Published On: Mar, Ago 30th, 2016

Erzelli, vicenda sconfortante per Genova: 250 milioni di debito con Carige, aziende in fuga. La città ha perso 75.000 posti di lavoro ma ha speso centinaia di milioni in mega opere edili

Genova è al palo, e i nodi vengono a galla. Scrive l’urbanista Francesco Gastaldi (genovese docente presso l’Università di Venezia): “Da 15 anni ci raccontano che il futuro di Genova è a Erzelli, ieri l’onorevole Basso del PD in un’intervista sembra aver preso le distanze dal progetto (dopo che il tema è stato un suo cavallo di battaglia per 10 anni). Il PD, partito dell’onorevole Basso, cosa ne pensa?
Secondo Gastaldi “Erzelli era problematica all’inizio, sotto diversi punti di vista. Dopo la prima fase, sono stati commessi errori fondamentali“.

Chi ci siano stati errori lo dimostrano i numeri.

Un anno fa, nel settembre 2015, la Genova High Tech (Ght), che ha avviato e gestito tutta l’operazione a partire dal 2003, ha firmato con Banca Carige (una delle banche italiane più esposte) un accordo per la ristrutturazione del debito nei confronti dell’istituto bancario. Il debito di GHT con Carige è di 250 milioni (Sole 24 Ore, 2015). L’accordo è stato siglato grazie a un’intesa tra l’università di Genova, la Regione Liguria e il Comune di Genova, che prevedeva il trasferimento agli Erzelli della facoltà di Ingegneria (Scuola Politecnica), al cui costo hanno contribuito la presidenza del Consiglio e il ministero dell’Università e della ricerca scientifica.

Ricostruire la vicenda Erzelli è altamente complesso ma è anche un esempio per comprendere quale sia il dna malato che blocca, soffoca e fa arretrare un’intera nazione.

Cronostoria
2003. Il migliore affare lo fa il gruppo Spinelli (l’ex presidente del Genova), quando vende a Castellano, presidente di GHT, la collina degli Erzelli, allora un deposito di container, con 420.000 mq. a disposizione. Genova High Technology era costituita da 34 tra imprenditori e manager. Ai tempi le previsioni erano le seguenti: 250 aziende hi tech ospitate, oltre 5000 persone impiegate, investimenti di 350 milioni di euro e ultimazione dei lavori entro il 2009 (!).
Spinelli vendette la collina per 35 milioni, dopo che l’aveva pagata 4 milioni di euro (8 miliardi di lire) nel 1998.
2003.  GHT aveva soci come banca Intesa San Paolo, Aurora costruzioni, Euromilano (che ora ha tra i soci Intesa San paolo, Unipol, Brioschi…). Le società formano poi la Leonardo technology spa che ha il 67% del capitale. Quote minori a Coop Liguria, Prometeo srl di Rasero e altre aziende.

2006-7 Accordi di pianificazione con Regione, Provincia e Comune di Genova.
Arrivano 130 milioni di finanziamenti pubblici.
Il progetto prevede aree per aziende hi tech di 200.000 mq. Un parco urbano da 200.000 mq (poi ridotto per dare più spazio alle costruzioni, il che provoca la rinuncia dell’architetto Renzo Piano.

2008-2013 Ericsson (con Esaote una delle aziende coinvolte dall’inizio) prende i finanziamenti ma poi va in crisi. Ericsson prenota 30.000 mq su 10 piani di uffici e laboratori nel 2008).
Esaote vende le aree dove aveva sede il suo stabilimento alle Coop grande distribuzione, dopo il cambio di destinazione d’uso.

2012 Arresti per corruzione agli Erzelli, nati per iniziativa della stessa GHT. Fermati per tangenti alcuni dirigenti di Aurora costruzioni. La mafia calabrese viene sfiorata da una parte delle successive inchieste.
2014. L’Ateneo offre 8 milioni di euro per acquisire le aree di Erzelli per la scuola Politecnica (90.000 mq di superficie).
2014. il capitale di Leonardo technology è formato da Nuova Erzelli srl (25%), Intesa San Paolo e Gruppo Rasero. Capitale sociale 50 milioni.2014 Bloccata la cordata genovese del costruttore Davide Viziano, Leonardo Spa resta sempre più in mani milanesi con gli ex Unilever Loli e Rasero. Nel cda c’è anche Predeval presidente della Sogemi, società partecipata del Comune di Milano, che gestisce i mercati ortofrutta e ittico milanesi.

2016 Ingegneria andrà a Erzelli, ma è un “sì” molto condizionato e condizionale. Il prezzo è largamente inferiore al preventivato, ma l’operazione serve soprattutto a dare senso a quanto costruito.
Ericsson licenzia 147 dipendenti genovesi su un totale di 385 esuberi in tutta Italia. La multinazionale è in crisi.

Lei è favorevole o contrario?
Nel corso degli anni si sono espressi a favore di Erzelli (come riporta la pagina Wikipedia) tra gli altri: “Federico Rampini (giornalista di Repubblica), Marco Doria (sindaco di Genova), Raffaella Paita (ex assessore Regione Liguria), Claudio Burlando (ex presidente Regione Liguria), Giovanni Toti (presidente Regione Liguria), oltre ai dirigenti di Confindustria Genova e ovviamente ai titolari di Genova High Tech.
Tra i contrari al progetto Antonio Gozzi (presidente di Assoacciai e Virtus Entella), il quale nel 2016 ha dato il via a un suo progetto di incubatore di aziende, Wylab, che ha sede a Chiavari.

Il pastrocchio Genova
Il peccato originale: in Liguria il vecchio assetto politico ha puntato solo sull’edilizia, con progetti faraonici privi di progetto aziendale. L’edilizia, fino alla Grande Crisi, ha fatto arrivare un fiume di denaro pubblico. Per gli Erzelli sono stati mossi non meno di 500 milioni: la sola esposizione debitoria verso Carige, che è congelata solo perché rischia di dare un colpo fatale alla banca ligure, è di 250 milioni. I finanziamenti pubblici hanno toccato quota 130 milioni. Poi ci sono gli investimenti privati, i costi di realizzazione…
Immaginare che l’edilizia potesse sostituire l’industria (e la stessa post industria hi-tech, che ha avuto successo col modello privato e di piccole dimensioni in Emilia e Veneto), è il secondo peccato originale commesso dal link privato-pubblico ligure. Ma se il profitto sta tutto nell’edificare, allora il progetto economico di ciò che si costruisce è solo un’idea senza business.

L’idea contenuta nel progetto Genova High Technology era legata alla I.T., un modello di gestione dati e realizzazione software in cui molti erano i chiamati e molti gli eletti… ma negli anni ’80 e ’90. Con la globalizzazione, i servizi informatici sono stati delocalizzati in aree a tassazione ridotta e costo del lavoro non da Basso Impero: i Big Data e le Multinazionali sono andate in India, Irlanda, Romania e –in Italia- a Milano, dove c’è ancora qualche big player… Il software poi si fa in California oppure ovunque (non servono mega strutture o una città o degli uffici mostruosi, se non si sta in Silicon Valley).
Quanto agli incubatori di aziende, in Brasile esistono da 25 anni, come a Nizza, e ora che il modello è già cambiato ovunque, in Italia dove lo si applica per ogni ricostruzione di aree ex industriali (il modello Bagnoli è un chiarissimo esempio di bradisismo imprenditoriale e politico, degno della vicina Pozzuoli).
I tempi di realizzazione biblici dell’Italia hanno fatto il resto: una business idea dopo 13 anni diventa un’idea senza business e fuori dall’evoluzione tecnologica e geopolitica.
In Turchia l’italiana Astaldi ha realizzato il terzo ponte sul Bosforo in tre anni. A Genova si parla di Gronda dagli anni ’80, e gli Erzelli sembrano la fabbrica di San Pietro: non se ne può nemmeno parlare, per non far crollare banche, politici, imprenditori. Di ogni colore e in gran numero.

La mancanza di cultura d’impresa, prodotta dal matrimonio politica-affari (illiberale come tutto il modello economico italiano) ha prodotto il deserto. Nel resto della Liguria, almeno, c’è il turismo. A Genova è fallita anche l’idea di metterla in concorrenza turistica con la Riviera e con città d’arte come Firenze o Venezia. Non servivano dei Precognitivi alla Philip Dick per capire che era un’idea balzana, che regge in parte solo grazie a strutture private come l’Acquario.

E arriviamo al “mostro Iit”, l’Istituto Italiano di Tecnologia, che ha un modello meno antistorico degli Erzelli, ma che rischia di trasferirsi armi e bagagli a Milano, nelle aree ex Expo 2015.
Così ora Genova spera nella Raggi, sindaca di Roma, che non volendo le Olimpiadi potrebbe farle riassegnare (tra molti anni, però) a Milano. Le Olimpiadi milanesi occuperebbero anche le aree Expo lasciando così Iit a Genova.

Iit è un mostro bicefalo: da un lato ha una buona missione aziendale; ha ottenuto alcuni risultati positivi; ha attirato teste pensanti e giovani ricercatori.
Ma ha il solito peccato originale: è una struttura a costo pubblico, senza obbligo di reddito.
Per dirla in soldoni: lo Stato italiano versa 100 milioni all’anno di finanziamenti a Iit.
Troppi per una nazione in crisi di liquidità.

Agli Erzelli resta il trasferimento della scuola del Politecnico, che –ne siamo sicuri- innescherà nel futuro un tornado edilizio ad Albaro, quartiere residenziale di alto pregio. Gli edifici che ospitano Ingegneria entreranno in un nuovo giro di ricostruzione/parcellizzazione e vendita con lucro privato e spesa pubblica? (N.B. In Italia il “lucro privato” non equivale a “lucro dei cittadini” come avviene in nazioni meno fascio-bismarckiane-borboniche, ma significa “lucro dei più furbi”).

Per concludere si dovrà ricorrere all’unica egemonia cui è bene sottostare: quella dei numeri e della scienza.
– Genova ha perso 70.000 posti di lavoro in meno in 25 anni.
– in città vi sono 43.000 neet (giovani che non studiano e non lavorano).
– Genova ha perso 200.000 abitanti in 40 anni, tornando ai livelli del dopo 1929. La Liguria è l’unica regione del nord con demografia negativa.
– Le opere pubbliche in infrastrutture avanzano a passo di cimice: terzo valico, ferrovie a binario unico, la Gronda. Il porto e l’aeroporto, poi…

A Genova serve una rivoluzione copernicana, ad alto contenuto tecnologico.

Rendering progetto Erzelli

Rendering progetto Erzelli

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