Published On: Mer, Lug 17th, 2013

Fine del diritto allo studio? Intervista all’assessore Sergio Rossetti

Col colpevole e assordante silenzio dei media, lo Stato ha tagliato (già con la spending review) i fondi di aiuto per le famiglie in difficoltà economiche che hanno dei figli a scuola. Il welfare scolastico è morto (a parte i costi enormi per mantenere una scuola da riformare almeno in parte sul modello anglosassone, per darle un minimo di vita e lucore). Vedere questo nostro articolo.

Da un lato si sentono uragani di parole sui “ggiovani” e la necessità di trovar loro un lavoro. Dall’altro lato, gli stessi “ggiovani” non possono lavorare perché non c’è lavoro; perché la iperlegiferazione e la megaburocrazia bloccano di fatto le assunzioni di giovani al di sotto dei 18 anni (per esempio dopo le 22 possono andare in discoteca a ballare  ma non possono lavorare nella stessa discoteca o in un bar di famiglia o fare gli speedy pizza, mentre in tutta Europa lavorano dai 14 anni in su).

Adesso per giunta finirà anche il pochissimo aiuto che perveniva alle famiglie dal nostro “poderoso” quanto scadente “welfare“. Per esempio una famiglia ligure con 12.000 euro certificati ISEE e con due figli alle scuole superiori, per i quali la sua spesa scolastica annuale (solo di bus e libri) era di circa 1000 euro, il rimborso totale era sceso a 100 euro (variazioni a seconda dei Comuni ai quali afferivano i rimborsi dello Stato via Regioni). Una miseria alla quale oggi si è aggiunto il nulla.

Abbiamo sentito l’assessore Sergio Rossetti (Regione Liguria, responsabile delle Risorse finanziarie e controlli, patrimonio e ammistrazione generale, istruzione, formazione, università).

Assessore, è vero che già quest’anno non ci saranno fondi per il diritto allo studio?
Nel 2012 lo Stato ha sospeso questo tipo di finanziamento. Lo scorso anno abbiamo speso ciò che era stato stanziato nel 2011. Ecco perché i Comuni non si sono informati sui Bandi o “servizi integrativi sostenuti da trasferimenti statali”, o non hanno capito qual era la situazione reale. Ma se non c’è stata sufficiente comunicazione facciamo ammenda anche noi in Regione…

A questo punto qual è la situazione?
I contributi non riguardavano l’interezza dei costi, che erano condivisi e gravano soprattutto sulle grandi città e sull’Entroterra (dove le distanze producono costi maggiori per il trasporto scolastico). A Genova ogni giorno 24.000 bambini o ragazzini mangiano alle mense scolastiche, con un costo di 20 milioni annui, cui la Regione contribuisce con 500.000 euro di trasferimento.

I Comuni potranno integrare il mancato trasferimento?
Il calcolo è difficile, perché ci sono comuni più ricchi, altri con entrate da IMU più elevate e quindi con più fondi di cassa. Il rischio è che il costo degli studi ricada interamente sulle famiglie. Peccato, perché abbiamo invece ottenuto di avere di nuovo il 100% delle Borse universitarie.

Certo che per le famiglie in difficoltà, più che l’università servirebbero aiuti per le primarie, le medie e i licei…
Sono d’accordo. Uno dei problemi che stanno dietro questi tremendi buchi neri è costituito dal federalismo abortito, o mancato, o incompiuto. Sono equivoci che bloccano le competenze, l’acquisizione di fondi, la redistribuzione di sussidi. Per questo motivo manterremo i bandi aperti e convocheremo l’ANCI sul tema del diritto allo studio. E’ un aspetto troppo importante per fare finta di nulla e lasciare che il sistema della P.A. vada alla deriva, e le famiglie in crisi totale.

sergio rossetti

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