Published On: Gio, Lug 14th, 2016

Depuratore “obbligatorio” a Chiavari: per Chella il consigliere di Città Metropolitana Pignone è uno sfrontato che non tiene conto della democrazia

Di seguito un comunicato di Mario Chella sul tema del depuratore comprensoriale del Tigullio sulla Colmata di Chiavari:

DEPURATORE, PERCHE’ TANTA SFRONTATEZZA ?
Depuratore unico, la rotta non cambia e resta a Chiavari”.  E’ tanta l’improntitudine del Consigliere delegato della Città Metropolitana Enrico Pignone che ha pronunciato queste parole. Dimostra, tra l’altro, di non conoscere il significato della parola “democrazia” dal momento che si mette sotto i piedi la volontà dei 17 Comuni del Tigullio (su 28) che, in rappresentanza della stragrande maggioranza della popolazione, hanno votato contro il depuratore unico.  Cosa c’è dietro a tanta ostinazione ?

Il Sindaco Metropolitano Doria, nell’assemblea dell’ATO, solennemente afferma: “ricordo a tutti quanti che nel mese di marzo 2015 esisteva una sola ipotesi, quella della colmata alla foce dell’Entella  vicino al porto di Lavagna. Tale ipotesi è risultata non più praticabile. Ma già prima, siccome nessuno all’interno della Città Metropolitana, ha il paraocchi, sono state presentate ed esaminate anche altre scelte.”  Povero Sindaco Doria, di quale paraocchi si è dotato (o lo hanno dotato) da non vedere un precedente studio di IREN relativo alla localizzazione del depuratore unico che, oltre alla “colmatina” di Lavagna aveva previsto soltanto altre due possibilità: le località Pescina e Ramaia in quel di Sestri Levante.

Il Vice sindaco metropolitano, nonché Sindaco di Sestri Levante, Valentina Ghio, che il paraocchi di certo non ha, ha votato anch’essa come Doria, a favore del depuratore unico sulla colmata di Chiavari.

Intendiamoci bene:  neanche i siti Pescina e Ramaia devono essere utilizzati per il depuratore unico del Tigullio orientale.  Infatti se non è accettabile una condotta di liquami non depurati da Sestri a Chiavari, non è neppure accettabile il viceversa.  Ciò per due inconfutabili motivi:

1) per i rischi che comporta all’economia turistica dell’intero Tigullio una condotta a mare di liquami non depurati, del diametro di quasi un metro e lunga circa 8 chilometri, lungo una costa soggetta a fortissime mareggiate;

2) Per i costi,  non solo di realizzazione della condotta stessa  ma anche per i costi di realizzazione,  di esercizio e di manutenzione delle 7 stazioni di sollevamento  necessarie per il trasporto dei liquami.E’ stato dimostrato nello studio di Industria e Ambiente S.r.l., commissionato dalla stessa Città Metropolitana, che tali costi, da soli,  superano quelli di realizzazione del depuratore della Val Petronio (15,5 milioni di euro contro 13,12).

E’ chiaro che l’unica soluzione razionale ed accettabile resta  quella dei depuratori di vallata e che la soluzione del depuratore unico appare  dettata da convenienze, aspettative e motivi del tutto diversi e contrari a quelli del pubblico interesse.

E’ bene, dunque,  fare chiarezza così come hanno chiesto con un argomentato esposto alla Magistratura, le categorie economiche e numerose Associazioni culturali del Tigullio.
no depuratore unico

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