Published On: Lun, Mag 27th, 2013

Eritrea, quasi peggio della Corea del Nord: dittatura e fame

L’Eritrea è stata parte dei primissimi territori italiani in Africa, come concessione territoriale a partire dal 1879, ancora prima che come colonia. Era una concessione territoriale anche quella che oggi è una delle più importanti città cinesi, Tianjin (Tanchino), una cui parte era “italiana”, e dove oggi si può vedere il bel quartiere italiano con museo annesso.

In Eritrea, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, vi è stata l’annessione all’Etiopia, che oggi è uno degli Stati più importanti dell’Africa.
L’Eritrea però ha avviato una guerriglia per la secessione dall’Etiopia fin dagli anni ’50.  La guerriglia eritrea era sostenuta dall’Unione Sovietica, mentre gli USA aiutarono Addis Abeba a mantenere l’unità territoriale. L’indipendenza dell’Eritrea viene però raggiunta quando l’Unione Sovietica non esisteva più, nel 1993. Nel 1991 i ribelli eritrei avevano aiutato i ribelli etiopi a rovesciare il regime di Mengistu Hailemariam. Nel 1993, col placet dell’ONU, il Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea (FPLE), comandato da Issayas Afeworki, va al potere.

Ma il conflitto prosegue, legato ai diritti di sfruttamento delle miniere, dei porti eritrei e dei confini tra i due Stati. La guerra scoppia nel 1998 e dura due anni, facendo 100.000 vittime.

Nel corso della guerra, si accentua la dittatura di Afeworki. Nel 2001, l’università de l’Asmara è chiusa, e gli studenti sono inviati in campi di concentramento. La stampa privata è vietata e i giornalisti vengono incarcerati in massa. La comunità internazionale, così sollecita a parole e così incapace in concreto, nel caso delle persecuzione in Eritrea del 2001 non parla nemmeno: tutto è concentrato sulla guerra al Terrore e sull’eccidio delle torri del World Trade Center.

L’Italia dorme più di tutti, anche se è la nazione che ha mantenuto con l’Eritrea molti legami culturali e demografici (ancora oggi la nostra comunità in Eritrea è forte, come è forte la presenza di emigrati eritrei in Italia, segnatamente a Roma).
Intanto a l’Asmara il parlamento eritreo è occupato soltanto dal partito di Afeworki, il FPJD. I giovani studenti sono arruolati a forza nell’esercito e le minoranze religiose sono perseguitate (l’Eritrea è divisa a metà tra sunniti islamici e cristiani copti, cattolici e protestanti, ma vi sono anche minoranze animiste). Le milizie del regime pattugliano le strade e i Kalashnikov del potere dettano legge.

Sempre nel silenzio generale, nel gennaio 2013 c’è stato un tentativo di rivolta da parte dell’esercito, fallito. Al tentativo è seguita un’onda di arresti e nuove repressioni. Secondo Amnesty International in Eritrea circa 10.000 prigionieri politici sono detenuti in condizioni “di crudeltà inimmaginabili“.

Poi c’è la fame, la carestia endemica e perenne. Gli abitanti hanno il razionamento di cibo e acqua, e i giovani cercano di fuggire, prima verso il Sudan e l’Etiopia, poi verso l’Italia. 

Asmara, Eritrea

Asmara, Eritrea

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