Published On: Lun, Set 25th, 2017

Duemila chiavaresi visitano la colonia Fara. La cultura resiste a iPhone e tv

L’ex colonia marina Fara di Chiavari, che per lunghi decenni è stata in rovina e degrado continuo, prima di essere privatizzata e così poter tornare al suo splendore architettonico senza costi per i contribuenti, è stata visitata da oltre 2000 chiavaresi in occasione di un’apertura con visita guidata nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio 2017. Oltre a ricordare lo splendido panorama che si vede dall’alto dell’edificio, vale forse aggiungere una piccola considerazione:  i pochi (ma c’è anche la presidente della Camera Boldrini) che vorrebbero cancellare le testimonianze di un passato certamente odioso e nefasto, dovrebbero capire che bruciare libri e distruggere monumenti è parte delle dittature e non delle democrazie. Certamente gli odiosi “monumenti al duce” andavano abbattuti. Ma abbattere la colonia Fara o i palazzi dell’Eur o piazza della Vittoria a Genova, che tra l’altro è stata lo scenario per molti capolavori del grande Giorgio de Chirico sarebbe un’idiozia. Ed è demenziale anche solo proporlo. Infatti, la democrazia che ha vinto (grazie agli angloamericani) sul nazifascismo NON LO HA FATTO nemmeno nel 1945. Gli ideologues dovrebbero quindi abbattere i troppi orrori architettonici che ci sono in Italia, invece di trasformare in politica anche il panino che si mangia…

Veniamo al lieto evento: i visitatori sono saliti al primo livello, che sarà riservato a un hotel, e al livello degli appartamenti. La visita è stata curata dal Comune di Chiavari e dalla Soprintendenza della Liguria (ente a volte straordinariamente utile, altre misterioso, e a volte anti culturale (vedi il divieto di abbattere il rudere di sant’Anna a Sestri Levante, che ostruisce il traffico e non ha alcun valore né storico né architettonico).
Fondamentale la disponibilità della Edil Lido Fara SRL, e del progettista Enrico Pinna.

La vicesindaca Stanig ha dichiarata la propria soddisfazione per l’alta affluenza di pubblico, in coda per visitare un edificio degli anni Trenta, che fu sede di una colonia marina per i bambini della pianura padana. Segno che tra i cittadini c’è ancora il virus della cultura e del sapere, in barba agli iPhones e alla teledipendenza.