Pubblicato il: lun, Giu 26th, 2017

Elezioni comunali 2017: analisi. Effetto Trump, servono idee e leader

Il centrodestra ha vinto le amministrative 2017 grazie alla crisi economica prolungata e alla crisi migratoria. Il Pd ha sbagliato in queste settimane a insistere sulle questioni migratorie, e non mi esprimo nel merito, ma nella forma: i leader politici della sinistra devono tener conto della realtà, “senza confondere -come scriveva Friedrich Nietzsche- la speranza con la verità“. Anzi: “Speranza con la verità”.
Ovvero: Renzi & Co. si rendano conto che nelle strade e nelle sedi sociali di tutta Italia (le associazioni degli anziani, i centri culturali, i circoli dove si gioca a carte, i bar, le fermate di bus o metrò…), gli (ex?) elettori di sinistra – e parlo della base, non dell’élite…- dicono in gran parte le stesse cose degli elettori della Lega, sugli immigrati e non solo.
Secondo dato ineludibile: a Sesto San Giovanni, Genova e La Spezia, come a Pistoia e L’Aquila ha vinto il centrodestra: i poveri e diseredati, come i lavoratori a stipendio ma “border line” (quelli del “abbiamo cibo fino alla terza settimana del mese, e poi tiriamo la cinghia”) votano centrodestra. Effetto Trump.
E contro l’effetto Trump e la bomba migratoria non serve parlar male di Trump e parlare bene dell’immigrazione. Servono idee per creare lavoro e cambiare rotta, in una nazione in cui la burocrazia è a livelli stellari: nel 2016 la regolamentazione di un settore (la produzione del vino) che produce 14,5 miliardi annui di PIL (5,5 di export) era affidata a oltre 4000 pagine tra leggi e regolamentazioni. La Commissione Agricoltura della Camera ridusse le 4000 pagine a una sola legge con 90 articoli in tutto. Opera meritoria che andrebbe replicata in ogni dove.
Quindi, si tratta di cambiare le pratiche e (poi) le parole d’ordine, se si vuole dare al Paese una parvenza di modernità: meno burocrazia, meno partitocrazia, meno tasse, e anche meno gesuitismo, che va bene solo dentro il Vaticano. Sui voucher il Pd non può avere più opinioni di tutti gli altri partiti del mondo. Se sono utilizzati quasi ovunque, si vedano le soluzioni migliori e si applichino quelle. Così per tutto.
..E, per cortesia, un minimo di liberalismo, l’unica cultura politica che concilia etica, democrazia e crescita economica, a meno che non si creda ancora alla favola del denaro che piove dal cielo.. Il liberalismo, che l’Italia non ha mai avuto, tranne nella finestra degli anni ’50 del presidente Einaudi, anni -forse non a caso- di grande crescita. Eliminando riforme finte e regalie corporative le cose possono migliorare, con soluzioni volte a migliorare lo sviluppo economico (senza il quale non ci sono nemmeno cultura, Sanità etc., la qual cosa o viene capita, oppure l’Italia è finita). Si tratta di capire se si vuole fare come RyanAir oppure come Alitalia, come nelle nazioni dove si cresce e dove si applica il liberalismo vero (=libertà ai cittadini e non ai partiti e ai loro parassiti corporativi e monopolisti), oppure come nella Grecia o come –sic– …in Italia. Per la sinistra, il modello è quello lib-lab, per altri vi sono altri modelli, ma in ogni caso si deve chiudere la pagina Novecentesca della politica, e andare in una direzione nuova e più autenticamente liberatrice delle energie delle persone.
Chi farà questo semplice ma decisivo salto, otterrà il Governo nei prossimi anni. Ripeto: chiunque sia il soggetto politico. Ogni altra opzione è tempo perso.

Poi c’è lo stallo della legge elettorale. Comunque sia, sembra che non ci siano soluzioni che diano la maggioranza sicura a uno schieramento o a un altro. Tanto più col proporzionale. Inoltre, tutti gli schieramenti sono divisi all’interno (incluso M5S). Quindi? Se aspettiamo un Macron italiano, rischiamo di ritrovarci in coda per decine di anni… Nel frattempo, cerchiamo almeno di organizzare un minimo di cultura politica.