Published On: Mer, Dic 7th, 2016

Delitto di Lumarzo: perizia psichiatrica per il decapitatore. Poteva fare l’infermiere?

La tendenza a considerare il crimine come una “malattia” da cui essere sempre assolti è in atto da una certa cultura foucaultiana. A noi sembra opportuno mettere i puntini del buon senso sulle indulgenze plenarie di chi vive all’ombra del proprio salotto: ci sono certamente casi in cui è la malattia mentale a essere l’agente del male e del crimine. In altre occasioni il male viene commesso per una “vocazione e inclinazione” la cui responsabilità deve ricadere sugli individui.
In altre occasioni la valutazione è più intermedia e difficile.
Nel caso dell’efferato delitto di Lumarzo, in cui l’infermiere Claudio Borgarelli l’11 ottobre ha ucciso e decapitato lo zio, la giudice Alessia Solombrino ha dovuto accogliere la richiesta di perizia psichiatrica inoltrata dall’avvocato dell’assassino.

Nelle ricostruzioni Borgarelli litigava da tempo con lo zio perché non voleva che nessuno transitasse nel sentiero che conduce a un bosco ma che transita vicino a casa sua. Dopo l’ennesimo litigio, Borgarelli avrebbe colpito lo zio con la propria pistola, e poi l’avrebbe decapitato e occultato nel bosco.

Borgarelli era stato in cura da uno psichiatra e si curava con psicofarmaci. Moltissime persone purtroppo sono state in analisi e prendono un ansiolitico. Non per questo commettono crimini. Si tratterà pertanto di capire con equilibrio e senza ideologie la reale portata dei problemi psichici dell’assassino.
Ma per noi il tema su cui discutere punta il dito direttamente sulla ASL presso la quale l’infermiere lavorava. Non è infatti possibile che proprio una ASL non sia in grado di valutare lo stato mentale di un dipendente che ha sotto le sue mani la vita stessa di molti pazienti.
Se Borgarelli è davvero malato, allora anche la ASL è malata

Ospedale san Martino, Genova

Ospedale san Martino, Genova