Published On: gio, Set 13th, 2018

Ex Fiat di Termini Imerese, una storia di Cassa disintegrazione e mala economia

Ho letto per caso un vecchio numero di Panorama, in cui si scriveva della situazione nella ex fabbrica FIAT di Termini Imerese. Era il 2015, tre anni fa, e la Blutec srl, aveva già rilevato la fabbrica con l’intenzione di costruirvi “auto elettriche”.
Vi erano 700 operai in cassa integrazione, altri 200 erano stati licenziati.
Nei primi anni di apertura della fabbrica Fiat (1977), a Termini vi erano 1500 operai, saliti poi a 3200 nei “ruggenti” anni ’80.
Nel 1993 arrivò la crisi. In breve gli operai scesero a 1900 persone. Sempre nel 1993 cominciò la Cassa integrazione (…!). Nel 2002 furono licenziati 200 lavoratori e la forza lavoro scese a 1500 dipendenti.
Fiat uscì anche formalmente da Termini Imerese nel 2011 (lo confermò Marchionne). La fabbrica era improduttiva. Continuò la Cassa integrazione.

Nel 2015 arrivò la torinese BluTec srl, con un progetto legato a batterie per auto elettriche e alla produzione di un modello di auto elettrica o ibrida.
I lavoratori erano scesi a 700, dopo incentivi all’esodo dati da Stato e Regione Sicilia. Il progetto Blutec portò al rientro al lavoro di 90 dei cassintegrati, per manutenere, ripristinare e cominciare a preparare gli impianti. Gli altri restavano in cassa integrazione.
Lo Stato, tramite Invitalia (una struttura elefantiaca e dannata, secondo la mia esperienza), avrebbe dovuto finanziare la ripartenza degli impianti.
Il che è esattamente il modello di economia sovietico-fascista: il lavoro e il mercato non sono legati alla produttività, a un progetto con/vincente, alla capacità di imporsi sul mercato per qualità e prezzo, ma sono imposti dalla politica, a prescindere dalla redditività, e togliendo al “popolo sovrano” il diritto e la libertà di lavorare (con garanzie di futuro) e fare impresa, libera ed eticamente decente.
Invece il modello iper statalista in Italia ha la quasi totalità di credenti, inclusi i grillini, ultimi arrivati.
MA i cattivi risultati di quella scelta (voluta e predicata da tutte le culture politiche italiane) sono evidente ovunque in questa nazione di Non Illuminati, come dovrebbe confermare la storia della cassa integrazione della ex Fiat di Termini Imerese. Non conveniva chiudere, licenziare, e invece di buttare via i soldi dalla finestra, incentivare progetti imprenditoriali seri, magari aiutandoli con la detassazione nel territorio, e con la bonifica della grande e piccola criminalità, anche politica.
E’ questo il solo modo per dare un reale futuro ai lavoratori di Termini Imerese e a quelli di tutta l’Italia (gli sprechi fanno male a tutti!): favorire il lavoro produttivo, senza ostacolare il profitto, ma ostacolando e distruggendo il monopolio del triangolo (mala)imprenditoria-(mala)politica-malavita. Davvero si vuole migliorare la nazione proseguendo coi metodi degli anni ’80?
I risultati si vedono… No, non si vedono, se tutti si sono autoaccecati, se tutti sono cannibali e autofagi allo stesso tempo. Se gli addetti ai lavori pensano che Schumpeter sia un corridore di Formula Uno, e non già il migliore economista del ‘900.
Se il fascista (ma non si sa), affamapopolo e dittatoriale Hugo Chavez (foto) fu abbracciato nel Parlamento italiano da Bertinotti…
E INTANTO?
E intanto Invitalia ad aprile ha chiesto indietro i 20 milioni già dati a Blutec srl, lamentando che questi non erano stati tutti investiti. Intanto le commesse non sono arrivate (erano politiche? Davvero Poste Italiane abbisogna di 7000 motocicli elettrici a 3 ruote? Non ha già troppe auto e moto per i suoi postini?). Intanto 400 milioni sono stati dilapidati per la Cassa Integrazione.
E ALLA FINE?
A luglio 2018 la situazione era questa:
– Si riparla dei 7000 motorini elettrici per le Poste;
– Invitalia e Blutec sono addivenuti a un compromesso a tarallucci e vino.
– I grillini faranno di tutto per garantire gli ammortizzatori sociali. Tutto proseguirà come prima. Siamo nel 2018. La Cassa integrazione a Termini è iniziata nel 1993. Nel 2011 la Fiat ha chiuso la produzione. Nessuno l’ha ancora fatta ripartire. Il futuro per gli operai di Termini è oscuro.

Hugo Chávez