Published On: Gio, Nov 24th, 2016

Discorso di Piero Calamandrei (Padre costituente) alla Camera su riforma costituzionale (1946)

Nel quadro del dibattito sulla riforma e il referendum costituzionale, a titolo informativo (ché l’informazione non è solo la notizia spicciola, ma soprattutto le idee e i dati) inseriamo questo discorso del Padre costituente Piero Calamandrei, uno dei migliori politici della storia italiana, Padre della Costituzione e uno dei fondatori del Partito d’Azione. Questo discorso “profetico” alla Camera dei Deputati è del settembre 1946.

“A chi dice che la repubblica presidenziale presenta il pericolo delle dittature, ricorda che in Italia si è veduta sorgere una dittatura non da un regime a tipo presidenziale, ma da un regime a tipo parlamentare, anzi parlamentaristico, in cui si era verificato proprio il fenomeno della pluralità dei partiti e della impossibilità di avere un governo appoggiato ad una maggioranza solida che gli permettesse di governare.
Quindi il problema è questo: come si fa a far funzionare una democrazia che non possa contare sul sistema dei due partiti che, in Italia, in questo momento non esiste e che ancora per qualche tempo non esisterà, ma che deve invece funzionare sfruttando o attenuando gli inconvenienti di quella pluralità dei partiti la quale non può governare altro che attraverso un governo di coalizione?
Cioè: qual’è la forma dello Stato che meglio serve, a far funzionare un governo di coalizione, impedendo quelle, crisi a ripetizione che sono la rovina della democrazia, quella rovina che, se non fosse evitata, ricondurrebbe inevitabilmente, a più o meno lontana scadenza, ad una dittatura? LE DITTATURE SORGONO NON DAI GOVERNI CHE GOVERNANO E DURANO, MA DALLA IMPOSSIBILITA’ DI GOVERNARE DEI GOVERNI DEMOCRATICI [riferimenti alla caduta dei governi di Giolitti e all’avvento del fascismo, ndr]. Premesso questo, quelle cautele pratiche che sono state suggerite da vari colleghi per garantire che nella repubblica parlamentare si abbia stabilità di governo, sono veramente efficaci a questo scopo? È stato detto che bisognerà regolare la mozione di sfiducia, renderla difficile. Ma le crisi nei governi di coalizione avvengono indipendentemente dai voti di sfiducia: così oggi stesso in tutti i giornali si leggono allarmi dì crisi, indipendentemente da qualsiasi voto di sfiducia. È il governo di coalizione che non ha coesione, che si frantuma. Quindi è inutile emettere disposizioni che regolino e rendano difficile il voto di sfiducia, quando il pericolo è proprio nella scarsa solidità dei governi di coalizione.
D’altra parte, gli sembra poco efficace anche la cautela da altri suggerita di far annunziare dal Capo del Governo un programma di lavoro, la cui approvazione assicuri, automaticamente al Ministero una certa durata. E’ stato qui autorevolmente e lealmente spiegato come questa cautela sia assai illusoria e come, nonostante questa cautela, si possa arrivare ad una crisi il giorno dopo in cui il messaggio ha conseguito la maggioranza.
In conclusione: si può trovare un mezzo pratico più efficace di quelli proposti? Tutti sanno che questo è un momento in cui in Italia ogni Governo, per potere esplicare un opera efficace, deve avere la sicurezza di poter lavorare tranquillamente su un piano da svolgersi non con provvedimenti alla giornata, ma in un periodo di tre, quattro o cinque anni.
Quindi è un problema che sorge proprio dalla tragica situazione italiana, dalla necessità di piani la cui realizzazione sia resa possibile dalla stabilità del governo. E allora, vi sono dei mezzi più efficaci di quelli proposti, per garantire questa stabilità? Non è tanto questione di nome: repubblica presidenziale o parlamentare. Ammesso pure che anche in repubblica parlamentare il Presidente, cioè il Capo dello Stato, debba essere al disopra dei partiti, nominato non come corifeo di un programma politico, ma come organo equilibratore che sta al disopra dei partiti, l’essenziale è che non il Capo dello Stato, ma il Capo del Governo abbia la sicurezza di poter governare. V’è modo di dare questa sicurezza? Se questo modo non esiste, comunque si voti, alla fine, sull’ordine del giorno, rimarrà in tutti un senso di imbarazzo e di delusione: si saranno votate delle formule, ma non si sarà trovato il modo di contribuire efficacemente a risolvere la situazione italiana.
In queste condizioni, se altri mezzi più efficaci non vengono suggeriti, egli rimane attaccato alla repubblica presidenziale. In questa, poiché il Presidente, per riuscire eletto, deve conseguire la metà dei voti, è necessario che si formi una coalizione, uno schieramento di due gruppi di partiti; e poiché l’elezione avviene su un programma del Presidente, è più facile che su questo programma si formi una coalizione che abbia probabilità di essere più stabile di quella illusoria che si può invece attendere dai sistemi proposti da chi dà la preferenza alla repubblica parlamentare.
Per queste ragioni voterà contro l’ordine del giorno del collega Patricolo.”

NOTA
Verbale dell’intervento del costituente prof. Piero Calamandrei, settembre 1946, quando, dopo una relazione del prof. Costantino Mortati e vari interventi a seguito, cominciò a profilarsi che si andava verso un sistema parlamentare bicamerale nel quale l’esecutivo aveva pochi margini di autonomia.
Calamandrei vuole superare il fascismo nei fatti, e non solo con le parole.  e mostra una volontà di realizzare un governo alieno da ogni condivisione dei poteri e degli agi, ma responsabile in toto delle sue azioni (in democrazia ciò significa licenziabile con le elezioni) proprio perché reso capace di governare, come nei Paesi a democrazia compiuta, cosa che -ahinoi- ancora non siamo, 70 anni dopo le parole di Calamandrei.

Piero Calamandrei

Piero Calamandrei