Published On: Lun, Mar 31st, 2014

Elezioni: consigli ai candidati. Un articolo utile e commendevole

Da anni ci occupiamo (invano) di public policy. Non possiamo più permetterci di fare politica in maniera dilettantesca e “volonterosa” (nella migliore ipotesi). Negli USA, le politiche pubbliche sono una scienza formale da 50 anni, con corsi universitari appositi. Da noi Renzi sta facendo una durissima battaglia contro gli incapaciocrati e gli scempiati che comandano da decenni e secoli.
Anche in questa tornata elettorale vediamo imbarazzanti ipotesi/progetti/programmi elettorali.

Per questo motivo condividiamo in toto un articolo apparso sulla Gazzetta di Santa, che riportiamo in parte.

“Mancano due mesi alle elezioni e sappiamo che alcuni “volenterosi” si candidano a risolvere i problemi di Santa.
Che cosa accomuna persone che hanno già ricoperto la carica di sindaco, altri che hanno un passato come consiglieri comunali, alcuni completamente digiuni di esperienza amministrativa?
In passato avevamo ipotizzato alcune “molle”: interesse, ambizione, altruismo. Ogni elettore è libero di attribuire a ogni candidato un ragionevole mix dei tre ingredienti: tutto sommato il compito che attende il sindaco è comunque gravoso, ancor più oggi che la diminuzione dei residenti e la cancellazione delle province riduce le risorse e aggrava gli impegni.
In questo contesto sarebbe lecito attendersi dai candidati qualcosa di più della semplice “buona volontà” e delle “dichiarazioni di intenti”.
Proseguendo in una tradizione sammargheritese, non ci risulta che qualche candidato abbia conoscenza di che cosa sia un “progetto”: molti lo confondono con un “sogno”, nella migliore delle ipotesi vestito di belle parole.
Nei prossimi giorni compariranno liste di sogni contrabbandati come programmi elettorali, dove chi “la spara” più grossa cerca di raggiungere “la pancia”, non la testa dell’elettore.
Il percorso dal sogno al progetto richiede un riferimento alla realtà e al contesto in cui si opera, troppo complesso per alcuni candidati.
Il sogno è la prima tappa del percorso, in cui si dà per scontato di essere onnipotenti: un’intuizione più o meno definita, possibilmente condivisa con i cittadini.
Quando vengono operate delle scelte e si mettono a fuoco obiettivi e particolari, si arriva a un’ipotesi di lavoro su varie attività: l’idea.
Le attività devono poi essere confrontate tra loro e occorre assegnare a ciascuna di esse delle priorità, sapendo che non si può fare tutto insieme.
Ne deriva una tempificazione che chiama in ballo le risorse ed i costi, ovviamente identificando possibili finanziamenti, le responsabilità e le eventuali criticità.
Solo a questo punto possiamo parlare di progetto, qualcosa di credibile da indicare nel programma elettorale: un piano d’azione dettagliato e motivato che descrive come si intende agire per attuare l’idea: gli inglesi lo chiamano business plan….”
SEGUE su Gazzetta di Parma

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