Published On: Ven, Mag 15th, 2020

Demopatia, la crisi delle democrazie, tra media, parassiti ed Elargitori

Nel mondo le “democrature” sembrano vincere la battaglia contro le democrazie occidentali classiche. Per giunta senza combattere, anche se mostrano ogni giorno di poterlo fare -come la Turchia in Siria e Libia, e l’Italia in Libia (anche a Cipro, dove ENI ha alzato bandiera bianca) ha ceduto il passo a russi e turchi.
Le democrature hanno “funzionato meglio” persino nel corso della pandemia covid-19. Se la catena di comando è ridotta a un leader e ai suoi cortigiani obbedienti (Putin, Erdogan…), o -in Cina- dove domina un partito unico e i suoi burocrati, privilegiati e quindi leali fino alla morte, allora le policy si applicano prima e con più intensità, perché il popolo ubbidisce tacendo, invece di dettare le proprie voglie ai poteri pubblici e privati come nella “Società signorile di massa” italiana, ora ridotta al suo ectoplasma della “Società parassita di massa” (vedi libri e articoli di Luca Ricolfi).
Tra l’altro l’Occidente ha abdicato al liberalismo basato su criteri semplici come: 1) la politica privilegia il lavoro produttivo; 2) la politica concede ai soli bisognosi la tutela e i sussidi, evitando di andare verso la Società parassitaria di massa di cui sopra (che tra l’altro schiaccia i veri bisognosi sempre più in basso).
Ma andare verso la tutela universale oggi predicata in Italia (con sfaccettature fascio-staliniste) significa andare al fallimento. Si doveva dare fiato rapidamente al lavoro produttivo, e non incentivare un indebitamento già colossale (di cui i cittadini, che ne sono i veri detentori, sono poco coscienti, grazie al lavoro dei media, che, con la politica e la grande impresa “collusa”, formano una Triade potente nel male e impotente nel bene.

Il rischio per una democrazia così malridotta è alto. La ciliegina sulla torta sarà forse un Governo di Salute Pubblica gestito dagli ennesimi portatori di ignoranza, oppure dai robespierre all’italiana, cioé dei Robespi-erre non dediti alla comunicazione del marketing, ma all’inganno politico-mediatico tout court. Oppure ci potrebbe toccare il solito Peròn completo di Isabelita. Ovviamente, i Robespi-erre non avranno bisogno di tagliare teste, perché ce le siamo già tagliate da soli.

Per soccorrere la pulsione suicida delle democrazie, può servire un testo di Luigi Di Gregorio: Demopatìa. Sintomi, diagnosi e terapie del malessere democratico, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2019, pp. 316, 18 euro. QUI una ampia recensione.
Aggiungeremo alla recensione due considerazioni.
La prima è icastica:

I media servono a distruggere la comunicazione.

E, quanto più sono deteriori, nazional-popolari, falsi, costruttori di un’opinione pubblica becera (spesso lo fanno in forma inconsapevole, perché l’ignoranza regna sovrana nel giornalismo), tanto più ottengono il favore del pubblico, col loro mix di pseudo fatti+pseudo opinioni +spettacolarizzazione.

E’ poi impossibile abbattere la società del divertimento, succedaneo moderno della ricerca della felicità.
DIVERTERE significa in latino “deviare”, andare “altrove”.
Il DIVERTIMENTO attuale è una deviazione continua, un cercare di andare altrove tramite la marea di video-game, spettacolo, notizie. Ma è un cercare la fuga da un labirinto senza uscite, muniti inoltre di un filo di Arianna fornito da carcerieri invisibili e inconsapevoli. Labirinto sono le città metropolitane e la megalopoli digitale dentro cui viviamo buona parte delle giornate.
L’Es ha vinto la guerra contro il Super-io (in Freud il Super-io è l’insieme dei divieti sociali sentiti dalla psiche come costrizione e impedimento alla soddisfazione del piacere, mentre l’Es è l’insieme caotico delle pulsioni, la volontà di ottenere il piacere a ogni costo). Ecco la sintesi pessimista di una società basata su Elargitori politici che lavorano a parole per il bene del popolo tutelato, ma nei fatti lo distruggono a forza di sussidi mance.

“(…) Di Gregorio passa in rassegna la spirale consumistica che ha inebriato il demos, con particolare attenzione al passaggio dall’uomo massa della modernità solida all’uomo-folla della modernità liquida: per quest’ultimo l’unica comunità possibile è quella del flash-mob e l’unica realtà concepibile è quella dei non-luoghi come i centri commerciali, delle griffes, del godimento.
Il problema maggiore dell’homo ludens è stato evidenziato da Neil Postman in un’analisi delle distopie di Orwell e Huxley: in Orwell la cultura diventa una prigione, mentre in Huxley diventa una farsa. Riconoscere e combattere una prigione è più o meno fattibile, ma cosa succede invece se non si odono grida d’angoscia? Chi è disposto a prendere le armi contro un oceano di divertimenti? [ecco un motivo perché la società italiana è immodificabile, irriformabile, NDR] Vi sono sì delle controindicazioni nell’attuale società del godimento, come la crescente depressione e l’assuefazione, ma attraverso qualche farmaco o la creazione di nuove dipendenze, l’homo ludens si mantiene in vita senza uscire dal circolo drogato del vivere. Questo, scrive Di Gregorio, è uno dei nodi più difficili da sciogliere.”

Monti Sibillini