Published On: Mer, Giu 18th, 2014

Depuratore e discarica: la città deve risolvere subito questi due problemi

Vi sono due modi per risolvere i problemi di un’amministrazione pubblica: cavarsela alzando i costi del welfare per i cittadini che in teoria dovrebbero beneficiare dello stesso welfare; oppure pensare a progetti seri, moderni, risolutori, ben finanziati, che si traducano in un vantaggio per la comunità in termini di ambiente e di costi.

E’ questo il nodo di tutte le politiche pubbliche in Italia oggi. L’associazione Articolo 9 e il movimento civico “Lavoro ambiente solidarietà hanno presentato questa mattina in conferenza stampa, i loro rilievi su due temi fondamentali per le infrastrutture di una comunità urbana: la discarica dei rifiuti solidi urbani e il depuratore.

DISCARICA
Dopo la decisione di chiudere la discarica comunale di Ca’ da Matta, infatti il Comune di Sestri Levante si troverà di fronte alla lotteria delle discariche a fondo perduto e a fondi perduti. In Italia non si utilizzano i termovalorizzatori che convertono i rifiuti in energia elettrica e denaro. Al momento nessun altro sistema è davvero risolutore:  anche i “Rifiuti zero” hanno un costo ambientale altissimo (in petrolio da trasporto ed energia per riconvertire la plastica etc.), maggiore di un termovalorizzatore, se non si ricicla e si consuma il prodotto riciclato in loco.

Si deve pertanto fare una grande attenzione alle scelte che si faranno.

Per Art. 9 e LAS, la chiusura della discarica non è motivata dal fatto che quest’ultima non ha più spazio per accogliere i rifiuti della città, ma è dovuta alla sua gestione. Vincenzo Gueglio e Mauro Davì, a nome delle due associazioni, e il consigliere Marco Conti (Popolo per Sestri) -anche lui presente tra i relatori- hanno fatto riferimento alla denuncia fatta da Arpal al Comune di Sestri Levante, che “anche se finita in un nulla di fatto”, evidenziava criticità e problemi “irrisolvibili”.
Ma ora i cittadini “corrono il rischio di dover pagare un prezzo doppio in bolletta”. Oltre alla manutenzione della discarica dopo la chiusura (ma i fondi per questa spesa sono già stati accantonati) si rischia di pagare cari nuovo sito di discarica RSU, e di non avere certezze. Infatti la discarica regionale di Scarpino, anche se riaprirà, è in condizioni di criticità continua, in attesa di un termovalorizzatore. Vado Ligure può andare bene per un periodo molto breve.
L’aumento della Tarsu è stato esponenziale dal 2008 a oggi. E ora si parla di 800.000 euro in un anno che graveranno sui conti di spesa corrente.

Davì, Gueglio e Conti hanno ricordato la necessità di differenziare al massimo (cosa commendevole anche se non priva di problemi, come riportato qui sopra), ma hanno riconosciuto che il problema -intanto- è “cosa fare adesso”.

L’idea preferibile sarebbe quella di “trovare accordi e soluzioni con Arpal e continuare a utilizzare la discarica di Sestri Levante”. Comunque sia, aggiungiamo noi, Ca’ da Matta può essere utilizzata per i microgassificatori che convertono gli scarti agricoli, le potature e la frazione umida in elettricità. Con tecnologia priva di combustione.

DEPURATORE
Il problema è urgente, dopo che il voto a Lavagna ha “politicamente bocciato” l’idea di fare il depuratore di tutto il Tigullio orientale sulla Colmatina sul porto di Lavagna, con possibili conseguenze sull’equilibrio idrogeologico alla foce del fiume Entella, dove ci sono due porti “Quello di Lavagna -ricorda l’architetto Davì- fu approvato il giorno prima del varo di una legge che vietava la costruzione di porti alla foce di un fiume”.
“Il maggior problema del trasporto dei reflui fognari dalla val Petronio e dalla val Gromolo fino a Lavagna sono le stazioni di pompaggio: in caso di rottura di una di queste la fogna va direttamente in mare…” Inoltre “Ci vuole un depuratore per ogni bacino idrogeologico, anche perché in questo modo si può riciclare l’acqua depurata e utilizzarla per irrigare parchi e campagne”.
Pertanto, anche se il progetto IREN di Lavagna potrebbe ancora essere riesumato, con l’intervento e la mediazione di politici di rango col sindaco Sanguineti (che senza depuratore resterebbe privo di lavori compensativi per il fronte mare), è necessario pensare a un “Piano B”.
Si può fare riferimento ad alcuni dei siti scelti a Sestri da IREN nel suo progetto preventivo, che precedette quello comprensoriale di Lavagna. I relatori hanno comunque osservato l’anomalia di IREN, che opera in termini di monopolio di mercato.
I siti migliori a Sestri Levante sarebbero la Ramaia, che è del Comune ma che ha anche un progetto edilizio. Idem per la zona della Fattoria (progetto per 35 villette). L’area di Pescina resta priva di progetti alternativi di utilizzo.
I costi di due depuratori al posto di uno comprensoriale sarebbero leggermente maggiori per la manutenzione, ma inferiori per i costi di realizzazione. Inoltre, la UE richiede che il costo del depuratore non sia inferiore a quello delle infrastrutture. Nel caso del depuratore comprensoriale di Lavagna, si tratterebbe di un progetto da 80 milioni, di cui 50 di infrastrutture.

I promotori della conferenza stampa organizzeranno a settembre o in ottobre un incontro pubblico su questi temi.

Depuratori
DEPURATORE AREA PESCINA

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