Published On: Mar, Feb 26th, 2019

E-voluzione donna. I periodici femminili dalla carta stampata al web

Sabato 2 marzo alle ore 15.30 a Sestri Levante, presso la Sala Bo – Palazzo Fascie, si terrà l’evento “E-VOLUZIONE DONNA. I PERIODICI FEMMINILI DALLA CARTA AL WEB”, promosso dall’Associazione Camelot in collaborazione con A.P.S. Città Visibile e organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Liguria in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. L’incontro è accreditato come corso di formazione professionale per giornalisti e ha il patrocinio del Comune di Sestri Levante.

Parteciperanno: FILIPPO PAGANINI, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Liguria; ALESSANDRO GALIMBERTI, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia; FEDERICA BOSCO, Giornalista freelance; PAOLA RIZZI, Caporedattrice del quotidiano free press METRO; ORESTE PIVETTA, Giornalista, scrittore. Condurrà GEGIA CELOTTI, Commissione Pari Opportunità dell’OdG Lombardia.

e-voluzione Donna. I periodici femminili dalla carta al web”, è il titolo del primo libro della collana “I libri dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia”, curato da Gegia Celotti e Oreste Pivetta, che parla della storia e del mercato – nel presente e nel futuro – dei periodici femminili, con un’analisi sul rapporto tra i giornalisti e le nuove figure di influencer e blogger.

Venti gli autori (tutti giornalisti) che hanno collaborato con i curatori del libro, molti gli interventi di esperti del settore e interviste a direttrici del presente e del passato. Tra i contributi anche una ricerca del sociologo Enrico Finzi.

«Circoscrivere l’analisi dentro un genere, le donne, e un prodotto – i femminili – ha impegnato gli autori collettivi di questa opera e i loro interlocutori a sondare le ragioni di un successo che dura ininterrottamente ormai da più di 80 anni e che neppure l’invasione destrutturante del web pare mettere in discussione più di tanto» scrive Alessandro Galimberti nel suo editoriale di presentazione del libro.

La resistenza virtuosa dei periodici femminili ai tempi del web non deve però fuorviare nell’analisi di ciò che davvero non funziona più nell’economia digitale e che, inevitabilmente, sta provocando un effetto domino su contesti, comunità e modelli economici per i quali negli ultimi due secoli si era faticosamente costruito un sistema di civiltà, se non proprio di democrazia compiuta.

«Gli editori attraverso i giornalisti producono informazione che però» denuncia Galimberti «non è (quasi) più venduta sul mercato ma invece totalmente “aspirata” gratis da motori di ricerca, dai social media e dalla lunghissima manomorta del web. Con un doppio, incredibile danno: non soltanto mancati incassi da mancate vendite (sostituite dall’appropriazione abusiva digitale), ma anche l’ulteriore beffa che la pubblicità legata a quel prodotto giornalistico – un tempo secondo pilastro del sistema – oggi è quasi totalmente arata dagli over-the-top digitali che, grazie alla profilazione di ogni singolo utente del web, riescono anche a targettizzarla “su misura” per il consumatore».

«All’inizio erano le fotomodelle, non ancora Top Model. “Belle e impossibili”, vere icone scelte da stilisti e direttori di giornali per esaltare un prodotto, l’alta moda, e uno stile nascente, quello del Made in Italy» scrive Gegia Celotti nella sua prefazione. «Esaltavano una moda elitaria che poche potevano permettersi e che, quasi tutte, avremmo voluto indossare. Poi, per farci felici, arriva il prêt-à-porter, praticamente la Lampada di Aladino. Abiti sempre firmati da grandi stilisti ma a prezzi più accessibili. E in seguito al prêt-à-porter si aggiunge il fast fashion, grandi catene che offrono il molto trendy a piccoli prezzi. A questi cambiamenti, sui giornali, dovevano corrispondere donne più normali con le quali poterci confrontare, magari morbidamente mediterranee, insomma vere. Si passa così dalle icone alle persone. La moda diventa più democratica e i giornali cambiano prospettiva. Intanto non sono più diretti solo da uomini, ma arriva una nuova generazione di direttrici, giovani, preparate, che possono capire meglio le esigenze e i problemi delle proprie lettrici e che vogliono dialogare con loro parlando non solo di sogni ma anche della vita. Le battaglie sociali, la parità salariale, la lotta alla violenza e alle molestie, la conciliazione tra donne e uomini per il tempo dedicato alla cura familiare e all’accudimento di anziani e bambini, alle incombenze burocratiche e la difficoltà per mantenere uno spazio per i propri interessi, il cinema, la lettura, le amiche. Il diritto di vivere e contare. Insomma possiamo dire che i settimanali femminili di oggi sono diventati più inclusivi e che proprio per questo, nella media dell’editoria, resistono meglio di altri giornali all’erosione delle vendite in edicola».