene un brano straordinario che spiega perchè il cristiano deve pregare a mezzanotte: «Gli anziani, che ci hanno trasmesso questa tradizione, ci hanno insegnato che a quest’ora tutta la creazione riposa un momento per lodare Dio; le stelle, le piante le acque si fermano un momento e tutte le schiere degli angeli, che lo servono, lodano Dio insieme con le anime dei giusti. Perciò i credenti devono essere in quest’ora solleciti a pregare».”
Elizabeth Theoktritoff,  Abitare la terra – una visione cristiana dell’ecologia, Edizioni Qiqajon.

Jack Kerouac ” Not Long Ago Joy Abounded at Christmas”da Good Blonde & Others (1955), Bella bionda e altre storie:

“Mi sembra che il modo di festeggiare il Natale sia cambiato nel breve arco della mia esistenza. Solo fino a vent’anni fa, prima della Seconda Guerra Mondiale, il Natale veniva festeggiato con innocenza ingenua e gioiosa, mentre oggi si sente dire ”Il Natale viene una volta all’anno come le tasse”. Mi ricordo che dalle mie parti, in ambiente cattolico e franco-canadese, il Natale era celebrato in ogni suo aspetto, un po’ quello che succede ancora oggi in Messico. (…)

Quando eravamo un po’ cresciuti era eccitante avere il permesso di rimanere alzati in piedi sino a tardi la vigilia di Natale, indossare i nostri vestiti migliori, le soprascarpe, i paraorecchie e camminare con gli adulti sopra la neve asciutta e crepitante fino alla chiesa dove le campane già suonavano. Gruppi di persone che ridono giù per la strada, le tremolanti stelle dell’inverno del  New England che si piegano sopra le cime dei tetti, fa freddo e di tanto in tanto lunghe file di ghiaccioli brillano al nostro passaggio. Già da vicino alla chiesa si sentiva distintamente il coro di apertura di Bach cantato da bambini mescolati agli adulti, diretti da un tenore che più che altro faceva venire da ridere. Ma dalla porta spalancata della chiesa usciva luce dorata mentre dentro le bambine erano tutte allineate per erompere nel gioioso canto di Natale di Händel. (…)

Dopo la messa cominciava la festa. Gruppi di amici tornavano in gruppo verso casa o verso altre case. C’erano quelli che per conto di una organizzazione di origine medioevale ancora presente nel Quebec francese e nel New England con il nome di “La Guignolée”, ora sostituita dalla Società San Vincenzo de Paoli, passavano nelle case in festa per raccogliere vestiti dismessi e cibo per i poveri, e non rifiutavano mai un bicchiere di vino rosso dolce con una ciambella e si mettevano perfino con noi a cantare in cucina. Ricordo che cantavano sempre una loro vecchia cantilena prima di andarsene. A quei tempi gli alberi di Natale erano sempre molto grandi, i regali erano piazzati tutt’intorno e venivano aperti dopo un cenno di consenso. Che gioia vedere le camicie bianche e pulite degli adulti, i loro volti arrossati, le risa, gli scherzi e l’ilarità che si diffondevano nell’aria. Nel frattempo le donne sempre attive stavano in cucina, con i grembiuli sopra i loro vestiti più belli e tiravano fuori le tortierres (pasticcio di maiale) dalla ghiacciaia. C’erano voluti giorni e giorni per preparare quelle pietanze sontuose e deliziose e che sono molto più buone se mangiate fredde piuttosto che calde. Anche mia madre preparava delle padelle immense di ragouts de boulettes (polpette di maiale con carote e patate)  che venivano servite bollenti alla folla di amici e parenti accorsi per l’occasione……Sempre dalle ghiacciaie arrivavano piatti pieni di cortons (patè della casa), appena fatto, appena messo in ghiaccio, pronto per essere spalmato sul pane croccante cotto nelle panetterie francesi della città.

Nella confusione generale di regali e spacchettamenti era sempre un piacere per me uscire nel portichetto o anche camminare per le strade all’una di notte e ascoltare il canto silenzioso del diadema stellato nel cielo, guardare le finestre rosse e verdi delle case, osservare gli alberi che sembravano ghiacciati in un gesto improvviso di devozione, e ripensare agli eventi di un altro anno passato.

Forse da allora sono state combattute troppe battaglie la vigilia di Natale – o forse mi sbaglio e i bambini del 57  aspettano ancora il Natale, nei loro piccoli cuori pieni di devozione.”