Published On: Gio, Dic 14th, 2017

Entella, bomba pronta ad esplodere. Paura a ogni allerta, ma nessuno fa nulla

Pubblichiamo questo comunicato di Umberto Righi sul rischio idrogeologico a Chiavari. Un’analisi condivisibile e ripetuta ormai da anni da diversi soggetti, tra silenzi e dileggi:

 Si alza sempre con più forza la voce di protesta degli abitanti che vivono nelle case lungo le sponde del fiume Entella, preoccupati, e con ragione, ad ogni Allerta Meteo, o ad ogni piena del fiume. Momenti, ore, giorni e notti di vero terrore, per l’incolumità della famiglia e dei propri figli, o di perdere nuovamente tutti i beni come accaduto nel 2014, constatando purtroppo che nulla è stato fatto per mettere in sicurezza il fiume, anche se i problemi sono stati in più riprese e più volte ripetuti agli amministratori del territorio, o raccolti in campagna elettorale, con conseguenti promesse rimaste tali e mai eseguite.

QUALI SONO I PROBLEMI CHE RENDONO “PERICOLOSO” IL FIUME ENTELLA?

Partiamo con il precisare che le abitazioni costruite sulla piana alluvionale dell’Entella sono diverse migliaia, considerando i centri abitati lato Chiavari, di Ri Basso e Caperana, mentre dal lato Lavagna vanno aggiunte le case lato fiume di S. Salvatore di Cogorno e della stessa Lavagna tra via Moggia e via Fieschi. Ma non scordiamoci sempre a Chiavari, le strade come via Piacenza, via Magenta e via Entella, che diventano un condotto alluvionale e scolmatore per l’acqua di piena dell’Entella portandola in centro città come avvenuto nel 2014. Qualcuno sostiene che Chiavari rimane protetta dal terrapieno di Viale Kasman, per cui l’esondazione della pista ciclabile resta contenuta anche se superiore al metro. Ma ci si dimentica di un fattore oggi divenuto determinante, ossia il livellamento del letto del fiume stimato 0 (zero), ossia piatto da Ponte Maddalena alla Foce in mare, causa l’ingente deposito di sedimenti ghiaiosi che ha saturato per metri l’intero alveo, nella totalità dell’estensione, scaturendo una escursione di livello tra stato di “magra” e livello di “piena” di poco superiore ai 150 centimetri. Un polmone di accumulo, già di per sé esiguo ed insufficiente per contenere l’onda di piena del fiume (stimata dal sensore idrometrico di Panesi in oltre 4 metri 11/12/2014), aggravata ulteriormente da una vera e propria “diga” presso la foce in mare, creata dal mare, o meglio dall’azione delle onde con forti mareggiate, che innalzano tale barriera di molti metri rispetto al letto del fiume. Una “barriera” che da misurazioni e grafici, risulta più alta del livello di scorrimento del fiume presso il Ponte Maddalena, creando di fatto un lago di acqua ferma, lungo più di un chilometro, ed una massa di attrito e di ostacolo, che genera in caso di piena la fuori uscita dagli argini e l’esondazione dei campi a monte del Ponte Maddalena, allagando con acqua e fango scantinati, garage e pianterreno delle case (altezza 180 cm nel 2014), con il rischio (quasi certo) di veder ogni volta “correre” l’acqua lungo via Piacenza e via Entella, strade ben più basse dei campi ove è straripato il fiume. Stessa cosa succede a Lavagna e S. Salvatore di Cogorno, almeno per le case costruite tra il fiume ed il vialone, con conseguente allagamento di garage e magazzini, ecc.

QUALI LE SOLUZIONI?

Assolutamente URGENTE, togliere totalmente l’accumulo sabbioso della foce, usando scavatori da terra e pontoni con idrovore dal mare. Ma tale asportazione non è sufficiente per dare scorrimento al fiume, occorre un DRAGAGGIO dell’intera FOCE tra il ponte ferrovia ed il mare, spingendosi anche oltre, in quanto la profondità esigua (stimata in poco più di 1 metro) per un centinaio di metri in mare, genera alla prima mareggiata un nuovo accumulo sabbioso, chiudendo la bocca come avviene oggi. Ma il DRAGAGGIO si sollecita anche nel tratto tra il ponte Libertà e il ponte Ferrovia per almeno 1 metro di profondità al disotto dell’attuale letto, come nel tratto tra il Ponte Libertà e il Ponte Maddalena. Tali tratti sono oggi totalmente insabbiati, e i depositi tendono a posizionarsi al centro fiume (formando una schiena d’asino) generando in caso di piene una EROSIONE delle sponde ed il cedimento dei muretti (come avvenuto nel 2014 sia a Chiavari, sia a Lavagna. Ricordando che nel lato di Lavagna, sotto la ciclabile corre il condotto fognario che porta i liquami al depuratore in porto.

CHI OSTACOLA IL DRAGAGGIO? – AUTORIZZAZIONI, FINANZIAMENTI o VINCOLI AMBIENTALI

Ogni progetto in Italia si ferma o si rallenta per il burocrate, la mancanza di soldi, e i vincoli ambientali, per cui anche in questo caso ci si “ripara” dietro a problematiche burocratiche, costi non gestibili, o addirittura vincoli ambientali. Certamente dragare un fiume, non è di sicuro una cosa semplice, specie se questo ricade in un SIC, ma spesso si assiste alla presentazione (e autorizzazione) di progetti di forte impatto ambientale, articolati, decisamente costosi, e non del tutto risolutivi, ma inspiegabilmente appoggiati da vari Enti.

Perché non risolutivi, faccio un semplice esempio: abbiamo un canale che corre quasi in piano, e tende in pochi anni ad insabbiarsi, tracimando alle prime piogge; da un lato il bordo è più alto, per cui si è pensato di alzare anche l’altro, portando a pari; dopo qualche anno si assiste ad una nuova tracimazione, per un aggravamento dell’accumulo di deposito; in pratica il canale è pieno all’orlo di sabbia e l’acqua non ha più spazio per scorrere. L’unica soluzione togliere il deposito ghiaioso.

Stessa cosa succederebbe all’Entella, nel tempo la sabbia a forza di accumularsi in alveo arriverà a  lambire il bordo della pista ciclabile…
Per cui la soluzione per la messa in sicurezza del fiume Entella è una sola, DRAGARE con criterio magari a lotti, ma dragare e con urgenza.
Mi rendo disponibile per qualsiasi approfondimento con i Sindaci locali e Assessori Regionali.

Umberto Righi – Referente Provinciale – Gestione Acque interne Levante