Published On: Gio, Mar 30th, 2017

Emergenza ‘Ndrangheta nel Tigullio: sequestri a Lavagna, Cicagna e Napoli

I carabinieri della compagnia di Sestri Levante hanno eseguito un sequestro preventivo di beni mobili e immobili, società e conti correnti per 100 mila euro. Colpito l’imprenditore Carmelo Griffo, con altre persone che sarebbero dei prestanome. Una trentina di carabinieri sono stati impiegati per eseguire i sequestri nel Tigullio, a Lavagna e Cicagna, e anche in un quartiere di Napoli, San Pietro a Patierno.

L’accusa è intestazione fittizia di beni e minacce. Griffo ha l’obbligo di residenza a Chiavari, dove risiede.L’imprenditore è ritenuto contiguo alle famiglie di Catanzaro legate alla ‘ndrangheta.

Quattordici anni ricostruiti
Griffo era già stato colpito da un analogo provvedimento della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) nel 2014. In quell’occasione gli erano stati sequestrati beni immobili per oltre 2 milioni.
Griffo (61 anni) è originario di Cerva (CZ), immigrato a Chiavari già nel 1994.

L’inchiesta del 2014 era legata all’omicidio del 2000 a Petronà (CZ), di Alberto Carpino, ritenuto esponente di primo piano della cosca “Tratraculo”. Griffo si adoperò per fare arrivare a Chiavari il fratello dell’uomo, ucciso in un regolamento di conti tra le cosche.
 A Chiavari -nel 2000-, fu sequestrata una sacca al cui interno era riposto un fucile semiautomatico. Fu l’occasione per fermare e incarcerare alcuni uomini legati alla faida nata in Calabria.
Nel 2001 altri due affiliati della cosca  furono arrestati a Lavagna, perché erano in possesso (l’Italia del “divieto delle armi” ha una criminalità armatissima) di un Kalashnikov e delle relative munizioni. In seguito Grippo e Dopo pochi giorni, in seguito a un mandato del Tribunale di Chiavari, Griffo fu arrestato con Francesco Carpino perché avevano due pistole all’interno del night club “Las Vegas” di Cavi di Lavagna, di proprietà dello stesso Griffo. Condanna conseguente nel 2009: 7 anni di carcere.

Griffo, nel 2014, fu protagonista di un altro rocambolesco e “geniale” raggiro ai danni della stessa DIA. Infatti riuscì ad eludere i sequestri disposti, grazie a un paio di prestanome e all’intervento di un “compiacente” direttore di una filiale di Banca Intesa. Rientrò così in possesso dei suoi beni e -anzi- ne incrementò il valore, prima di essere scoperto.
Tra i sequestri del 2014: tre appartamenti di via Cuneo a San Colombano Certenoli (val Fontanabuona), conti correnti bancari e il 50% della proprietà di un’azienda edile di Lavagna.

La domanda che sorge spontanea è: -Ma con tutte queste vicende, come mai la questione ‘ndrangheta a Lavagna e nel Tigullio è venuta a galla solo ora?
Prima forse si davano solo notizie, senza commento, senza nemmeno fact checking, mentre ora c’è chi fa dei commenti, c’è chi dice che -se le mafie sono dinamiche e attive- le nostre comunità sono state troppo addormentate e inattive. Forse per paura. Il coraggio, se uno non c’e l’ha, non se lo può dare, come don Abbondio per il Manzoni.
Ma ora parliamo di decine di migliaia di persone che si sono ritrovate, e che capiscono che è arrivata l’ora di avere coraggio, prima che sia troppo tardi.