Published On: Lun, Lug 1st, 2013

Datagate: un’arma di distrazione di massa per non parlare della crisi in Europa

L’impressione che i media non consegnano all’attenzione dell’opinione pubblica europea è la seguente: il Datagate esploso a Mosca -grazie alle rivelazioni fatte da un personaggio (tipicamente) equivoco, l’ex collaboratore dei Servizi statunitensi Edward Snowden- è un’arma di distrazione di massa dalla crisi. Tonnellate di articoli e di telegiornali per sparlare degli Usa pur di non parlare di noi e dei nostri problemi.

Lo scandalo ora si incentra sulle “cimici” piazzate dalla NSA nelle ambasciate italiana, tedesca, francese e greca di Washington.

E’ corretto e normale prassi diplomatica che l’Europa protesti “vivacemente” presso gli Stati Uniti. Oggi, il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha detto alla Ashton che la ricerca delle informazioni sugli altri Paesi non è «inusuale».

In effetti sono ormai diversi giorni che i media europei non fanno altro che di parlare di questo scandalo. Molto. Troppo, se ci si pensa.

Due sono i particolari che i media non dicono agli europei:
– il primo è che ha ragione John Kerry: lo “spionaggio” diplomatico è prassi usuale, non solo tra Usa ed Europa, ma persino tra Italia e Germania, tra Francia e Germania, tra Regno Unito e Russia. Non risulta che in Europa ci sia un Servizio segreto unificato. Non a caso: la politica e l’economia non ci permettono di evitare di gettare l’occhio negli affari interni di una nazione concorrente, anche se amica. Anche i francesi ci “spiano”.

– Il secondo particolare non detto è -come si diceva- che la UE è in profonda crisi: parlare di Datagate serve a distrarre l’opinione pubblica. Negli anni ’70 un giovane sotto i 18 anni di età in Italia poteva lavorare in fabbrica. Poteva andare a pescare alla lampara per tutta la notte a bordo di barchette prive persino di giubbotti e di motori ausiliari. Chi scrive lo ha fatto, e la mattina andava al liceo…
Oggi ci si lamenta del lavoro giovanile mancante. Ma un giovane non può andare a pescare, né può fare il barista o il guardiano dopo le 22 di notte. Regole giuste, ma suicide: in Svezia le regole si basano sul buon senso e la libertà per gli individui e le loro comunità, e i giovani lavorano.

La crisi così non viene risolta, e per motivi strutturali: l’Europa è la patria di tutte le burocrazie mondiali, e ogni nostra  legge è fatta per complicare e non per semplificare.
Si pensi alle banche: tutti noi pensiamo (giustamente) che le banche abbiano goduto di enormi vantaggi, e che (al contrario delle banche americane, coreane etc.) si finanzino soltanto i progetti che non hanno bisogno di finanziamenti, mentre le idee buone, partorite per lo più da giovani o anziani capaci e innovativi, ma senza capitali, restano nel cassetto.
Ma con Basilea 3 e le recenti modifiche proposte dal Direttorio di Bruxelles quando una banca entrerà in pre-crisi, “l’Europa” (chi? e come?) potrà esigere che il rifinanziamento della banca venga fatto dai suoi creditori. La UE non si è accorta che tra i “creditori” ci sono anche i correntisti non in “rosso”. Eppure potrebbero pagare: azionisti, obbligazionisti, correntisti… e persino le altre banche che abbiano fatto un prestito interbancario, una prassi normalissima e utile finora. Il risultato quale sarà? La fine del dinamismo del mercato: nessuno più farà nulla. Orizzonte stalinista.
Per giunta si vogliono uniformare le prestazioni e rendimenti di tutti i conti correnti in Europa. Cioé si vuole imporre alla banca greca di dare al proprio correntista le stesse (vantaggiose) offerte date da una banca finlandese o inglese. Ma le banche greche possono permetterselo? La legge domina ovunque. Kafkiana, e distruttrice di ciò che essa stessa vuole salvare.

Intanto i media parlano del Datagate. E noi ci stiamo abituando a immaginare le cose e la politica in base alle bufale della stampa. Dov’è finito il pragmatismo scientifico?

Noi non siamo affatto anti-europeisti. Anzi. Ma se vogliamo evitare l’orizzonte descritto nella tabella qui sotto per il 2050, in cui le nazioni europee sono diventate il sostituto del Terzo Mondo degli anni ’70, ci vogliono dinamismo e coraggio. Non abbiamo da perdere che le nostre burocrazie.

Economia mondiale

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