Published On: Mer, Mag 22nd, 2019

Elezioni europee 2019: Per chi votare? Articolo per una scelta ragionata

In Italia puntualmente diamo la colpa di tutto a qualcuno: al sindaco, al governo, all’Europa…
Basta che qualcuno prometta la settimana dalle sette domeniche, e sùbito lo si eleva agli altari, salvo poi iniziare a inveire contro di lui e ricominciare daccapo col primo Babbeus ex machina.

Ciò avviene perché i potenti non hanno bisogno del voto elettorale ma del vuoto politico dei cittadini…
Un vuoto che è amato da moltissima gente, perché in questo modo, i “furbi” possono navigare indisturbati nelle 250.000 leggi nazionali. Ma non siamo poi così furbi, tant’è che nel 2020 saremo ultimi al mondo per crescita del PIL, con lo Yemen !!).
E poi c’è il “popolo“, che in Italia sceglie di inveire contro la cattiva politica, pur di potere insieme coglierne le elargizioni, e pur di potere nello stesso tempo insultare quella “élite” che ha concesso pensioni anticipate, e piccoli e grandi monopoli alle aziende più amiche.
Non a caso abbiamo uno dei debito pubblici più elevati al mondo, mentre la ricchezza “privata” italiana è superiore a quella della stessa Germania.
Bel paradosso, no?

Mentre noi abbiamo voluto e accettato supini la Cassa del Mezzogiorno, un’infamia durata decenni (tanto pagava lo “Stato”), i tedeschi, quando hanno ripreso il controllo della ex colonia russa chiamata Germania “democratica“, hanno lavorato gratis alcuni anni, creando le basi per il recupero di quell’economia dissestata da 44 anni di dittatura.
E invece a noi ci dicono di criticare l’Europa. Davvero vogliamo continuare a foderarci gli occhi di prosciutto, accusando Bruxelles e non Roma?
Il nemico ce l’abbiamo in casa: decine di anni di malgoverno (escluso il periodo gestito da veri liberaldemocratici come il presidente Einaudi, quando l’Italia arrivava al +7% annuo). Tutti i governi hanno avuto la stessa incultura economico-politica, la stessa che ci ha portato al crollo del potere d’acquisto di famiglie e imprese. Mai abbiamo provato a cambiare davvero, noi elettori. Siamo responsabili anche noi, del dissesto, “grazie” al nostro voto.
Dobbiamo quindi cambiare -e di corsa-, fare come si fa nel resto d’Europa. Chi è onesto e dotato di cultura e coscienza deve pensare ai figli. Chi è giovane deve pensare al proprio futuro.

Come dice lo Jankélevitch: “Il diavolo era forte solo grazie alla nostra debolezza. Sia ora debole grazie alla nostra forza“. Che non è la forza rivoltosa dei Masaniello, ma quella della crescita del sapere, della consapevolezza di essere responsabili di ciò che accade, della capacità di creare libertà e sviluppo in una cornice etica.

Invece di proseguire con le ricette che ci hanno immiserito, o di non votare (una resa ai paleosauri e ai cattivi amministratori), dobbiamo votare chi propone di cambiare davvero:
1- per una cultura economica non più basata sui biberon dei partiti (8000 aziende municipalizzate, tutte o quasi in passivo), ma sulla libera impresa in mano ai cittadini e non alla politica e ai monopoli;
2 – per sconfiggere la cultura dell’illegalità, del crimine, del piacere facile e artificiale, la droga al posto dell’amicizia, l’inazione al posto della voglia di riscatto e di migliorare le cose per tutti e non solo per se stessi…
3 – per la capacità di fare, senza arrendersi alla galera della burocrazia.

CHI SCEGLIERE, COSA PREFERIRE, CHI VOTARE?

  1. Seguire le caratteristiche migliori dell’Europa: invece di 250.000 leggi, poche leggi ma buone (corsi universitari specializzati per i politici esistono nei Paesi anglosassoni da 60 anni, da noi c’è poco o nulla, per imparare cosa sono e come si creano le politiche pubbliche).
  2. No al partitismo, ma anche no ai parassiti. Creare posti di lavoro produttivo, gli unici sicuri e garantiti.
  3. una cultura della responsabilità individuale, e non dell’indulgenza da comprare col voto, in stile papato rinascimentale.
  4. Nessuna mangiatoia a pioggia né a Sud a né a Nord.
  5. Nessun premio alle aziende monopoliste e amiche della politica dirigista.
  6. Una società aperta, insieme tollerante e rigorosa nell’applicazione ugualitaria delle leggi, contro una società provinciale, chiusa e ignorante.

In base a questi criteri, voteremo una lista che vada in Europa non per distruggere ma per costruire (e ricostruire sulle macerie, in Italia). Non con “politici” ma con autentici “rappresentanti del popolo”.
Voteremo senza affidarci mani e piedi a un nuovo salvatore della Patria.
Tra tutte le opzioni possibili, l’unico gruppo che in Europa ha dato la direzione giusta e le soluzioni migliori è quello liberaldemocratico. Liberaldemocrazia vuol dire affidare autenticamente il potere alla cittadinanza, e consegnare l’amministrazione a politici onesti, competenti, aperti.
In Italia l’unico gruppo votabile da tutti (laici ma anche credenti) è +Europa, il cui candidato in Liguria è Lorenzo Tosa.
Noi lo voteremo. Se non lo voterete, se siete giunti fino a queste righe, sapete cosa vi ritroverete sulla schiena: il carico dell’incompetenza, del mal fare e del malaffare. Il carico che in Liguria ci sta facendo capire che per fare un’infrastruttura pubblica servono decenni di chiacchiere.
I depuratori del Tigullio centro-orientale, per esempio. Se ne parla da 5 anni e più. Una settimana fa una riunione tra sindaci e Città metropolitana. La prossima riunione è prevista a inizio 2020… Chissà quando saranno realizzati. Questa è la realtà, questi sono i tempi…
Scegliamo di andare controcorrente. Per non restare indietro. Per non farci guidare verso un precipizio.
Dobbiamo imparare a correre, tutti insieme. Facciamolo, domenica 26.

Stop alle parole: lavoriamo per fare cose giuste e utili.