Published On: Ven, Nov 8th, 2019

Di Battista se ne va nell’Iran. Finiamola con la dittatura partitocratica

L’Iran è una nazione sventurata, colpita da sanzioni internazionali, in guerra (fredda?) coi sauditi, in crisi economica, con una popolazione repressa duramente e afflitta da una teocrazia piena di dittatori e dittatorelli, ayatollah e piccoli truffatori della credulità popolare.
Poteva mancare a questa nazione 1 dei 10 3umviri 5stellati?
Abbandonati i lidi del chavismo sudamericano, Di Battista è passato a studiare i lidi dello schiavismo komeinista. E come paga questa interminata vacanza permanente? Sembra sia diventato direttore di una collana editoriale della editrice Fazi. Sembra che abbia combattuto l’abbraccio mortifero Pd-5S e che, sconfitto, abbia iniziato i suoi rabbiosi giorni dell’Iran.

Càpita, che si passi da
Umberto Eco a
Di Battista, da
Pasolini a Travaglio, da
Dante a Salvini e Zingaretti
(ma Dante qualche inclinazione populista ce l’aveva già…).

Ormai Di Battista fa lo scrittore, ed è uno dei quasi 60 milioni di alfieri di uno Stato che sia il dominus su una gleba sempre più decerebrata. Ma questo non lo dicono gli ipocritamente corretti, che pensano il contrario di ciò che dicono e dicono il contrario di ciò che pensano.

Di Battista ha preannunciato un libro sui fatti di Bibbiano e ha lanciato un appello a nuovi talenti (!) e autori interessati a scrivere di geopolitica, FMI e blockchain.

Conoscendo le linee guida del dibattismo, c’è da preoccuparsi: gli italioti vogliono le nazionalizzazioni mentre si dicono contro il nazionalismo, chiedono più “potere al popolo” mentre si godono e votano la più vasta dittatura partitocratica del pianeta: stalin e mussolini almeno erano monopartitici… c’era spazio per pensarla diversamente (in silenzio), mentre oggi c’è un sistema cultural-politico che -spaccato in cento parti e perennemente in lite con parole da guerra civile- si traduce in pratica in un monolite di pensiero unico dai risultati miserabili, esecrato da tutti ma votato da tutti. Di Battista direttore editoriale troverà sicuramente talenti “nuovi” che la penseranno in maniera diversa
Ecco come mai la cultura e l’editoria sono morte, così come la politica e l’economia. Se è così, Di Battista fa bene a cavalcare la iena trionfante…
Perché, diciamolo pure, Di Battista non è peggiore di tanti altri predicatori da bar, poveri o no e micro haters di professione, o di tanti altri politici che si credono intellettuali profondi e luminosi.
Il problema non è il M5S, che è alla fine del suo ciclo, ma tutto il resto.